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Atina, In mostra la storia della Cartiera.

Oggi, Sabato 5 settembre, alle ore 19,00, nel salone nobile del palazzo Cantelmo di Atina, sarà inaugurata una mostra fotografica e documentaria dal titolo “La cartiera dei fratelli Visocchi” che ricostruisce le vicende dello stabilimento dalla data di fondazione nel 1845 ad opera di Pasquale Visocchi, fino ai nostri giorni. La mostra è stata realizzata a cura di Palma Nardone e Luciano Caira della Biblioteca Comunale di Atina, in collaborazione con l’Archivio di Stato di Frosinone che ha fornito le mappe e i documenti inerenti l’argomento, ai quali è stata dedicata un’apposita sezione. Situata sulle rive del fiume Melfa, la cartiera è composta da numerosi fabbricati e pertinenze realizzate in un arco di tempo che supera il secolo. Le sue vicende si intrecciano con quelle della famiglia Visocchi che dalla seconda metà del 1800 fino agli inizi del 1900 controllò la vita economica e politica favorendo, con una serie di iniziative, il progresso economico e tecnologico della Valle di Comino.

Dopo diversi anni di lavoro dall’inizio dell’attività produttiva, grazie anche alla sperimentazione di nuove tecniche di produzione, i proprietari riuscirono a triplicare la produzione, come dimostrò la presenza della ditta all’Esposizione Generale di Firenze del 1861 dove fu premiata per l’eccellente qualità della carta. Nel 1898 entrò in funzione la Centrale Elettrica di Castellone e l’utilizzo della corrente elettrica consentì l’installazione della macchina continua e l’assunzione di un numero maggiore di operai specializzati. Durante i primi decenni del XX secolo la cartiera si presentava come un insediamento industriale a ciclo completamente meccanizzato e produceva carta da scrivere e da stampa venduta in tutta Italia. Orazio Visocchi aveva inoltre migliorato gli ambienti di lavoro e i sistemi di protezione. Nel 1937, a causa della crisi che attraversava il settore, furono avviate le pratiche di fusione con gli Arata, proprietari della cartiera di Ceprano.
Durante la seconda guerra mondiale la maggior parte dei macchinari furono minati dai tedeschi. Nel 1947 Guglielmo Visocchi riavviò l’attività della cartiera con macchinari moderni ma non trovò un adeguato riscontro economico e nel 1950 dichiarò il fallimento che portò all’acquisizione di tutte le quote da parte degli Arata. Nel 1960 la società Arata era in passivo e i due stabilimenti di Atina e Ceprano furono venduti alla società La Centrale di Milano. I successivi passaggi di proprietà, nel 1968 al gruppo Sitca Cartiere Cini di Sesto Fiorentino e nel 1972 alla Vita Mayer, testimoniano la crisi che attraversava il settore e che culminerà con il fallimento e la chiusura della cartiera nel 1976.

Palma Nardone

Info sulla Cartiera di Atina qui.



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