Cassino, Sequestrati ai Terenzio beni per 150 milioni di euro.
Un’altra tegola pesantissima sulla testa di Vincenzo e Luigi Terenzio. Ai due, noti imprenditori di Cassino, rispettivamente padre e figlio, su disposizione del tribunale di Frosinone e su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma, sono stati posti sotto sequestro beni per 150 milioni di euro.
Ai due sono stati sequestrati la bellezza di 41 unità immobiliari (la gran parte in provincia di Frosinone), un albergo-ristorante, 22 terreni (quasi tutti nel frusinate), 10 società (otto nel capoluogo ciociaro e due nella capitale), 2 imbarcazioni (di cui una ormeggiata nel porto di Gaeta, mentre l’altra veniva noleggiata a non meno di 2 mila euro al giorno) e ben 48 conti correnti che erano stati aperti presso diversi istituti di credito delle province di Frosinone e Roma.
Nel mega patrimonio sequestrato, secondo le stime fatte dell’Antimafia, il più prestigioso sembra essere il ristorante albergo “Auricola”, nel territorio del Comune di Amaseno, un maniero che ha un valore stimato intorno ai 70 milioni di euro. Come se non bastasse ai Terenzio, già finiti dietro le sbarre agli inizi di luglio dello scorso anno con la pesantissima accusa di concorso esterno in associazione camorristica a seguito della maxi-inchiesta dell’Antimafia, denominata “Grande Muraglia”, i magistrati del tribunale di sorveglianza del capoluogo hanno imposto l’obbligo di dimora a Cassino per i prossimi due anni.
L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba, che ha visto impegnati oltre cento agenti della Dia, ha preso il “la” proprio dall’inchiesta “Grande Muraglia”. Gli inquirenti, a luglio 2008, dopo l’arresto dei Terenzio assieme ad altri componenti il sodalizio criminale, iniziarono un complicato ed articolati approfondimento patrimoniale delle attività riconducibili a padre e figlio.
Questa nuova attività investigativa, a quanto sembra ancora in corso, ha coinvolto, oltre a Vincenzo e Luigi Terenzio, altre sei persone. Sempre secondo le indagini, e grazie anche alle dichiarazioni rese dal pentito Salvatore Giuliano, gli inquirenti riuscirono a sgominare un gruppo criminale, costituito da un clan camorrista “perdente” di Forcella, quello dei Giuliano, in affari con la comunità cinese, il clan dei Casalesi e la banda della Magliana a Roma.
I Terenzio nell’organizzazione avevano un ruolo di carattere logistico. Erano una sorta di punto di approdo per lo stoccaggio di merci contraffatte in arrivo, via Napoli, dalla Cina, e destinate successivamente alle piazze di smercio di Roma, Milano e Bruxelles. Padre e figlio avevano messo a disposizione a Cassino dei capannoni dove venivano depositati e stoccati i materiali contraffati provenienti dall’oriente.
via Il Messaggero
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