Pericolo valanghe nell’Appennino Centrale.
Nell’Appennino Centrale molti itinerari per lo sci alpinismo sono, a torto, ritenuti “sicuri”, perché hanno presentato, in passato, scarsa attività valanghiva o perché non sono circolate le informazioni riguardo alle valanghe effettivamente distaccate e, quindi, non vengono affrontati con la dovuta prudenza. È il caso della catena della Meta – Metuccia, primo bastione meridionale dei grandi massicci dell’appennino centrale, con diverse cime al di sopra dei 2000 m.
Proprio in occasione della ripresa delle attività di rilievo dei dati nivologici nella giornata di domenica 14 febbraio 2010, sono stati osservati diversi eventi valanghivi in aree attraversate da sciatori escursionisti ed alpinisti. Le valanghe si sono distaccate nelle vicinanze del “campo rilevamento neve Cicogna”, situato nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (in prossimità della località sciistica di Prato di Mezzo, in provincia di Frosinone), dove, per il terzo anno consecutivo, EIM e “Sapienza Università di Roma” stanno monitorando le caratteristiche del manto nevoso e, più in generale, la suscettibilità del territorio a generare valanghe nel gruppo meridionale della Catena della Meta (2242 m. s.l.m.).
Domenica scorsa, due sci-alpinisti, tagliando un versante settentrionale esposto a Nord, hanno innescato una valanga a lastroni (Vedi foto 2) di modeste dimensioni. Uno di essi è stato travolto parzialmente e, fortunatamente, è uscito illeso. La valanga superficiale ha interessato i primi 25-30 cm del manto nevoso con un fronte di circa 50 m.
In concomitanza, nel corso dei rilievi presso il “campo rilevamento neve Cicogna”, sono stati osservati strati “deboli” formati da particelle frammentate e sfaccettate, alternati e sovrapposti a croste lenticolari di fusione e rigelo, precedentemente brinati. In particolare, presso il campo rilevamento neve, lo strato superficiale risultava costituito per uno spessore di circa 20 cm, da particelle frammentate sotto forma di “lastrone soffice” e, al di sotto, era presente uno “strato debole” di cristalli sfaccettati per uno spessore di circa 5 cm, come è facilmente osservabile nel profilo del manto nevoso. In tali condizioni, come risultava anche dai bollettini meteo-nivologici del Servizio Meteomont*, che riportavano un grado di pericolo marcato (grado 3), risultavano suscettibili al distacco anche per debole sovraccarico (1 sciatore) sia i versanti in ombra o esposti a nord (per pendenze critiche comprese tra circa 30° e 45°) sia quelli a Sud (nelle ore più calde della giornata): i primi a causa della presenza di “strati deboli” legati ad un gradiente termico elevato e, quindi, ad un metamorfismo costruttivo più “spinto” e capace di innescare (per rottura negli strati deboli a causa del sovraccarico) valanghe a lastroni; nei secondi, perché soggetti a valanghe per debole coesione legate alla presenza di acqua liquida nella parte più superficiale dovuta all’insolazione e/o all’esposizione meridionale del versante. Entrambe le valanghe sono state osservate, tra sabato e domenica, lungo i versanti della medesima vallecola, in quello meridionale per neve a debole coesione (in occasione di una mattinata di tempo molto bello – foto 1), e l’unica a lastroni, su quello settentrionale, che ha coinvolto i due sci-alpinisti nella giornata di domenica, caratterizzata da tempo nuvoloso con scarsa visibilità.
* Si riportano il grado e la tendenza del pericolo pubblicati del bollettino Meteomont (Settore GRANDI MASSICCI APPENNINICI E APPENNINO ABRUZZESE) del 12 e del 15 febbraio 2010.
12 febbraio: Il grado del pericolo è in generale “MARCATO 3″ in quanto il distacco è possibile con un debole sovraccarico (il passaggio anche di un solo sciatore) sopratutto sui pendii ripidi ove la neve fresca ventata ha creato strati di neve a debole coesione di circa 15 cm. o superiore non ancora ben consolidata con gli strati sottostanti. Possibili singoli e medi scaricamenti di neve a debole coesione o a lastroni di superficie; non si escludono grandi valanghe. Scende a “MODERATO” al di sotto dei 1200 mslm dove il distacco è possibile con un forte sovraccarico sui pendii ripidi. Tendenza del pericolo: STAZIONARIO.
15 febbraio: Il grado del pericolo è in generale “MARCATO 3″ in quanto il distacco è possibile con un debole sovraccarico (il passaggio anche di un solo sciatore) sopratutto sui pendii ripidi in ombra e/o settentrionali ove la neve fresca ventata ha creato strati di neve a debole coesione di circa 20 cm. o superiore non ancora ben consolidata con gli strati sottostanti. Possibili singoli e medi scaricamenti di neve a debole coesione o a lastroni di superficie. Scende a “MODERATO” al di sotto dei 1400 mslm dove il distacco è possibile con un forte sovraccarico sui pendii ripidi. Tendenza del pericolo: IN DIMINUZIONE.

Stralcio topografico dell’area in studio con indicate le valanghe e i punti di presa delle foto (base topografica: CTR 10:000 sovrapposto all’Ortofoto del 2008)

Foto n. 2 - di Tiziano Caira Valanga di neve a lastroni (domenica 14/2/10): è evidenziato il taglio verticale, legato al distacco del lastrone
In conclusione, quando nei bollettini o, anche, nelle raccomandazioni del “Diario settimanale della neve” (pubblicato sul sito dell’EIM) si raccomanda la prudenza e di limitare le escursioni a soli itinerari sicuri ed esenti da pericoli oggettivi, bisogna accertarsi che la sicurezza non sia garantita dal “sentito dire” e non si basi su false certezze, ma sia, sempre, il frutto di una conoscenza diretta (a tavolino sulla carta topografica, sui bollettini e sulla documentazione disponibile) e di una valutazione personale (che implica una notevole esperienza). Oltre a ciò, in condizioni di scarsa visibilità, nella conca a debole pendenza e di origine glaciale ai piedi della Meta e della Metuccia diventa veramente problematico orientarsi e rientrare verso Prato di mezzo. Quando non si riscontrano condizioni almeno accettabili per l’escursione programmata, bisogna limitarsi (anche rinunciando all’aspettativa della vetta) a un itinerario più protetto, ad esempio nel bosco o in zone non caratterizzate da ripidi versanti soprastanti, e quando le condizioni sono palesemente “critiche” bisogna dedicarsi ad esercitazioni con ARTVA nel fondovalle o ad altre attività non pericolose.
L’articolo è di dott. geol Tiziano Caira

Lascia un commento »
Trackback | RSS 2.0
-
1. pg1976 - 1 marzo 2010 - 22:51
-
Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,bisogna disciplinare le persone ad affrontare la montagna con più serietà..la passeggiata della domenica a volte può lasciare ricordi negativi..ma sicuramente bisogna rendere più accesibili anche queste notizie..
scevro da insulti ed attacchi personali ad altri commentatori.
Lo staff di Atinablog.it si riserva il diritto di moderare i commenti qualora questo invito non venga colto.
Ogni opinione espressa nei commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L’utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Atinablog.it ed i suoi collaboratori manlevati ed indenni da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.