Atina, L’asilo nido presso l’Asilo Infantile Beatrice.
Anni addietro c’e stato in Atina un “modello Asilo d’Infanzia, ove oltre duecento bambini sono amorevolmente assistiti con proficua, tenace pazienza e con ottima ed abbondante refezione giornaliera delle benemerite Suore d’Ivrea.”
Precisamente nell’autunno (settembre–ottobre del 1899) di cento dieci anni fa si perfezionò l’atto di liberalità dei coniugi signori VISOCCHI Alfonso e VECCHIARELLI Angelina del patrimonio (edificio con giardino e rendita pubblica) destinato all’Ente morale Asilo Beatrice.
La liberalità è finalizzata alla educazione ed istruzione “di tutti i fanciulli nati e domiciliati in Atina e quivi stabilmente dimoranti”.
Non v’è alcun dubbio quindi che destinatari effettivi della donazione sono i bambini.
Le suore da tempo sono andate via e con esse il cuore di tanti atinati che riconoscevano nella loro presenza vera carità cristiana.
L’istituzione è rimasta in piedi, nel rispetto della volontà dei fondatori, ha uno Statuto che amplia la prestazione di assistenza e educazione ai minori della Provincia di Frosinone, ha un Consiglio di Amministrazione di cinque membri, che in un anno dall’insediamento si è confrontato sulle attività da svolgere, sugli obiettivi da perseguire, sulla possibilità di ristrutturare l’immobile e renderlo confacente alle normative di sicurezza e agibilità, sulla base delle ristrette risorse finanziarie e di possibili contributi, non dimenticando che la gestione è soggetta al controllo degli enti locali e della Magistratura Contabile.
Come attività l’Ente ha servito anche tante altre funzioni correlate, venendo incontro ad esigenze disparate, in costante spirito aperto e collaborativo collocandosi nell’ambiente atinate come un organo all’interno di un tessuto connettivo che fatica a sopravvivere.
La disponibilità manifestata e accolta dal Comune di Atina, con un atto degno di notevole apprezzamento, di ospitare l’asilo nido ne riconosce lo spirito e valorizza l’aspetto storico-sociale dell’ente.
Al di là di questo evento, che pur limitato nel tempo, riveste la sua importanza e onora i fondatori, l’Asilo Beatrice, come altre Ipab, è in attesa di ridefinire il proprio ruolo alla luce della nuova normativa in materia che la Regione Lazio si appresta in ritardo ad emanare.
A questo punto giova rinfrescare la memoria.
Sin dalle origini le IPAB furono caratterizzate dall’intrecciarsi di una disciplina pubblicistica data dalla super visione pubblica in sede di vigilanza e tutela, con una permanenza di elementi privatistici, incentrata sul rispetto della volontà dei fondatori e sulle norme statutarie.
Un pianeta a sé in cui convivono quindi elementi di natura pubblica e privata regolamentato da una legge ottocentesca i cui principi fondamentali erano rappresentati dal rispetto della volontà degli fondatori e dai controlli pubblici giustificati dal fine pubblico delle attività svolte in autonomia.
Un primo tentativo di riforma del settore fu operato con il DPR 616/77 con la soppressione delle IPAB e il conseguente trasferimento di funzioni e patrimonio ai Comuni di riferimento. Tale norma ebbe però vita breve e ne fu impossibilitata ogni applicazione concreta per effetto della sentenza di incostituzionalità dell’art. 25 del citato DPR, avvenuta con sentenza n. 73 del 1981, che contesta l’eccesso di delega del legislatore. La Corte ebbe modo di chiarire che l’eventuale soppressione delle IPAB non poteva essere attuata se non nel quadro di una più ampia riforma del settore dell’assistenza.
La Corte Costituzionale alla fine degli anni 80 ne ha riconosciuto a più riprese la caratteristica privata e con sentenza n. 396/1998 ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 1 della legge 6972 del 17 luglio 1890 (c.d. Legge Crispi) nella parte in cui non prevede che le IPAB regionali e infraregionali possano continuare ad esistere assumendo la personalità giuridica di diritto privato qualora abbiano tutti i requisii di una istituzione non pubblica.
Soltanto dopo molti progetti di legge e ad oltre 20 anni dal DPR n. 616 del 1977 è stata emanata la legge quadro n. 328/2000 sul sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali. In questo contesto si è sancito ufficialmente il ruolo istituzionale delle IPAB nell’ambito del cosi detto terzo settore di cui le stesse divengono elementi attivi e parte costitutiva della rete regionale dei servizi sociali. I principi cardine che hanno ispirato il legislatore della riforma sono contenuti nell’articolo 10 della legge quadro e sono riassumibili:
1. incardinamento delle IPAB nella rete territoriale regionale dei servizi;
2. garanzia di una gestione efficace ed efficiente;
3. adozione di forme gestionali di natura privatistici;
4. abbandono dei controlli formali ed adozione di moderni strumenti di verifica economico-aziendale;
5. promozione di forme di accorpamento e fusione tra IPAB, in funzione di una più razionale riorganizzazione delle stesse;
6. scioglimento ed estinzione delle IPAB non in grado di integrarsi nel nuovo sistema ovvero non più attive da tempo;
7. eventuale separazione della gestione del patrimonio dall’attività di erogazione di servizi;
8. promozione dell’attività di depubblicizzazione;
9. esclusione di nuovi e maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
La delega al governo è stata esercitata con il D.Lgs. n. 207/2001 con il quale viene definitivamente abrogato il modello della vecchia legge Crispi caratterizzato dalla concezione dell’assistenza sociale in termini di beneficenza e dalla discrezionalità degli interventi per sostituirlo con il nuovo impianto normativo fondato sul principio costituzionale che l’assistenza è diritto del cittadino, a fruire di servizi sociali avente un determinato standard qualitativo.
Le IPAB dunque entrano a pieno titolo nel meccanismo produttivo ed erogativo dell’assistenza a livello regionale mediante il ricorso a modelli gestionali e organizzativi di stampo aziendalistico sia mantenendo la natura giuridica di diritto pubblico ( ASP) che trasformandosi nei più flessibili schemi privatistici maggiormente orientati al mercato del terzo settore, e svincolati dai più stringenti limiti sui controlli.
Le IPAB vengono ricondotte a due possibili modelli evolutivi:
1) azienda pubblica di servizi alla persona (ASP)
2) persone giuridiche di diritto privato (associazioni e fondazioni riconosciute).
Con il primo modello organizzativo viene conservata la personalità di diritto pubblico e quindi si soggiace a tutte le forme di regolamentazione, controllo e vigilanza che saranno previste dalla legge regionale attuativa, con il secondo ci si trasforma invece in soggetti di diritto privato, beneficiando della maggior flessibilità connessa a questi modelli e ai conseguenti regimi contabile, fiscale e patrimoniale.
Il decreto di riordino fissa una serie di materie ed adempimenti attuativi la cui competenza viene attribuita alle regioni, che vi devono provvedere con legge.
La Regione Lazio quindi sarebbe in procinto di legiferare in merito; la legge è già passata col voto unanime in Commissione Affari Istituzionali, e approderà in Consiglio si spera prima della fine della legislatura, a meno che non si vada allo scioglimento anticipato.
Nelle more la Regione, in particolare l’Assessore Fichera, si è mossa sulla questione insediando una commissione per il censimento dei patrimoni delle Ipab, peraltro in alcuni casi gestito male e devoluto a terzi in modi poco trasparenti, ha bloccato eventuali svendite, ha commissariato alcune situazioni di mala gestio, ha estinto Ipab devolvendo i patrimoni stessi.
La legge con il relativo regolamento di attuazione disciplinerà finalmente la materia in linea con i principi dianzi delineati e pertanto anche l’Ipab di Atina sarà inserita nel più ampio riordino del settore.
Solo alla luce della nuova normativa si è chiamati a fare chiarezza e decidere sul ruolo che l’Asilo Beatrice, d’intesa con gli enti preposti, con i suoi rappresentanti, il suo patrimonio, i suoi mezzi e quant’altro, potrà avere nel territorio a vantaggio dell’infanzia, di un infanzia che ha mille sfaccettature, mille problemi, un’infanzia che vede minori abbandonati, migranti, bisognosi e non.
Il tutto nel rigoroso rispetto della tradizione e delle volontà dei Fondatori.
Mario Sabatini Componente del CDA
via Atina Libera
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