Atina, Presentati i risultati delle nuove indagini sulla domus romana
E’ il tratto delle mura poligonali in località Spianata San Marco, del cui intervento di valorizzazione in atto in queste settimane si è parlato ieri in conferenza stampa, cui hanno preso parte alcuni rappresentati dell’amministrazione e, tra gli altri, anche Giovanna Rita Bellini e il direttore del museo civico Massimo Lauria. «Le attività in corso – ha spiegato la responsabile di zona della Soprintendenza -, che si configurano come primo stralcio del più ampio progetto di valorizzazione dei circuiti difensivi di Atina, sono incentrate su un tratto emblematico delle mura poligonali (già riqualificate nel ’93) inglobato nelle strutture di una ricca domus tardo repubblicana, individuata e purtroppo parzialmente distrutta nei lavori di sterro eseguiti nel 1886 per l’apertura della Strada Provinciale “Sferracavallo”.
Il tratto di mura poligonali e le sovrastanti strutture della domus testimoniano una stratificazione storica particolarmente significativa per comprendere le trasformazioni della città sannita nel periodo dell’espansione di Roma e delle successive guerre sostenute dagli Italici per ottenere la cittadinanza romana, fino al rifiorire della città ormai romanizzata nel I secolo a.C.». L’intervento in corso è stato progettato da Giovanna Rita Bellini e da Angelo Maisto della stessa Soprintendenza. I lavori, diretti per il comune dall’arch. Silvano Tanzilli e per la Soprintendenza da Bellini con la collaborazione dell’assistente Vincenzo Chiappini, eseguiti dalla soc. Cominio srl e condotti sul campo da Lauria, hanno portato alla rimozione di un insediamento artigianale che incombeva sul complesso archeologico, ed alla parziale liberazione delle murature da un potente interro recente stratificatosi nel secolo scorso a causa di un improprio utilizzo del sito come accumulo di materiale edilizio proveniente da edifici distrutti dai terremoti e dalla guerra.
La prosecuzione delle attività prevede il restauro delle strutture ed una sistemazione per favorire una immediata fruizione del complesso.
I reperti recuperati, relativi agli apparati decorativi della domus, in particolare numerosi frammenti d’intonaco parietale dipinto dai caratteristici colori ancora accesi, rappresentano una inaspettata possibilità di incrementare l’offerta culturale del locale Museo Archeologico.
Ma soprattutto la rimessa in luce di altre testimonianze di strutture in opera poligonale anch’esse inglobate nella domus e finora nascoste dal terrapieno detritico riapre da un punto di vista scientifico lo studio e la conoscenza dei circuiti difensivi atinati, mentre stimola da un punto di vista operativo la necessità di un più ampio intervento. L’auspicio, così come palesato anche in sede di conferenza, è che possa arrivare un ulteriore finanziamento onde consentire la prosecuzione dei lavori volti alla valorizzazione del circuito poligonale, in prospettiva più ampia, di rilancio dell’intero indotto.
Roberta Puglies
Quotidiano La Provincia – martedì 01 giugno 2010
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