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Vittime dell’Aquila, famiglie ciociare partecipano alla manifestazione di protesta.

«I morti dell’Aquila potevano non esserci e soprattutto essere molto meno tra i giovani»: scrive così il sottosegretario Guido Bertolaso nella sua lettera di risposta a Sergio Bianchi, padre di Nicola, il giovane universitario di Monte San Giovanni Campano morto sotto le macerie del terremoto dell’Aquila. Poi aggiunge: «Mi sento colpito dalla infinita stanchezza della sua anima». La lettera, che è stata divulgata ieri a Roma durante una manifestazione che si è svolta davanti a Palazzo Chigi, promossa e organizzata dalle famiglie degli studenti morti nel sisma, è la risposta a una e-mail scritta da Bianchi.

«Una sera in un momento di impeto ho scritto una e- mail a Bertolaso – spiega Sergio Bianchi – e dopo qualche giorno lui mi ha risposto. Nella lettera dice molte cose, io vorrei incontrarlo. Mi ha fatto piacere che mi ha risposto, ma spero di potergli parlare, abbiamo diritto ad avere giustizia, lo Stato ci deve ancora dare delle risposte».
Nella lettera, datata il 5 luglio, Bertolaso, dice: «Non pretendo di capire, perché l’esperienza della morte è fatto troppo personale per essere condiviso e capito. Mi assumo la piena responsabilità di ciò che ho fatto e che faccio, insieme a quelle di chi non ha fatto e non ha assunto responsabilità quando doveva farlo per evitare la morte di persone innocenti, per rispetto del suo inconsolabile dolore. Confido in coloro che devono, per loro compito, individuare responsabilità personali dirette, omissioni dolose, irresponsabilità colpevoli, perché è giusto che non si chiami disgrazia o fatalità ciò che poteva essere evitato, ma accetto di essere parte di una classe dirigente che, nel suo insieme, non ha saputo fare ciò che era possibile per evitare lutti e dolori a tante, troppe persone».

La lettera va avanti e nelle ultime righe Bertolaso aggiunge: «Non so come altro starle vicino, se non esprimendole il più profondo rispetto per ciò che patisce e facendo un passo indietro dal mondo dei miei razionali comportamenti per accettare in silenzio la sua pena».

«La manifestazione è andata bene – sottolinea Sergio Bianchi, anche lui ieri nella Capitale -. Abbiamo deciso di indirla per ricordare alle autorità quello che è successo: 55 studenti universitari sono morti, ma sembra che i nostri morti siano stati dimenticati. Noi non abbiamo avuto nessun sostegno, né psicologico, né morale. Volevamo quindi far sentire la nostra voce. Io ho una figlia di 17 anni che ogni giorno soffre come noi per la perdita del fratello e non riesce a farsene una ragione, e come lei tantissime altre sorelle e fratelli sono nelle stesse condizioni. Si pensa giustamente alla ricostruzione, ma noi? Le case sono più importanti delle vite umane? Ho poggiato la laurea di Nicola sul suo letto, la doveva ritirare lui, doveva decidere lui dove appenderla, ma la laurea è ancora lì».

via il Messaggero



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