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Settefrati, pecora sbranata dai lupi.

Questa volta la fauna selvatica proveniente dalle montagne del Parco nazionale ha colpito duro sbranando una capra dell’allevatore Giovanni Gentile e ferendone gravemente un’altra, che è riuscita miracolosamente a salvarsi dai predatori, riportando comunque serie ferite al collo e alla zampa posteriore destra.
Gentile, purtroppo, da tempo è costretto a convivere con questo problema che nessuno vuole risolvere, poiché le leggi a volte sono strane, specie in questo caso. La cosa più grave, comunque, è che l’allevatore, vedovo e con tre figli, non ha mai avuto rimborsi per i capi di bestiame che sono stati uccisi da lupi e orsi. Il raid predatorio, opera di lupi a detta delle guardie del Parco che sono intervenute per il sopralluogo di rito, è avvenuto nella serata di due giorni fa, l’allevatore se n’è accorto circa un’ora dopo quando si è recato all’ovile per far rientrare le capre e le pecore dal pascolo.

«Ormai sempre più raramente faccio pascolare le mie bestiole – dice arrabbiato Gentile – e sono costretto a tenerle chiuse dentro, il che mi comporta un ulteriore aggravio di spese, poiché le devo foraggiare. Ma meglio così che vederle finire tutte sbranate da lupi e orsi. Se le cose vanno avaati di questo passo, io chiudo la mia attività e mi metto a fare il mendicaate. Questo è il mio unico lavoro, ci devo campare tra ragazzi che vanno a scuola. È vergognoso, mi rivolgerò a tutte le autorità della zona e della Provincia per dire le cose come stanno, infine, devo dire che i rimborsi che danno sono sempre di gran lunga inferiori al vero prezzo di mercato delle bestie uccise dalla fauna selvatica».

via CiociariaOggi



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