Atina, Amata chiede di celebrare il Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe.
Andrea Amata, capogruppo consiliare di An, ha chiesto al sindaco Fausto Lancia di celebrare il prossimo dieci febbraio il Giorno del Ricordo dei martiri delle foibe, con la deposizione di una corona di fiori al Monumento ai Caduti.
“Finalmente dopo troppi decenni di oblio la “Giornata del ricordo” restituisce dignità alla memoria delle migliaia di italiani…
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63. mario massa - 3 febbraio 2009 - 10:03
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64. mario massa - 3 febbraio 2009 - 09:26
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65. malatempora - 3 febbraio 2009 - 09:06
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66. FrancescoP - 2 febbraio 2009 - 22:16
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67. malatempora - 2 febbraio 2009 - 22:14
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68. mario massa - 2 febbraio 2009 - 22:12
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70. italo - 2 febbraio 2009 - 21:50
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71. gabriella - 2 febbraio 2009 - 21:44
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72. farns - 2 febbraio 2009 - 21:40
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74. linnominato - 2 febbraio 2009 - 21:25
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75. italo - 2 febbraio 2009 - 21:25
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79. linnominato - 2 febbraio 2009 - 20:19
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80. italo - 2 febbraio 2009 - 19:55
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81. Alfonso - 2 febbraio 2009 - 19:18
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82. italo - 2 febbraio 2009 - 19:06
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Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,Ho già provveduto ad iscrivermi su valcominoblog ed ho lasciato anche il mio primo commento proprio su quest’articolo. Ho dovuto farmi la password due volte perchè la prima volta non mi faceva entrare. Appena aperto il sito mi è comparso il titolo a caratteri cubitali “troppe morti per tumore in val comino”. Vista la mia situazione, per scaramanzia, ho preferito iniziare i commenti con un altro articolo.
Loggatevi pure voi e ci vediamo lì. Tanto saremo gli stessi.
L’ho fatto(e ho visto che mancano molti, tra cui i martiri di Vallerotonda) perché mi sembrava riduttivo far notare un solo episodio di una guerra devastante, con l’augurio che non si ripeta più.
All’Amministratore a FrancescoP, a Paoletto, a MarioM, a PaoloB, a Mario, a Malatempora, a Linnominato ecc. .
Mica ho capito che significa “dall’altra parte”.
Come funziona?
Non si poteva continuare, con una sorta di autogestione, dove tutti potevano scrivere argomenti su cui avviare una discussione?
Diamo l’addio a questo bel blog, nella speranza di rivedervi tutti dall’altra parte…
MARIO MASSA, come farò senza di te??
Ho appena finito di leggere il commento di Italo (ciò messo tre giorni) da un commemorazione siamo arrivati alla conta dei morti e siccome rischiava di essere l’ultimo commento su questo blog prima della sua soppressione per mancanza dei suoi elementi vitali ossia per commenti e notizie, volevo salutare atinablog che per la sua semplicità e “verticalità” (progressione verticale) era semplice e perfetto sperando che tutto si ripresenti sul nuovo blog dove ancora nessuno a iniziato a commentare.
Arrivederci……….
“8 agosto 1860
Eccidio di Bronte
dopo la strage di 16 brontesi per mano di rivoltosi, Bixio ordinò la fucilazione di 5 cittadini Bronte
alcuni briganti tra i quali Calogero Gasparazzo capeggiarono la rivolta e Nino Bixio capeggiò la repressione Rivolta contadina repressa nel sangue dai garibaldini
Data Nome comune Vittime Luogo Colpevoli Commenti
11 agosto 1943
Strage di Castiglione
16 morti e 20 feriti fra i civili Castiglione di Sicilia
Esercito tedesco Prima rappresaglia nazista contro la popolazione italiana
9 settembre 1943-1947?
Massacri delle foibe
15.000-27.000 cittadini italiani Istria e Dalmazia
Partigiani titoisti
Pulizia etnica
11 settembre 1943
Eccidio di Nola
11 militari, 2 civili Nola
Esercito tedesco Uno dei primi episodi della resistenza italiana, la più grave strage nazista in Campania
12 settembre 1943
Eccidio di Barletta 11 Guardie Giurate,due Netturbini Barletta
Esercito tedesco uno dei primi massacri di civili per ritorsione
19 settembre 1943
Eccidio di Boves 32 civili Boves
Esercito tedesco Il primo massacro di civili durante la Resistenza
21 settembre 1943
Strage di Matera 22 civili Matera Esercito tedesco Matera è la prima città ad insorgere contro i nazi-fascisti.
22-23 settembre 1943
Strage di Meina 16 persone Meina
SS tedesche Il primo eccidio di ebrei in Italia
22-21 novembre 1943
Eccidio di Pietransieri
128, di cui 34 al di sotto dei 10 anni, compreso un bambino di un mese Pietransieri
Esercito tedesco Rappresaglia contro la popolazione per il sospetto che sostenesse le operazioni dei partigiani vicine alla linea Gustav
2 ottobre 1943
Strage di Acerra (NA) 110 civili Acerra
Esercito tedesco È la strage nazista più importante in Campania (un esempio unico di resistenza nel Sud al pari delle giornate di Napoli)
6 ottobre 1943
Insurrezione di Lanciano
500 civili Lanciano
Nazisti
15 novembre 1943
Eccidio di Ferrara
11 civili Ferrara
Squadristi fascisti Rappresaglia in seguito all’uccisione del federale fascista Igino Ghisellini. Fra gli uccisi, sei ebrei italiani. Lo stesso Mussolini affermò trattarsi di “un atto stupido e brutale”[2]
3 gennaio 1944
Eccidio di Valaperta di Casatenovo
4 partigiani Casatenovo (LC)
Brigate Nere comandate da Emilio Formigoni Rappresaglia in seguito all’uccisione del milite fascista Gaetano Chiarelli. I militi della G.N.R., sparsi per la cascina, sparano all’impazzata nei cortili, incendiando le stalle e i fienili, razziando le case, percuotendo le persone inermi per tre giorni per ottenere i nomi dei partigiani. Vengono fucilati 4 partigiani.
21 gennaio 1944
Eccidio di Sant’Agata 42 persone Chieti
Esercito tedesco Dopo un periodo di numerose razzie nei paesi della zona con sporadici omicidi di chi cercava di opporsi, all’alba del 21 gennaio, i militari tedeschi fecero stipare diverse decine di persone in una casa e, dopo aver lanciatogli contro diverse bombe a mano e sparato a chi cercava di fuggire, diedero fuoco alla casa e ai corpi.
11 marzo 1944
Eccidio di Scalvaia
10 civili Monticiano
Guardia Nazionale Repubblicana Alcuni giovani civili che da poco tempo si erano dati alla macchia furono circondati e catturati dalla G.N.R.. Durante il combattimento due civili rimasero uccisi mentre 10 furono fucilati subito dopo. Altri 4 furono trasferiti a Siena e fucilati dopo due giorni seguito di un processo sommario, presso la Caserma La Marmora di Siena.
18 marzo 1944
Strage di Monchio, Susano e Costrignano
136 civili compresi donne e bambini Monchio, Susano e Costrignano di Palagano
Esercito tedesco Per rappresaglia contro la formazione delle prime fazioni partigiane, reparti tedeschi incendiarono le case ed uccisero le persone che incontravano senza eccezione di donne e bambini, delle frazioni di Monchio, Susano e Costrignano nell’allora comune di Montefiorino.
22 marzo 1944
Eccidio di Montalto Cessapalombo
27 giovani classe 23-24-25 provenienti in maggioranza da Tolentino Montalto di Cessapalombo
Militi fascisti Fucilati nei pressi di una scarpata
24 marzo 1944
Eccidio delle Fosse Ardeatine
335 Roma
Esercito tedesco Per rappresaglia contro un attentato partigiano i tedeschi fucilano 335 italiani, prelevati dal carcere di Regina Coeli, la maggior parte dei quali erano detenuti per sospetti di simpatie per la resistenza o per l’origine ebraica.
28 marzo 1944
Eccidio di Montemaggio
19 giovani partigiani fucilati Monteriggioni
Guardia Nazionale Repubblicana Il 28 marzo 1944, in località la Porcareccia, sul Montemaggio, nel Comune di Monteriggioni, provincia di Siena, furono fucilati dalla G.N.R. (Guardia Nazionale Repubblicana) 19 partigiani membri delle formazioni partigiane della Brigata Garibaldi che agiva tra le province di Siena, Pisa e Grosseto. I giovani erano fuggiti per sottrarsi alla leva e arruolarsi con le brigate partigiane nascoste nella zona. Furono trovati e dopo la loro resa con la promessa di aver salva la vita, fucilati.
3 aprile 1944
Strage di Cumiana
50 civili e 1 partigiano Cumiana
Ss italiane Il 3 aprile 1944, a Cumiana in provincia di Torino, furono fucilati dalle Ss italiane, al comando di ufficiali tedeschi, 50 civili e 1 partigiano, per rappresaglia dopo un’azione delle formazioni Autonome della Val Sangone. Il presunto responsabile, il tenente delle Ss Anton Renninger, nato il 6 agosto 1918 a Bad Kissingen, in Germania, fu chiamato a giudizio dal tribunale militare di Torino nel 1999 (prima udienza: 16 novembre). Non si presentò mai alle poche udienze svolte, adducendo motivi di salute, e morì alcuni mesi più tardi, il 6 aprile 2000.
7-11 aprile 1944
Eccidio della Benedicta
147 fucilati, più quasi 400 deportati, la metà dei quali morirà in Germania, oltre ad un numero imprevisato di contadini della zona uccisi durante gli scontri Bosio
Esercito tedesco e Guardia Nazionale Repubblicana Tentativo di piegare l’appoggio popolare alla nascente Resistenza e rastrellamento delle prime Brigata partigiane dell’area ligure-piemontese
30 aprile 1944
Strage di Lipa
269 civili Lipa (Provincia di Fiume – oggi Rijeka in Croazia
Esercito tedesco coadiuvato da fascisti italiani Rappresaglia a seguito dell’uccisione di quattro militari germanici durante l’azione intrapresa per difendere il presidio militare fascista della località dell’entroterra di Fiume. L’eccidio venne eseguito in parte bruciando vivi i civili. Successivamente, per nascondere l’accaduto tedeschi e fascisti fecero esplodere i corpi con la dinamite [3].
4 maggio 1944
Eccidio di Monte Sant’Angelo
63 tra civili e partigiani Monte Sant’Angelo, Arcevia (AN)
Esercito tedesco e fascisti Rappresaglia per le azioni partigiane che avevano liberato la zona.
19 maggio 1944
Eccidio del Turchino
59 prigionieri, di cui 17 risalenti ai rastrellamenti che portarono all’eccidio della Benedicta
località Fontanafredda presso il passo del Turchino
Esercito tedesco e Guardia Nazionale Repubblicana Rappresaglia per le azioni partigiane in zona, con un numero di fucilati superiore a quello previsto dal rapporto 1 a 10 del “bando Kesselring”.
26 maggio 1944
Eccidio dei 15 Martiri
15 contadini, rallestrati tra i territori di Subiaco, Agosta, Cervara di Roma, Canterano, Rocca Canterano.
Madonna della Pace
Esercito tedesco Rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco.
4 giugno 1944
Eccidio de La Storta
Giustiziati 14 persone, 12 italiani, un ebreo polacco e un inglese La Storta, sulla via Cassia, presso Roma Esercito tedesco Presi dalla prigione di via Tasso, i 14 uomini furono portati al 14mo km della via Cassia, in una rimessa e ivi giustiziati
11 giugno 1944
Eccidio di Borga
17 persone fucilate Borga dei Martiri, frazione di Recoaro Terme (Vicenza)
Esercito tedesco Rappresaglia per l’uccisione di un sergente dell’esercito tedesco.
20 giugno 1944
Eccidio di Fondotoce Fucilati 42 tra civili simpatizzanti per la resistenza e partigiani e due morti per le torture Fondotoce (ora Verbania)
Esercito tedesco Dopo essere stati fatti sfilare con un cartello denigratorio vengono fucilati 43 tra civili simpatizzanti per la resistenza e partigiani, uno dei quali, colpito solo ad un braccio ma creduto morto, si salverà. Altri due erano morti per via delle torture durante gli interrogatori che precedettero la fucilazione. Qualche informazione in Storia di Verbania
22 giugno 1944
Eccidio di Gubbio (Strage dei 40 martiri) 40 civili fra uomini, donne e ragazzi Gubbio, (Perugia)
Esercito tedesco Dopo l’uccisione, nel pomeriggio del 20 giugno, da parte dei Gap di un ufficiale medico nazista e il ferimento di un altro, l’esercito tedesco rastrella a più riprese la città, nonostante l’intervento del vescovo e le assicurazioni a quest’ultimo del comandante della zona. Vengono presi uomini e donne, giovani e meno giovani. Di notte, alcuni di essi vengono costretti a scavare delle fosse e obbligati ad aspettare il loro “turno”; gli altri vengono legati, fucilati e infine finiti a colpi di pistola.
23 giugno 1944
Eccidio della Bettola
32 civili La Bettola di Vezzano sul Crostolo
Esercito tedesco Vengono trucidati 32 civili per rappresaglia dall’esercito tedesco
27 giugno 1944
Strage di Falzano di Cortona 10 civili fatti esplodere più altri morti uccisi con armi da fuoco Falzano, Cortona
Esercito tedesco Il 26 giugno, dopo aver compito una razzia in una fattoria della zona, un gruppo di soldati tedeschi viene bloccato da una formazione di partigiani: due soldati muoiono e un terzo, ferito, raggiunge i compagni, intenti a supervisionare la riparazione di un ponte da parte di civili della zona. Il gruppo di soldati cerca di muoversi verso Falzano, uccidendo un giovane e bruciandone la casa durante il percorso, ma viene bloccato nuovamente dalla formazione partigiana. Il giorno successivo i tedeschi muovono nuovamente verso Falzano, uccidendo tre persone lungo il percorso e arrestando cinque uomini. Rastrellate altre 6 persone nelle campagne circostanti, vengono rinchiuse insieme agli arrestati in una casa già data alle fiamme il giorno prima e qui fatte saltare con dell’esplosivo. Uno degli uomini nella casa, allora quindicenne, riesce miracolosamente a salvarsi grazie alla caduta di una trave che lo protegge dall’esplosione.
29 giugno 1944
Strage di Civitella
115 morti a Civitella, 58 a Cornia e 71 a San Pancrazio. Tutti civili, tra cui molte donne e bambini Civitella in Val di Chiana e frazioni limitrofe di Cornia e San Pancrazio (Arezzo)
Esercito tedesco, Divisione Herman Göring Il 18 giugno i partigiani sorprendono nel circolo ricreativo di Civitella quattro giovani soldati tedeschi. Si apre uno scontro a fuoco in cui cadono uccisi 2 dei militari; un terzo morirà di lì a poco per le gravi ferite riportate. Il locale comando tedesco chiede alla popolazione di fare i nomi dei colpevoli, lanciando un ultimatum di 24 ore. Nessuno collabora e molti civili lasciano il centro abitato per precauzione. Tuttavia i tedeschi non fanno nulla e, dopo alcune perquisizioni, assicurano che non sarà effettuata alcuna rappresaglia. Invece, il mattino del 29 giugno, la temuta strage si consuma. I tedeschi si dividono in tre squadroni, muovendo verso Civitella e le vicine frazioni di Cornia e San Pancrazio. Con estrema violenza i militari entrano nelle case, uccidendo a bruciapelo diversi civili. Nella chiesa di Civitella si sta celebrando la messa per i SS. Pietro e Paolo: i tedeschi irrompono nell’edificio sacro e aprono il fuoco, uccidendo anche il prete. Alla fine si conteranno 244 morti.
29 giugno 1944
Strage di Guardistallo 46 morti civili. 11 partigiani. Guardistallo(Pisa)
Esercito tedesco, Divisione Herman Göring La mattina del 29 giugno 11 partigiani vengono passati per le armi. Altri civili inermi sorpresi in casa vengono fatti uscire e trucidati davanti ai parenti, altri vengono rastrellati portati ad un podere vicino al paese e uccisi. alla sera i morti saranno 57.
4 luglio 1944
Strage di Cavriglia
93 morti a Meleto Valdarno, 73 morti a Castelnuovo dei Sabbioni, 4 morti a San Martino, 2 morti a Massa Sabbioni, 11 morti a Le Matole (11 luglio). Tutti civili maschi fra i 14 e gli 83 anni. Castelnuovo dei Sabbioni, Meleto, San Martino, Massa, Le Matole. Tutte frazioni del Comune di Cavriglia (Arezzo)
Esercito tedesco, Divisione Herman Göring Era l’alba del 4 luglio 1944. Nubi nerastre si espandevano sul cielo della valle d’Avane, nel comune di Cavriglia. La maggior parte della gente si svegliava prima del sorgere del sole per recarsi nei campi, a mietere il grano. Una pioggerellina fine e leggera si scambiava con un timido vento.
Nessuno ancora sapeva che quella che stava arrivando, sarebbe stata la mattina più tragica e drammatica della storia di questa comunità. 191 civili maschi fra i quattordici e gli ottantacinque anni infatti, di lì a poco verranno rastrellati, mitragliati e bruciati da reparti tedeschi specializzati della Hermann Goering nei paesi di Meleto, Castelnuovo, Massa e San Martino. Da allora, la gente di questa terra ed in particolar modo le donne ed i bambini, saranno costretti a sopravvivere per lunghissimi anni in un contesto letteralmente dilaniato socialmente, economicamente ed antropologicamente. I soldati nazisti scomparvero dalla valle d’Avane senza lasciare traccia di sé. Nessuno seppe più niente di loro e la popolazione, che non vide mai fatta giustizia sulla morte dei propri padri, tentò nel tempo di spiegarsi i motivi del massacro. Nacquero così progressivamente negli anni la tesi della rappresaglia, del controllo del territorio, quindi quella che voleva come preordinatori della strage i repubblichini locali che intendevano distruggere la radice storica comunista di questa società. Nessuno si preoccupò mai dei veri responsabili tedeschi, dei cosiddetti “cani che dormono da non stuzzicare”, nessuno dette più peso alle loro strategie, ai loro piani, alle loro origini ed alle loro filosofie di guerra, stabilite ai prodromi del secondo conflitto mondiale da Hitler. Grazie allo studio attento e dettagliato dell’inchiesta portata a termine dallo Special Investigation Branch inglese tra il 1944 ed il 1945 nei luoghi scenari delle stragi, secretata fino agli anni novanta negli archivi di Kew (Londra) e nel noto armadio della vergogna a Roma, il ricercatore di Storia Contemporanea all’Università di Firenze Filippo Boni con il fondamentale aiuto della più importante memoria storica vivente di Castelnuovo dei Sabbioni, Emilio Polverini (figlio di una vittima), ha ritrovato nomi, cognomi e fotografie dei soldati che quella mattina si resero protagonisti del violentissimo massacro e li ha pubblicati nel libro “Colpire la Comunità: 4-11 luglio 1944, le stragi naziste a Cavriglia” edito dalla Regione Toscana, in cui in un’analisi storico-scientifica dettagliata e puntuale, dopo aver ricostruito il contesto storico e narrativo della strage, è riuscito a portare alla luce quella che fu la reale strategia del terrore nazista, politica di guerra che era sempre stata un caposaldo della Wehrmacht prima e durante la seconda guerra mondiale.
11 luglio 1944
Eccidio di Padulivo
15 civili fucilati davanti alla gente dell’abitato Padulivo di Vicchio (Mugello, Firenze) Esercito tedesco Repressione contro la popolazione in seguito al boicottaggio della raccolta del grano per impedire l’approvvigionamento ai nazifascisti
14 luglio 1944
Strage di San Polo di Arezzo
65 civili, di cui 17 partigiani San Polo di Arezzo
Esercito tedesco A seguito di un’operazione dell’esercito tedesco per liberare una ventina di commilitoni tenuti prigionieri dai partigiani nel borgo di Pietramala, viene rastrellata tutta la zona circostante e catturati diversi civili. 48 civili (tra cui una donna incinta di 8 mesi e 3 bambini di 7 e 2 anni e 20 giorni) e 17 partigiani verranno uccisi, alcuni lungo il percorso per arrivare a San Polo, altri una volta arrivati a destinazione. Alcuni verranno fucilati ed altri verranno fatti esplodere dopo aver riempito loro di esplosivo le tasche. Alcune donne erano state violentate dopo il rastrellamento. Alcuni prigionieri verranno fatti fuggire da un sottufficiale e da un soldato tedesco, scampando quindi al massacro.
22 luglio 1944
Eccidio di Tavolicci
64 civili, in gran parte arsi vivi Tavolicci di Verghereto
Militari nazifascisti appartenenti al “IV battaglione di Freiwilligen Polizei Bataillon Italia” – Battaglioni autonomi della Polizia repubblicana.
I nazifascisti trucidarono 64 civili, di cui 19 bambini di età inferiore ai 10 anni, e poi donne e anziani. Le vittime furono sorprese all’alba e rinchiuse in una casa al centro del paese, dove vennero arse vive. I capi famiglia dopo essere stati costretti ad assistere al massacro dei familiari furono condotti in una casa vicina dove furono torturati e poi uccisi. Nel tragitto i reparti operanti continuarono la rappresaglia incendiando le case e uccidendo le persone che trovarono.
25 luglio 1944
Eccidio del Carnaio
27 civili, trucidati per rappresaglia Passo del Carnaio di Bagno di Romagna
Militari nazifascisti|SS italiane e naziste
I nazifascisti trucidarono 27 civili per rappresaglia, inermi cittadini furono rinchiusi presso il locale asilo e poi portati sul Colle del Carnaio per essere uccisi.Il più giovane dei rastrellati fu impiccato durante il tragitto a un palo del telegrafo. Il prete Don Ilario Lazzeroni recatosi nel luogo della strage per chiedere pietà fu barbaramente trucidato assieme agli altri. Alla richiesta di clemenza da parte di coloro che furono trucidati, un originario del luogo appartenente alla polizia fascista rispose: prima le donne poi i bambini
10 agosto 1944
Strage di Piazzale Loreto
Fucilazione di 15 partigiani e antifascisti a Milano e vilipendio dei loro cadaveri esposti in piazza Milano
Il capitano SS Theodor Saevecke e fascisti della Repubblica Sociale Italiana
Rappresaglia per un presunto attentato subito a Milano il 7 agosto 1944 da un camion tedesco che causò la morte di 6 civili italiani e il ferimento di altri, senza causare vittime tedesche.
12 agosto 1944
Eccidio di Malga Zonta
17 partigiani Malga Zonta, presso Folgaria
Esercito tedesco Durante un rastrellamento nella zona di Folgaria-Passo Coe le truppe tedesche scovarono un nucleo partigiano a Malga Zonta e, dopo un conflitto a fuoco, fucilarono 17 partigiani.
12 agosto 1944
Massacro di Sant’Anna di Stazzema
Eccidio di 560 persone, in pratica l’intero borgo, di cui solo 391 corpi in condizioni tali da essere identificati Sant’Anna, frazione di Stazzema, in provincia di Lucca
16° Panzergrenadier SS Reichsfuhrer Parte di un’operazione di rappresaglia effettuata durante l’agosto 1944 nella zona, contro la popolazione locale accusata di appoggiare le operazioni dei partigiani. Durante l’eccidio furono bruciate vive diverse decine di persone (da qui la non completa identificazione dei corpi).
13 agosto 1944
Strage di Borgo Ticino
12 giovani Borgo Ticino reparti delle SS, dell’esercito tedesco e della Xª Flottiglia MAS
Come rappresaglia del ferimento di tre soldati tedeschi viene chiesto un risarcimento 300.000 lire per non fucilare 13 giovani del luogo e dare fuoco al paese. Pagato il risarcimento i giovani verranno fucilati ugualmente dai tedeschi (il capitano tedesco durante un’udienza sulla strage dirà che “”i quattrini non bastano pel sangue-tedesco”), ma uno riuscirà a salvarsi. Successivamente verranno fatti sgombrare con la forza i residenti e razziato e bruciato il paese. Fino al giorno dopo fu impedito ai residenti di rientrare nel paese e di recuperare le salme per dargli sepoltura.
19 agosto 1944
Eccidio di San Quirico
20 Pescia
Esercito tedesco Il 17 agosto, furono assassinati due soldati tedeschi nei pressi del paese di San Quirico, sui monti di Pescia, da parte di un gruppo di militi compatrioti disertori. Il mattino del 19, il paese fu circondato da decine di soldati, saccheggiato e dato alle fiamme. La popolazione inerme si raccolse nella chiesa parrocchiale, unico edificio risparmiato dall’incendio. Alle ore 11, fu dato ordine al pievano Don Vincenzo Del Chiaro di radunare un gruppo di uomini del paese per far scavare una fossa nel cimitero capace di contenere 20 cadaveri. Alle 16, il comandante tedesco comunicò che sarebbero stati fucilati venti uomini dei quarantasette fermati il giorno precedente nella strada sottostante il paese. Si trattava di persone provenienti da tutta la Toscana, che erano state messe in libertà dopo aver lavorato alle fortificazioni della Linea Gotica, presso la Lima.
4 settembre 1944
Eccidio di San Donato
7 Fiesso Umbertiano, Rovigo
partigiani comunisti Uccisi sette componenti di una squadra annonaria alle dipendenze della locale Amministrazione Comunale. I resti vennero ritrovati solo nel 1983
29 settembre 1944
Strage di Marzabotto
770 Marzabotto, Bologna
16° Panzergrenadier Reichsfuhrer (comandato da Walter Reder)
Vengono uccisi gli abitanti di un intero paese
15 ottobre 1944
Eccidio di Villamarzana
43 Villamarzana, Rovigo
19° Brigata Nera e truppe tedesche Rappresaglia per l’assassinio di quattro militi della G.N.R.
19 ottobre 1944
Strage del pane o Strage di Via Maqueda 24 Palermo
Militari dell’esercito dell’Italia del Sud sparano sulla folla, tra cui donne e bambini, che manifesta per la mancanza di pane e il carovita
20 ottobre 1944
Strage di Gorla
480 Gorla, Milano
I piloti di alcuni bombardieri americani)
Vengono uccisi quasi tutti i bambini ed il personale scolastico della scuola elementare Francesco Crispi
19 novembre 1944
Eccidio di Cavazzoli
4 Pieve Modolena-Cavazzoli, Reggio Emilia
Squadra fascista detta Banda Ferri
Cinque uomini, abitanti di Pieve Modolena, sono torturati presso Villa Cucchi, sede della milizia fascista e luogo di interrogatori e torture. Quattro vengono uccisi, uno riesce a fuggire durante il trasporto dei corpi che sono lasciati in un fosso in località Cavazzoli
26 novembre 1944
La Strage della Missione Strassera
5 partigiani e 2 loro spose Portula, Vercelli
Brigata comunista Garibaldi-Biella (comandata dal capo partigiano Gemisto)
Vengono uccisi 5 partigiani bianchi membri della missione Strassera e successivamente le mogli di due di loro
2-3 dicembre 1944
L’eccidio di Portofino
22 civili Portofino
SS sotto il comando di Siegfried Engel Vengono uccisi senza che i motivi vengano resi pubblici 22 cittadini italiani detenuti nel carcere genovese di Marassi, i loro corpi zavorrati con pietre saranno legati col filo spinato e scaricati in mare.
7 febbraio 1945
Eccidio di Porzûs
17 partigiani bianchi Porzûs, Udine
Brigata comunista Garibaldi Vengono uccisi 17 membri della Brigata partigiana cattolica Osoppo, accusati falsamente di collaborare con i nazifascisti, in realtà anti-titini
23 marzo 1945
Le fucilazioni di Cravasco 17 partigiani Cravasco, frazione di Campomorone
SS sotto il comando di Siegfried Engel 15 partigiani detenuti e altri 5 partigiani che si trovano nell’infermeria dove erano stati ricoverati (ad uno era stata amputata una gamba) in seguito ad un fallito tentativo di liberare un compagno vengono prelevati dal carcere genovese di Marassi e vengono portati nei pressi del cimitero di Cravasco per essere fucilati come rappresaglia per uno scontro a fuoco del giorno prima tra tra una decina di partigiani della Brigata “Balilla” e una pattuglia di militari tedeschi in cui morirono otto soldati tedeschi. Due di loro riusciranno a fuggire dal camion che li trasportava durante il viaggio grazie all’aiuto dei compagni, mentre un terzo, solo ferito al collo ma creduto morto, riuscirà a sopravvivere.
24 aprile-27 aprile 1945
Strage di Cortile di San Martino
27 persone Cortile di San Martino, Perugia
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 27 persone
26 aprile 1945
Strage di Narzole
66 persone Narzole, Cuneo
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 66 persone
26 aprile 1945
Strage di Bivio di Moriglione
13 persone Bivio di Moriglione, Cuneo
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 13 persone
27 aprile 1945
Strage di Saonara
50 persone Saonara, Padova
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 50 persone
27 aprile 1945
Strage di Rodengo Saiano
9 persone Rodengo Saiano, Brescia
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 9 persone
29 aprile 1945
Strage di Castello di Godego
75 persone Castello di Godego, Treviso
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 75 persone
29 aprile 1945
Strage di San Martino de’ Lupari
32 persone San Martino de’ Lupari, Padova
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 32 persone
29 aprile 1945
Strage di Cervignano del Friuli
22 persone Cervignano del Friuli, Udine
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 22 persone
29 aprile 1945
Strage di Villa del Conte
14 persone Villa del Conte, Padova
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 14 persone
29 aprile 1945
Strage di Abbazia di P. e S. Giorgio in B.
12 persone Abbazia di P. e S. Giorgio in B., Padova
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 12 persone
30 aprile 1945
Strage di Grugliasco
66 persone Grugliasco, Torino
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 66 persone
30 aprile-2 maggio 1945
Strage di Pedescala
82 persone Valdastico, Vicenza
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 82 persone
maggio 1945
Eccidio di Valdobbiadene
50 persone Valdobbiadene, Treviso
Partigiani 50 prigionieri di guerra appartenenti allo sconfitto Esercito della Repubblica Sociale Italiana
1 maggio 1945
Strage di Ciriè e Montanaro
8 persone Ciriè e Montanaro, Torino
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 8 persone
2 maggio 1945
Strage di Avasinis di Trasaghis
51 persone Avasinis di Trasaghis, Udine
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 51 persone
2 maggio 1945
Strage di Ovaro
22 persone Ovaro, Udine
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 22 persone
2 maggio 1945
Strage di Val di Fiemme
10 persone Val di Fiemme, Trento
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 10 persone
3 maggio 1945
Strage di Bolzano
15 persone Bolzano, Bolzano
Tedeschi in ritirata Vengono uccise 15 persone”
DA WIKIPEDIA
MARZABOTTO:
“Fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, dopo sei giorni di violenze, il bilancio delle vittime civili si presentava spaventoso: oltre 800 morti. Le voci che immediatamente cominciarono a circolare relative all’eccidio furono negate dalle autorità fasciste e dalla stampa locale (Il Resto del Carlino), indicandole come diffamatorie; solo dopo la Liberazione lentamente cominciò a delinearsi l’entità del massacro.” Da Wikipedia
“L’eccidio di Cefalonia fu una strage compiuta durante la seconda guerra mondiale sull’isola greca di Cefalonia da reparti dell’esercito tedesco ai danni dei soldati italiani dopo l’8 settembre 1943, data in cui fu reso pubblico l’armistizio firmato con gli anglo-americani. Il presidio italiano all’epoca era formato dalla Divisione Acqui dell’esercito, dalla 2a Compagnia del VII Battaglione Carabinieri Mobilitato più la 27a Sezione Mista Carabinieri, da reparti del I° Battaglione Finanzieri Mobilitato, dai marinai che presidiavano le batterie costiere (una da 152 ed una da 120 mm) ed il locale Comando Marina, dal 110° Btg. Mitraglieri di corpo d’armata, tre ospedali da campo ed altre unità tra le quali il 188° gruppo artiglieria di corpo d’armata (con tre batterie da 155/14) ed il 3° gruppo contraereo da 75/27, per un totale di circa 12.000 uomini. La guarnigione di stanza nell’isola greca fu sterminata nonostante la resa incondizionata dopo alcuni giorni di sanguinosi combattimenti.
I rastrellamenti e le fucilazioni andarono avanti per tutto il giorno seguente causando la morte di 4500 soldati e 155 ufficiali; il bilancio però era destinato a salire. Infatti, tra il 23 e il 28 settembre i tedeschi continuarono nella loro opera di “pulizia” uccidendo più di 5000 soldati e 129 ufficiali tra i quali anche il gen. Gandin. Tra i martiri: Giovanni Firpo, Antonio Boratto. Compiuto l’orrendo crimine bisognava far scomparire le tracce: ad eccezione di alcune salme lasciate insepolte o gettate in cisterne, la maggior parte furono bruciate, e i resti gettati in mare. Dei 163 superstiti alcuni furono deportati in Germania o in Russia, da dove molti non fecero più ritorno. Tra i pochissimi scampati anche alla prigionia, ci furono l’eroico cappellano militare Padre Romualdo Formato, che scrisse negli anni ’50 un libro intitolato appunto “L’eccidio di Cefalonia” e lo scrittore e conduttore televisivo Luigi Silori.” Da Wikipedia
A parte la sproporzione enorme evidenziata da Paoletto sulle responsabilità tra chi ha scatenato la guerra e chi l’ha subita, la cosa più grave è che al di là della politica e delle passioni di parte, Atina si interessi più ai caduti friuliani e iugoslavi che ai martiri atinati.
Caro FrancescoP, capisco che tu a S Donato avrai fatto il pieno di certe cose, ma ti garantisco che qui ad Atina noi lo abbiamo fatto di altre. Come S Donato si dice di sinistra, e non so nemmeno fino a che punto lo sia, ti garantisco invece che Atina è visceralmente fascista. Quindi lasciamo stare per favore aggettivi come democratico e obbiettivo. Con tutto il rispetto per te che ci scrivi, ma il giornale di Ciarrapico, che rivendica e si compiace non di essere di destra, ma fascista, con tutto quello che significa, ad Atina spopola. Quindi lasciamo da parte per la seconda volta il termine democratico. Bene ha fatto il consigliere Tavolieri ad essere presente alla manifestazione evitando che qualcuno mettesse il cappello a quella commemorazione. Se si ferma qui però viene meno, a questo punto, ad un preciso dovere etico non dico nei confronti della storia, ma almeno dei suoi elettori. Sappi FrancescoP che ad Atina le cosiddette autorità costituite, hanno commemorato esclusivamente, nella storia della Repubblica italiana, solo la data del 4 novembre a cui oggi si aggiunge la giornata delle foibe. Mettiamo da parte, quiondi per la terza volta gli aggettivi democratico e obbiettivo. Capisco, anche, che a molti non va proprio giù che i Komunisti, come li chiami tu, abbiano avuto un ruolo così importante nella lotta per la liberazione, scrivendo pagine importanti nella storia della Repubblica e della sua Costituzione, ma proprio in nome di quella democrazia a cui tu tanto tieni, ad Atina, queste pagine, non si possono tacere. Comprendo che forse a S Donato tra i milioni di vittime del nazismo e del fascismo si avverte la necessità di ricordare anche le tremila vittime delle foibe, ad Atina avvertiamo il bisogno di iniziare a ricordare, perchè non si è mai fatto, la storia della Repubblica italiana e della sua Costituzione cominciando dalla marcia su Roma, per passare alle leggi razziali, ai rastrellamenti nei ghetti, alla guerra che tanti danni ha prodotto proprio ad Atina, distrutta al 70%, alle deportazioni e alla guerra di liberazione. Quello che in altri posti si da per scontato ad Atina, nonostante abbia pagato un prezzo così alto per la guerra, non lo è proprio. Quando ho accennato a San Saba, non ll’ho fatto per una stupida contrapposizione, ma solo per il fatto che ad Atina se ne ignora l’esistenza, ma si conosce benissimo la Decima Mas. Ognuno conosce bene la storia del proprio paese. Sappi che ad Atina circolano diversi “negazionisti”. Quindi ben venga la giornata delle Foibe a patto che si racconti tutta la storia. Ad Atina, i komunisti e non solo, non hanno che da guadagnarci.
Ti sarà arrivato l’eco di quella che è stata la storia amministrativa di Atina negli ultimi 30anni. Oggi poco è cambiato perciò molti di noi sono “scoglionati”. Qui le persone vengono elette democraticamente ma solo perchè possono dire “sono il figlio di”. Lasciati pregare, per un fatto di buon gusto, lascia da parte il termine democratico quando parli di Atina.
P.S. Non mi sfiora assolutamente l’idea di associarti ideologimante alla proprietà del tuo giornale. Mi sembri ossessionato dal tormentone “Komunisti cattivi e di parte” ma non credo che tu sia mai stato fascista. Ti devo fare un plauso perchè nonostante tu non sia di Atina, ti interessi alle sue vicende politiche.
Questa è l’Atina democratica e obiettiva, non quella komunista e senza memoria come la vorresti tu e il divino Mario Massa.
Bravo Ivan Tavolieri, bravo Francesco Massa
Quindi la commemorazione è stata fatta:
“Ivan Tavolieri ha espresso a nome dell’amministrazione comunale un sincero sentimento di vicinanza per le vittime dell’odio etnico, le cui vicissitudini sono state occultate provocando la ripugnante vergogna per i suoi responsabili.” da “Ciociaria oggi.
Questa è ATINA.
Caro Italo l’esempio dell’insiemistica calza perfettamente, sei riuscito ad essere molto più chiaro di me. Purtroppo non ho mai visto commemorare ad Atina ne la resistenza ne il 25 aprile ne i 6 milioni di martiri della Shoa. E’ proprio questo che sollecito visto che si sono volute ricordare le Foibe come sottoinsieme dell’Italia. Ritengo doveroso,a questo punto, che si parli e si ricordi anche la risiera di san Saba dove hanno trovato la morte e sono transitati molti politici ed ebrei, grazie alle leggi razziali, (non scordiamolo) e grazie ai collaborazionisti sempre italiani. Se questa amministrazione si ferma alle foibe, ci dice chiaramente come la pensa, anche se non ce n’è bisogno. Ma nell’amministrazione ci sono anche persone che si dicono di sinistra, e che si sono presentati come tali, chiedendo voti. Visto che si è voluto mettere mano alla storia, è un dovere morale loro, chiedere e pretendere di raccontare tutta la storia, non fosse altro per raccontare la storia della Costituzione che è stata scritta con il sangue di tutti coloro che si sono sacrificati nella guerra di liberazione contro l’occupante tedesco e i repubblichini di Salò. Tornerebbe anche a vantaggio loro. Come la giornata delle foibe, infatti, scelta come forma di comunicazione e giornata manifesto, per dire “io ci sono, sono qui”, così loro potrebbero avere maggiore visibilità e dare, nel contempo, un contributo a quello in cui loro credono. La prossima volta come pensano di chiedere consensi? Perchè sono bravi ragazzi?
P.S. Qualche tempo fa, vicino al monumento ai caduti, sono comparsi dei pannelli enormi di legno e all’inizio c’era anche una bicicletta da bambino rotta.
C’erano segnate delle date, ’43, ’44, mi pare. Nessuno sapeva cosa fossero. Qualcuno parlò di monumento per la II guerra mondiale. Non se ne è saputo mai nulla, poi sono scomparsi. Qualcuno ne sa qualcosa?
Caro Paoletto, mi fa piacere rileggerti su questo Blog che ogni tanto dichiara la chiusura e poi rinasce come la Fenice. A proposito. Non si doveva fare una riunione in biblioteca?
Chiusa la parente, come diceva Totò.
Per quanto riguarda l’articolo, prendo in prestito l’insiemistica[matematica].
C’è un insieme che si chiama Italia che è un sottoinsieme dell’Europa che è un sottoinsieme del Mondo.
Atina è un sottoinsieme dell’Italia che qualcuno, non so perché chiama Patria, mentre, secondo me, sono patrie tutti gli insiemi e sottoinsiemi che ho nominato.
La ex Jugoslavia è sottoinsieme rispetto all’Europa. La comunità italiana della Slovenia e della Croazia è un sottoinsieme di questi due stati e dell’ex Jugoslavia.
Detto questo.
Atina deve commemorare le foibe?
Come insieme Europa ed insieme Italia, probabilmente si, quindi a livello europeo e nazionale, come ricorda la resistenza e la shoa.
Come sottoinsieme ATINA, no.
Hai visto qualche volta qualche sindaco di Atina, con la fascia tricolore commemorare la resistenza o la Shoa?
Il 25 aprile è festa nazionale.
Le foibe sono un episodio, come ce ne sono stati tanti altri, invece il 25 aprile e la resistenza, a parte la connotazione politica, è un fatto che li sintetizza tutti e mette un punto fermo.
Invece, il sottoinsieme “Comune di Atina” non è FUORI purtroppo perché la guerra è passata anche qui ed ha fatto non pochi danni in termini di distruzioni e vite umane.
È questo che deve ricordare alle nuove generazioni.
Saluto tutti dopo l’assenza, dovuta all’efficienza del gestore telefonico che per sistemare un problema con l’Adsl ha impiegato 20 giorni. Vedo che siete tutti più o meno daccordo sulla linea “Atina che c’entra con le foibe”. Per una volta mi metto fuori dal coro e spiego perchè. Premesso che l’istituzione della giornata delle foibe è stata chiesta dalla destra, composta anche da ex fascisti, tolgo l’ex, sdoganati, dopo l’istituzione della giornata della memoria della Shoa, quasi si volesse compensare. Nonostante questo credo che la memoria storica sia fondamentale. Quando dico storia mi riferisco a tutta la storia e non solo ad una parte. Quindi sarebbe doveroso ricordare la triste risiera di San Saba di Trieste che ha molto a che fare con le foibe. Con questo non voglio certo giustificare quelle stragi, ma soltanto storicizzarle e contestuarizzarle. Ad Atina sanno che cosa è San Saba? ma chi dovrebbe attivarsi per far conoscere queste cose? Gli ex fascisti? Sanno dell’atteggiamento assolutorio degli alleati nei confronti dei collaborazionisti, in piena guerra fredda, per non alienarsi i sentimenti anti Jugoslavi? Sanno che il processo ai collaborazionisti nazisti e fascisti per S. Saba si è potuto celebrare solo nel 1976 grazie al fatto che nel 1950 quando Trieste è tornata Italiana, gli archivi lasciati dagli alleati erano vuoti? Dire che c’entra Atina, è come dire ad Atina la Resistenza non c’è stata quindi il 25 Aprile non si deve FESTEGGIARE (il maiuscolo è voluto) oppure qui non sono stati deportati ebrei quindi la Shoa non c’interessa. Il signore che ha chiesto al sindaco di celebrare la giornata delle foibe fa il suo mestiere. Cosa ci si può aspettare? Cerca di fare proseliti e costruire consensi intorno alla sua persona ideoliogizzando soprattutto i giovani. La cosa grave è lasciare solo a lui il compito ufficiale di raccontare la storia. La verità è che quelli che storicamente si sono fatti carico di ricordare le stragi di Marzabotto, di Cefalonia, delle Leggi razziali etc etc ad Atina sono assenti anche se si dicono di sinistra. Perchè vogliamo meravigliarci se in questi giorni abbiamo assistito a veri e propri atti di sciacallaggio nei confronti del papà della povera Eluana, per fini propagandistici. Hanno fatto un decreto legge in quattro e quattro otto per dimostrare il loro attaccamento alla vita e contemporaneamente un emendamento, dove si nega, di fatto, l’assistenza medica, a chi non ha il permesso di soggiorno. Quindi chi lava piatti nelle pizzerie al nero, meglio senza permesso cosi non si versano contributi, se gli si ammala il figlio non puo curarlo perchè il medico deve fare la spia. Bene sapete a chi è stata delegata l’opposizione in questo caso? Al giornale “Famiglia Cristiana!”. Nessuno in Italia ha avuto il coraggio di essere così chiaro e determinato come lo è stata Famiglia Cristiana. Leggete quell’articolo lo merita davvero. Famiglia Cristiana però non può farsi carico di tutto.
Amici ma che è successo al blog?
per diversi giorni mi è mancato come il pane Mario Massa. Oh Signore, sarò affetto dalla Sindrome di Moltke?
ALLA FINE SONO CONTENTO CHE TUTTI DETESTIAMO LA GUERRA.
QUESTO MI BASTA!
Mi ci tirano proprio per i capelli, ma è l’ultima volta.
Art. 1 – Non intendevo quello che di Remagen hai capito tu.
comma a : A Remagen è successo qualche altra cosa che non sia la battaglia per il ponte .
Art. 2 – Il riferimento alla Normandia mi serviva solo come esempio -il più eclatante – per dire quello che ho detto.
comma a : Quindi non c’era malafede.
Art. 3 – Si intende per sindrome di Lord Acton l’aspirazione del Lord a spiegare la battaglia di Waterloo in un modo da far contenti, nella tragedia e nella violenza della battaglia, nello stesso modo francesi , inglesi, tedeschi e olandesi.
comma a : per dire che la guerra fa schifo
comma b : e vorrei vedere il contrario
comma c : nel caso del comma a si chiede l’abolizione dele discussioni storiche.
VISTA
l’intelligenza umana,
la voglia di conoscenza;
la storia come magister vitae:
TUTTI GLI STORICI DELLA TERRA SONO PER L’ABOLIZIONE DELL’ART. 3 PER MANIFESTA INFERIORITÀ INTELLETTUALE.
Propongo una giornata di protesta contro la caccia alle balene, un’altra contro la caccia agli uccelli, un’altra contro la pesca della trota, un’ltra contro la caccia all’istrice e via di seguito.
Italo, e quando mai ho osannato un big locale io? Ti prego dimmi quando è accaduto, perchè sono pronto a farmi monaco (Come Lutero che, sfiorato dal fulmine, fece il voto a Sant’Anna di farsi monaco se gli avesse salvato la vita) se mai ho fatto qualcosa del genere.
Grazie per i complimenti sull’articolo di oggi.
Mario Massa: io in Normandia non ci vado ad onorare gli Alleati, ma visito tutti i cimiteri, anche quello (bello) tedesco di La Cambe. Sei proprio in perfetta malafede. Dimmi poi quando mai ho onorato i saloini, li ho solo difesi da chi, come te, li vuole dileggiare come traditori. A Remagen ci sono pure stato, a visitare lo stupendo museo della Pace sui resti del famoso ponte conquistato dagli americani nel marzo del 1945, quindi ne so qualcosa.
Io non ho mai difeso solo qualcuno a scapito di altri, e se pensi questo ti contraddici: difendo i saloini come i tedeschi bruciati ad Amburgo e a Dresda, difendo gli americani schiavizzati dai giapponesi a Corregidor e nelle Filippine, difendo i giapponesi atomizzati dagli americani, difendo gli inglesi coventrizzati, difendo i milioni di russi massacrati dalla furia tedesca, difendo gli etiopi e i libici gasati dagli italiani, e difendo i soldati italiani massacrati a Biscari dagli americani, e soprattutto difendo gli italiani di ogni colore spazzati via dall’Istria o infoibati, e via dicendo. In sostanza, detesto tutto ciò che è violenza, detesto la GUERRA.
Ora non capisco perchè tu, al solito furbescamente, sei riuscito a tirare in ballo me sul problema dell’Istria. Io ti ho solo detto di leggerti il libro di Pupo e, visto che non lo hai fatto o non lo conoscevi (ma non è mica una colpa) ti ho citato QUEL passaggio su cui ho basato fin dall’inizio il mio ragionamento.
A FrancescoP.
mi piaci di più quando attacchi i big locali, meno quando li osanni.
Parliamo della “Bella di Monduri” di cui ho letto il tuo bel artiolo su “Ciociaria”.
Andiamo a riscoprire i valori della nostra Valle.
E’ proprio cisì “a qualcuno a na recchia entra e na recchia esc” perciò mi sono incazzato.
La domanda era: E’ opportuno che il Comune di Atina commemori le foibe?
Questa era la domanda, non altre.
Io più volte ho risposto: Le foibe sono stata una cosa tragica, ma Atina non c’entra niente, altrimenti dobbiamo commemorare cento, mille episodi di stragi ed eccidi e ho fatto pure un (parziale) elenco.
Alla fine si è capito che è solo una scusa per parlar male dei comunisti e per far dimenticare le nefandezze del nazifascismo.
I governi DC si sono dimenticati molte cose oltre alle foibe, per esempio la strage di Cefalonia dove tutta la divisione Aqui (italiana!) che si era arresa fu barbaramente trucidata.
Il peggior sordo è quello che non vuol sentire.
Caro italo la tua incazzatura mi sembra un po fuori luogo. E’ dall’inizio che sto dicendo che le memorie sono due ma a qualcuno a na recchia entra e na recchia esc
Prima di abbandonare questo blog e lasciarvi ai piani regolatori , ai campi di calcetto, a Panetta, ai cani randagi, ai cassonetti,alla caccia etc etc rispondo ad una tua domanda.
I governi italiani e la DC in particolare non avrebbero mai potuto aver paura di Tito. Eravamo , insieme agli USA , i maggiori esportatori di armi verso la Jugoslavia, ed ogni notte nelle caserme sul confine giuliano suonavano gli allarmi perchè Tito stava per invadere l’Italia.
Buon divertimento!
CI AVETE FATTO DUE PALLE CON QUESTO CANTANTE-PRESENTATORE PUPO.
IN GUERRA HANNO TORTO TUTTI, MA SPECIALMENTE CHI HA COMINCIATO!
VUOI VEDERE CHE SONO STATI GLI ABITANTI DI ATINA A BUTTARE GLI ISTRIANI NEGLI INGHIOTTITOI?
CHE C’ENTRIAMO NOI?
CASOMAI LA COLPA E’ DEI FASCISTI E DEI COMUNISTI ISTRIANI.
FINIAMOLA CON QUESTE PAGLIACCIATE E CON QUESTI SCIACALLAGGI ELETTORALISTICI.
Non c’è bisogno che tu ricordi a me i silenzi della politica. I silenzi sono stati, per motivi contingenti la politica internazionale, del PCI, della DC e dell’MSI. Ma quì stiamo parlando di STORIA e continurò a dirti , ab aeternum, che quanto affermi sul preteso oblio storico sulle foibe è una spudorata menzogna. Come afferma Pupo ,ed insieme a lui tutti quelli che si sono interessat della problematica, gli archivi erano aperti e tutti hanno potuto lavorare senza veti e problemi.Fanno fede le centinaia di opere ed articoli, insieme ai nprocessi ed alle sentenze dei tribunali contro i responsabili delle foibe.
Il tuo problema è un’altro. Non puoi andare in Normandiua ad onorare gli Alleati che hanno portato la libertà in Europa e poi tornare in Italia ad onorare i saloini, La tua pietà per i morti non ha nulla a che vedere con la Storia. In te c’è qualcosa di irrisolto se ogni volta ricorri alle violenze perpetrate durante la guerra dai comunisti. Qltre a Bleiberg te ne potrei citare altre centinaia. Il tuo problema è che fai risalire la violenza dalla matrice politica e comunista del combattente.
In questi giorni si può vedere un bel film in cui si narra di un povero e pacifico ebreo che sul fronte russo, dopo aver assistito alle violenze nazifasciste, diventa un violento partigiano ebreo pur non essendo comunista.
Hai mai sentito della violenza degli americani a Remagen oppure della violenza della banda Avner ?
Vuoi a tutti i costi dimenticare mettendo tutti sullo stesso piano ,tranne i tuoi odiatissimi comunisti .
In un commento precedente ti nascondi anche dietro un non ben precisato spirito nazionale (nazionalista ?). Ti ricordo che quello che è successo sul confine giuliano è il risultato anche dello scontro fra due forti nazionalismi. Oltre ad essere nostalgico dei Borboni sei anche un nostalgico dell’italietta di fine ottocento ?
Mario, visto che usi a tuo piacimento quel che ti fa comodo, ti cito testualmente una prima parte di quel che Pupo scrive nel suo libro. Pagina 17: “Quella dell’Esodo e del contesto più generale in cui va inserito è una storia in parte ancora da scrivere, ma soprattutto da scoprire, dal momento che per decenni tanto la storiografia che l’opinione pubblica del nostro paese hanno mostrato un interesse assai blando per i drammi che coinvolsero la popolazione italiana dell’area giuliana negli anni 40 e 50. Tutto questo è avvenuto per molteplici ragioni, ma fra di esse una soprattutto è stata posta in luce nel corso degli ultimi anni, vale a dire l’esistenza di robusti interessi politici che per alcuni decenni hanno sconsigliato di attribuire alle vicende giuliane una portata nazionale. Il caso più evidente è QUELLO DELLA CULTURA DI SINISTRA DI ASCENDENZA MARXISTA, ANIMATA DA UN DUPLICE ORDINE DI PREOCCUPAZIONI. LA PRIMA ERA QUELLA DI NON DARE FIATO ALLE FORZE ANTICOMUNISTE IN ITALIA. LA SECONDA ERA QUELLA DI STENDERE UN VELO D’OMBRA SUI COMPORTAMENTI AMBIGUI TENUTI DAL PCI SULLA QUESTIONE DI TRIESTE NELL’ULTIMA FASE DELLA RESISTENZA. NON C’E’ DUBBIO CHE ANCHE FRA GLI STUDIOSI LO STEREOTIPO SECONDO CUI PARLARE DELLE FOIBE SIGNIFICAVA IN QUALCHE MODO DARE OGGETTIVAMENTE SPAZIO ALLA PROPAGANDA NAZIONALISTA, ANTICOMUNISTA E ANTISLAVA: UN PERICOLO CHE ANDAVA SCONGIURATO NON PARLANDONE AFFATTO.” (Raoul Pupo) Ecco, questo è solo un assaggio. Il resto alle prossime puntante, se ce ne sarà bisogno.
X FP La storia non si fa con i se.
E’ lampante che sei affetto da malattia maccartista.
Nessuna paura il virus si è estinto.
Quando parlavo della DC lo dicevo proprio perchè non può essere accusata di comunismo.
I governi DC non sapeva delle foibe o avevano paura di TITO????
Alessio tu dovresti avere un’idea leggermente più larga del concetto di MONDO.
Mario tu invece citi frasi pronunciate molti anni fa.
Leggi il suo nuovo libro e ti rendi conto che Pupo ha svolto una disamina perfettamente lucida ed obiettiva del fenomeno.
Roul Pupo: Nel mio libro cerco di dimostrare come la semina di violenza fu responsabilità del fascismo ….e la soddisfazione di AN mi sembra fuori luogo. Per il resto sono daccordo con Claudio Magris il quale dice che se la destra usa le foibe per difendere il potere è una bestemmia. Ma chi è che proclamò la guerra, invase e perdette….Non c’è dubbio che nelle stragi degli italiani contarono moltissimo i comportamenti infami dei bfascisti negli anni venti e la durezza dell’occupazione doipo il 1941.
non sono i miei morti…non sono i nostri morti!!!!!
prima ricordiamoci di Atina….poi ben vengano tutte le ricordanze di qualsiasi etnia,razza,luogo ecc ecc ecc ecc………
x Italo: meno male che ha governato la Dc e non il PCI, altrimenti avevamo fatto una brutta fine, come i paesi dell’Est.
x Alfonso: quello che tu dici non regge: quelle terre erano ANCHE italiane, ovvero abitate da una forte componente italica, per questo gli italiani sono stati infoibati, lo ripeto, non solo per motivi politici, ma soprattutto per una questione ETNICA.
x Alessio: io onoro tutti i morti, e ora sono contento di poter onorare anche quelli delle foibe, di cui nessuno più parlava apertamente negli ultimi 50 anni
Ecco che la commemorazione perde tutto il suo significato.
Diventa di una piccola parte E NON DEL POPOLO ATINATE e quindi non ha più alcun senso.
E’ MEGLIO FARE UNA MARCIA CONTRO TUTTE LE GUERRE, DA PONTE MELFA AD ATINA, ONORARE I NOSTRI CADUTI ed i 50 milioni di caduti nella scellerata guerra voluta dal nazifascismo.
PERCHE’ NON SI RIPETI PIU’.
Ma scegliamo un’altra data.
pensate ad onorare i nomi dei soldati,vostri compaesani,giustamente elencati sul monumento in piazza Garibaldi….
e A RICORDARE CIO KE ABBIAMO SULLA PELLE……
IL FASCISMO….
ma secondo voi ai paesi interessati dalle foibe frega qualcosa di noi poveri martoriati dai bombardamenti….???
non credo affato….
Ma quanti partiggiani Iugoslavi sono stati massacrati dagl’Italiani e Tedeschi che sono andati in Iugoslavia per colonizare il paese ? Dunque, i partigiàni sono liberatori della loro patria, come erano anche gl’Italiani in Italia, I Francesi in Francia, e basta. Nelle camere a gas nazzista, sono stati uccisi migliaia di omosessuoli e comunisti. E anche questi brutti ricôrdi possono essere comemorati.
COME VOLEVASI DIMOSTRARE!
Lo vedi che alla fine era solo una questione politica?
Caro Francesco vedi che al governo c’è stata sempre la DEMOCRAZIA CRISTIANA.
47 interventi. Roba da matti. E tutti a litigare. Quel piccolo politicante è riuscito a farvi scannare ! Volete capire che questo vogliono i politici ed in modo particolare i politici perdenti. Girate la pagina e leggetevi un bel libro.
Voglio essere banale: proprio per non urtare la sensibilità operaia di qualcuno, cito una fonte totalmente avulsa dall’accademismo universitario, ovvero WIKIPEDIA, dove possono accedere cani e porci:
Ruolo del comunismo
« … le “foibe” [...] sono state una variante locale di un processo generale che ha coinvolto tutti i territori i cui si realizzò la presa del potere da parte del movimento partigiano comunista jugoslavo … »
(Raoul Pupo)
Aspramente discusso è il ruolo che comunismo e comunisti ebbero nella vicenda, enfatizzato o minimizzato a seconda del contesto politico. Gli eccidi ebbero, infatti, anche lo scopo di eliminare i possibili oppositori del costituendo regime e furono uno dei tanti eccidi che caratterizzarono la presa del potere del comunismo Iugoslavo. Fra questi è rimasto tristemente celebre il massacro di Bleiburg. Una repressione di tale entità sarebbe stata difficilmente praticabile da parte di un governo democratico, un regime totalitario, come quello del comunista di Tito, poté invece attuarla con facilità.
Il comportamento dei comunisti jugoslavi fu influenzato anche dal clima di estrema violenza che caratterizzò la guerra nel teatro jugpslavo, frammentato in molte fazioni etnico-politico-religiose, che condussero una guerriglia cruenta e crudele (si pensi solo al comportamento degli ustascia croati).
RESPONSABILITA’ DEL COMUNISMO ITALIANO:
« Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città. Non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. I gerarchi, i briganti neri, i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune, non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già così scarsi. »
(Piero Montagnani su “L’Unità” – Organo del Partito Comunista Italiano, Edizione dell’Italia Settentrionale – Anno XXIII – N. 284, Sabato 30 novembre 1946)
Il P.C.I. non ebbe responsabilità dirette sul massacro; tuttavia acconsentì a lasciare la Venezia Giulia e il Friuli orientale sotto il controllo dei partigiani di Tito, avallando implicitamente l’espansionismo jugoslavo. Fu per questo motivo che ordinò ai propri combattenti partigiani nella regione di porsi sotto comando jugoslavo (fu in questo contesto che maturò il celebre eccidio di Porzûs).
Terminato il conflitto molti militanti comunisti italiani collaborarono con i comunisti jugoslavi e molti si resero complici dei massacri. Va detto che le scelte dei comunisti italiani (spesso tacciati di “tradimento”) furono coerenti al loro internazionalismo, secondo il quale l’affermarsi del comunismo era un valore superiore a quello di patria e di nazione. Coerenti a questo ideale giunsero anche ad auspicare la formazione di una settima repubblica federativa jugoslava, di carattere italiano, comprendente Trieste, Monfalcone e il Friuli orientale. Negli anni successivi furono tuttavia molti gli ex partigiani e i militanti a prendere la via dell’esodo, dopo aver sperimentato il volto nazionalista e repressivo del comunismo jugoslavo.
Negli anni successivi il P.C.I. contribuì a dare una visione alterata degli avvenimenti, volta a minimizzare e a giustificare le azioni dei comunisti jugoslavi.Di questo atteggiamento ne fecero le spese i profughi, ai quali fu ingiustamente cucita addosso l’odiosa nomea di “fascisti in fuga” (vedi Treno della vergogna).
A tutt’oggi, come si dice avanti, è diffuso in taluni ambienti comunisti e post-comunisti un atteggiamento che tende a minimizzare e a giustificare gli eccidi
Caro Mario ti invio un altro giudizio di Claudio Magris:«nel lager di Arbe, in Croazia, e in altri, noi italiani abbiamo imitato contro gli slavi, con zelo i nazisti. Quella è stata una delle cause di tanta ferocia.
Come sai ho la passione di conservare gli articoli dei giornali ma per comodità uso gli archivi di internet. Per qualcuno è un peccato mortale. Quella delll’oblio sulle foibe è una grande bugia che a qualcuno conviene continuare a propoalare per infimi motivi di lotta politica Come tu sicuramente sai ,all’indomani della liberazione ,fu il comunista Istituto di Storia della Resistenza a iniziare l’indagine storica sulle foibe e a sfornare articoli e libri
Però forse non sai che i primi ad onorare i martiri delle foibe sono stati proprio i partigiani giuliani. Dillo in giro
Francè, imbecille è sinonimo di fesso.
Ma qualche lunedi fa non ci doveva essere un duello non se ne è saputo più niente.Qualcuno sa darmene notizia? ci sono stati vinti e vincitori si sono avuti feriti gravi o cosa ditemi ditemi.
Se tale duello ancora non fosse avvenuto facciamo in modo che finalmente avvenga e poniamo fine alla “guerra”
SE hai letto i miei interventi puoi constatare che non è stato detto così. Io ho detto SOLO che interessa lo Stato Italiano e non direttamente la comunità atinate.
PUNTO.
Altrimenti, anche in Istria dovrebbero commemorare i martiri di Vallerotonda.
Non entro nella questione se hanno fatto bene o male.
La guerra è guerra diceva una vecchietta ed è uno schifo.
La puoi chiamare terrorismo, pulizia etnica, guerriglia, missione di pace.
E’ sempre la stessa cosa, è omicidio.
Se la fanno i comunisti è peggio perchè cantano l’Internazionale.
Ci siamo capiti?
Ma la sostanza non cambia: dato che a massacrare gli italiani nelle foibe furono i comunisti jugoslavi, questo problema per anni non è stato sollevato, perchè si è guardato sempre alle ‘altre’ stragi, e mai a quelle targate colore rosso.
Ecco il significato del ricordo delle foibe, ecco perchè è giusto che se ne parli. Pulizia etnica targata comunista iugoslava. Non vi fa comodo? affari vostri
Meglio fessi che imbecilli
SULLA LAPIDE CI SONO SCRITTI I NOMI.
SONO QUELLI A CUI BISOGNA PORTARE LA CORONA.
RISPONDENDO A MARIO.
SE VOGLIAMO ESSERE LAICI E COMUNISTI, DOBBIAMO DIRE : LA STORIA SIAMO NOI.
SONO I NOSTRI PADRI, I NOSTRI NONNI CHE SI SONO SPEZZATI LA SCHIENA NEI CAMPI E NELLE OFFICINE E NELLE TRINCEE SEMPRE PER QUALCUN ALTRO.
A GALLINARO C’E’ UN VICOLO. PORTA IL NOME DI “DOMENICO APRUZZESE MINATORE”. PRENDIAMO ESEMPIO.
http://www.panoramio.com/photo/8840936
Vorrei cogliere l’invito di INN e Italo con la pubblicazione di questo articolo dello scrittore Matvejevic Predag, per un’intima riflessione.
La storia come dice Magris non è nè giustiziera, nè giustificatrice, bensì è o dovrebbe essere , intelligenza delle cose.
“La memoria ci definisce, determina i nostri atti, condiziona le nostre scelte, dirige i nostri movimenti… Lo sappiamo bene, non occorre troppo ripeterlo. Ma non c’ è una sola memoria. Ne esistono diverse. Talvolta essa è uno stimolo, talvolta è un obbligo, altre volte un peso o anzi una vergogna. È sempre necessario chiedersi a quale tipo di memoria ci riferiamo. Non vogliamo, non dobbiamo dimenticare gli eventi del nostro passato, della nostra vita, della storia del popolo del quale facciamo parte. Ma non tutti hanno la stessa importanza. Ho visto purtroppo in questi ultimi mesi, in Italia e in Croazia, gente in camicia nera che salutava «alla romana». Non riescono a superare la memoria trasmessa dai loro genitori, parenti, vicini. Per quanto mi riguarda, non dimentico mai i giorni in cui mio padre fu deportato per quattro anni in un lager nazista, ai «lavori coatti». Era un uomo corpulento, un russo forte, pesava 92 chili. Quando è tornato era l’ ombra di se stesso, uno scheletro vivente, pesava 52 chili. Non lo riconobbi. Piansi per tre giorni. Questa immagine è stata per anni una ossessione… Una persona, un popolo, una nazione devono conservare una memoria e, in varie occasioni, difenderla. Comunque sia, viene anche il momento in cui bisogna difendersi da questa stessa memoria – quando essa diviene invadente, abusiva, intollerante. Ognuno di noi possiede una specie di patrimonio che ci protegge e unisce. Talvolta, però, è necessario sbarazzarsene, o almeno liberarsi di una sua parte negativa, che ci blocca o castiga. Solo una forte cultura critica potrà riconoscere questo momento cruciale, nel quale invece di difendere la memoria dobbiamo difenderci dalla memoria, invece di proteggere il patrimonio occorre proteggere noi stessi da questo stesso patrimonio. Vi sono epoche in cui la cultura critica non fiorisce o viene decisamente osteggiata, svilita, repressa. La nostra epoca in questo senso non sembra produttiva ed esemplare. Ogni persona che pensa e giudica – diciamo per semplificare ogni soggetto privo di pregiudizi – dovrebbe redigere un «catechismo» del proprio dissenso nei confronti della memoria e del patrimonio nazionali. Perché nel momento in cui rifiutiamo quello che attorno a noi è considerato una cosa sacra, un tabù inviolabile, un qualcosa di indiscutibile, noi rischiamo di essere trattati da traditori. Traditori del patrimonio, della fede o della tradizione, della nostra propria nazione ecc… Tanti sono quelli che non si rendono conto che conservare ad ogni costo certi acquisti ci fa precipitare nel baratro di un conservatorismo esiziale. Voler difendere sempre e comunque la tradizione ci spinge verso un tradizionalismo che si oppone alla ragione, all’ evoluzione individuale e collettiva, nonché all’ avvenire e al progresso. Una cultura critica è quella che sa anche rischiare. Che sa «tradire» per poter accettare il meglio e rifiutare il peggio. Occorre – e penso a questo ricordando varie tragedie non soltanto europee – sapersi guardare allo specchio senza pietà. Sapendo che non basta appartenere ad «una civiltà colta» per essere immuni da virus come l’ odio razziale, l’ antisemitismo, il fascismo che sta accanto a noi. Un atteggiamento critico è quello che si batte perché la cultura nazionale non si trasformi nell’ ideologia della nazione, come avvenne nella Germania nazista o, per altri versi, nella Russia stalinista, e recentemente nei vari paesi balcanici. Molte volte non si ha il coraggio di guardarsi allo specchio in questo modo. Lo vedo attorno a me, nella Croazia in cui sono tornato dall’ Italia, in Serbia dove accadono cose che – da vecchio amico dei serbi – non potevo immaginarmi. Vedo tanti ex amici o ex compagni che non hanno il coraggio di dire in modo forte che cosa furono gli ustascia di Ante Pavelic, criminali fascisti addestrati a Lipari dagli squadristi di Benito Mussolini. Con pochi serbi posso oggi parlare del genocidio di Srebrenica: oltre ottomila civili, giovani e anziani, massacrati in alcuni giorni; là vicino c’ era una divisione (olandese) dell’ Onu che non si è mossa per salvarli. Si tratta del più grande genocidio in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Una nazione dovrebbe essere molto riconoscente verso coloro che hanno il coraggio di mettere la propria faccia di fronte allo specchio, e dire: ecco, siamo stati capaci di fare anche questo. «Sono il vostro traditore!». Mi rendo conto di come sia difficile. Comporta un rischio che in pochi siamo pronti ad affrontare. L’ autore Da Mostar a Roma Nato a Mostar nel 1932 da padre russo e madre croata, lo scrittore Predrag Matvejevic ha insegnato a lungo Slavistica all’ Università di Roma. Tra le sue opere: «Breviario Mediterraneo» ed «Epistolario dell’ altra Europa» (entrambi Garzanti)
Matvejevic Predag
Mi dispiace per questi toni arroventati, ma come succede spesso in questo tipo di argomenti si esce fuori dal tema, tralasciando secondo me il vero quesito sull’articolo: E’ GIUSTO COMMEMORARE DEI CADUTI ( non concittadini o valligiani) IN AZIONI DI GUERRA O GUERRIGLIA, DOPO TANTI ANNI, OGNI QUALVOLTA UN POLITICO QUALSIASI HA DELLE “VOGLIE”?
Penso che tutti siamo d’accordo sul no, sia Mario che Francesco. Giusto o sbaglio?
Tu vuoi sempre aver ragione, ma lo sai come si dice ad Atina: la raggion’ è r’gli’ fessa.
Un’ultima cosa: peccato che tale sfoggio di cultura operaia sia un link di Repubblica: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/05/29/il-supermarket-della-storia.html
e poi, se proprio ci tieni a saperlo, è tutta bibliografia datata: per questo ti ho consigliato il libro di Pupo, che è recentissimo e frutto delle ultime ricerche.
Ad maiora e ciao a tutti
Caro italo, qùì stiamo parlando di storia e non spetta alla storia costruire una storia condivisa. Non è mestiere degli storici. Se qualcuno vuole seguire le orme del completismo, affarisuoi.
Scusa per lo sfoggio di cultura di un semplice operaio.
Caro MarioM hai fatto quello che ha detto Andrea, hai dato una bibliografia per meditare sulle foibe per un anno, anche quando andremo in spiaggia.
Nessuno ha pensato a ricordare i nostri martiri.
é arrivato il momento di vantarmi. Ho letto il tuo libro e il 99% di quelli sotto elencati
BIBLIOGRAFIA DI UN MASSACRO ECCO UNA sintesi sommaria della principale bibliografia sulle foibe e deportazioni da parte jugoslava: Ennio Maserati, L’ occupazione jugoslava di Trieste (Maggio-Giugno 1945), Del Bianco, Udine, 1963. Galliano Fogar, Sotto l’ occupazione nazista nelle province orientali, Del Bianco, Udine, 1963 e 1968. Raoul Pupo, Le foibe giuliane 1943-1945: i nodi del dibattito, in Qualestoria, n. 2-3 agosto-dicembre 1989, Trieste. Raoul Pupo, La violenza politica tra guerra e dopoguerra. Il caso delle foibe giuliane 1943-1945 in Clio, rivista trimestrale di studi storici, n. 1, gennaio-marzo 1996, Roma. Bogdan C. Novak, Trieste 1941-1954. La lotta politica, etnica e ideologica, Mursia, Milano, 1973. Diego de Castro, La questione di Trieste. L’ azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954, ed. Lint, Trieste, 1981. Roberto Spazzali, Foibe. Un dibattito ancora aperto, Ed. Lega Nazionale, Trieste, 1990. Gianni Bartoli, Il martirologio adriatico. Elenco dei deportati e scomparsi nella Venezia Giulia, Fiume, Dalmazia, Tip. Moderna, Trieste, 1961. Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, Caduti, dispersi e vittime civili dei Comuni della Regione Friuli-Venezia Giulia nella seconda guerra mondiale, Udine, 1990-1991-92. –
Prima di lasciarci ti voglio dire che la sindrome di Lord Acton non è una malattia grave.
(continua)
ora ci metterò anche gli italiani che non si sono certo comportati meglio in Etiopia.
E’ LA GUERRA.
Io, come la nostra Costituzione, RIPUDIO LA GUERRA e condanno chi la fa e chi la esalta e da comunista, rimprovero il mio compagno D’Alema di averla ordinata in Kossovo.
Anzi, voglio aggiungere che non sono affatto d’accordo sulle spedizioni armate in IRAK e in AFGANISTAN, anche se si chiamano missioni di pace.
Mi dispiace tanto di questi battibecchi. Orsù facciamo pace e discutiamo serenamente.
Se avete notato, nel mio ultimo intervento ho messo sullo stesso piano, anche se non lo sono, tedeschi, francesi, marrochini e americani.
Non usare furbescamente la tua indignazione per non rispondere alle domande. Spiega agli altri bloggers, non a me,perchè tu puoi fare riferimento ai libri mentre se lo fanno gli altri li accusi di fare sfoggio di cultura. Io non mi sono mai vantato di niente,mentre tu parli sempre della tua laurea e dei tuoi voti.
Ti sei messo al di sopra anche della commissione storica italo-slovena. Torno a dirti, ma di sicuro inutilmente. che a parlare di due memorie sono stato io, non tu.
Messaggio: visto che sono stanco di essere continuamente INSULTATO da taluni ‘signori’ ivi presenti, che non sanno discutere ma solo mettere in discussione i titolo altrui, vi salutp definitivamente. Io sono abituato al rispetto, non agli insulti.
Ps per l’Amministratore: se vorrai, continuerò a mandarti i miei pezzi, altrimenti fa lo stesso.
Grazie a tutti
Mario io i libri non li leggo, li colleziono solo, come Trimalchione.
Visto che solo tu sei un pozzo di scienza, e i miei trenta e lode e la mia laurea in storia con 110e lode carta straccia, rinuncio ad ogni ulteriore discussione con chi non ha il minimo buonsenso per capire il significato della giornata del ricordo delle foibe, ovvero la volontà di riportare alla luce episodi drammatici per troppo tempo dimenticati.
Per voi ciò non esiste, perchè siete tarati ideologicamente e privi di sensibilità nazionale.
Contenti voi, contenti tutti.
Nessuno, qui, vuole negare la tragedia insita in quei drammatici momenti, ma il fatto è che per voi QUEI fatti sono ancora scomodi, perchè perpetrati dai comunisti titini, che sempre comunisti erano, come voi. Non usare furbescamente, signor Mario Massa, le dichiarazioni di Raoul Pupo, leggiti quel libro che ti ho consigliato, e ti renderai conto che quel che dico è vero.
Visto che mi devo assentare aggiungo.
Giuliano Ferrara (molto vicino alla dx): La pietà per i martiri delleb foibe e la verità sulla loro storia diventano virtù pelose quando non siano accompagnate dalla responsabile considerazione del contesto di quei massacri e dalle responsabilità storiche della nazione, che in quella carneficina, fu infine offesa.” Il Foglio, settembre 1996.
Michele Serra (molto vicino alla sx): Tutti i crimini sono uguali davanti al dolore e al disgusto che provocano ma non è mai uguale la storia del loro farsi. Cuore, Settembre 1996.
ntano virtù pelose quando non siano accompagnate dalla responsabile considerazione del contesto di quei massacri e dalle responsabilità storiche della nazione, che in quella carneficina, fu infine offesa.” Il Foglio, settembre 1996.
Michele Serra (molto vicino alla sx): Tutti i crimini sono uguali davanti al dolore e al disgusto che provocano ma non è mai uguale la storia del loro farsi. Cuore, Settembre 1996.
X Francesco P
Ma che cavolo vuoi dire ? Spiegati meglio.
Vuoi forse dire che la c3, la nacht un nebel, Arbe, Kragujevac,Jasenovac,le invettive di mons. Stepinac, le torture di padre Maistorovic, l’incendio della Narodnij Dom, l’espulsione degli insegnanti sloveni e croati etc., erano solo mosse politiche, mentre le foibe e l’esodo erano pulizia etnica?
Ma li leggi veramente i libri che dici di leggere o sono letture sporadiche? Tanto bastano i tuoi 30 e lode !
Sul piano storico la commissione mista italo-slovena, di cui faceva parte anche lo storico Roul Pupo, Roberto Spazzali, lo storico della chiesa Giovanni Miccoli, Marina Cattaruzza e tanti altri ,hanno scritto che “il fenomeno delle foibe e dell’esodo vanno intesi all’interno di una lunga storia di sopraffazione e violenza, iniziata con il fascismo e la sua politica di oppressione delle minoranze slovene e croate….culminate con gli orrori della repressione nazifascista contro la popolazione civile.”Una volta pensavo che eri affetto dalla sindrome di Lord Acton ma mi sbagliavo.
Io ho parlato di due memorie di confine mentre tu parli sempre di un solo confine. L’altro per te non esiste, lo rimuovi, lo dimentichi. A ciò si possono dare due risposte. O riguarda l’uso politico della storia oppure qualcuno lo chiama negazionismo.
Italo non mi riferivo al tuo intervento, volevo solo ribadire di pensare al presente e al futuro.
Nessuno vuol disconoscere la tragedia delle foibe, ma e un fatto dell’Istria, alla quale ci accomuna la natura carsica del territorio.
Da noi le foibe si chiamano “Chiatre”.
Ha certamente rilevanza nazionale, ma non interessa direttamente la comunità atinate. Perciò la proposta riveste solo carattere ideologico, strumentale e propagandistico di una parte politica che si appiglia all’unico episodio che può mostrare a discolpa delle immani tragedie inflitte all’umanità per aver provocato una guerra che ha prodotto oltre 50 milioni di morti. Come la popolazione di tutta l’Italia.
È un episodio ai danni dei nostri connazionali come lo sono:
1.le fosse ardeatine;
2.le giornate di Napoli;
3.l’eccidio di Marzabotto e della famiglia Cervi;
4.la strage di Cefalonia e dei nostri soldati nelle isole Egee;
5.la notte di San Lorenzo;
6.lo supro dei marrochini comandati dal generale Juin , più di duemila donne dagli 8 agli 85 anni e ottocento uomini, tra cui il parroco di Esperia.
7.i bombardamenti a Cassino, nella nostra valle (e poi ad Hiroshima).
Per noi della Valle di Comino invece è obbligo ricordare i bombardamenti, gli eccidi e le angherie dei tedeschi, come la strage di Cardito e tanti altri episodi nei vari comuni della valle ormai dimenticati.
Ho ancora un cartello dove è scritto:
”FUR ZIVILPERFONEN – WER WEITERGEHT, WIRD ERFCHOFFEN”
Per Gabriella. E’ sbagliato dire: scurdamm’c’ o passat’. La storia deve essere studiata per non commettere gli stessi errori, ma non deve essere strumentalizzata per fini politici elettorali.
Leggendo i post viene da concludere : gli odi che sono esistiti nel passato vengono mantenuti dalla classe politica per condannabilissimi interessi elettoralistici. I giovani di oggi queste cose non le hanno vissute e non possono avere un’idea obbiettiva dei fatti.
Allora basta con queste giornate del ricordo che servono solo ad intrattenere o far nascere odi che ormai potevano considerarsi estinti o perlomeno sopiti. Se dovesse esistere l’obbligo di ricordare certi avvenimenti, il calendario sarebbe pieno di queste ricorrenze come ad esempio : lo sterminio degli armeni, degli indiani d’America, dei Mayas, Incas, i morti delle inutili guerre promosse dagli USA. Preoccupiamoci invece di arrestare gli stermini per fame, sete e malattie varie, in atto sullo sfruttatissimo, anzi cannibalizzato, continente africano.
Vi consiglio un gran bel libro: “Il lungo esodo”, di Raoul Pupo, professore (di sinistra) di Storia contemporanea all’Università di Trieste.
Leggetelo bene, mi raccomando, così almeno capirete quanto siete tarati ideologicamente da non capire la differenza tra politica e pulizia etnica.
Buona lettura!
Vorrei sapere da te Andrea Amata se i giovani della tua lista ti seguono per queste questioni che ci riportono ancora al passato, che provocono discussioni che non finiranno mai perché ognuno di noi ha una conoscenza parziale e molto personale dei fatti di 60 anni fa. I vincitori hanno sempre tutte le ragioni dalla loro parte. I vinti possono solo sapere da chi era presente -per esempio in Jugoslavia- di come doveva difendersi per sopravivere. Perciò ti chiedo nuovamente di intercedere, nella tua qualità di consigliere della minoranza, presso il Sindaco Fausto Lancia per una salvaguardia della GUARDIA MEDICA nel CENTRO STORICO DI ATINA ? Ho saputo che il Dr. Marco Gallo ha già fatto presente all’Amministrazione un possibile recapito. Perchè non porti avanti questa necessità per il centro di Atina dato che al Ponte c’è il 118 quindi un’assistenza vicino agli abitanti della pianura?
Per intenderci ! La logica della 3c era la stessa della nazista “Nacht und Nebel” sul fronte orientale ed occidentale: quella del terrore e dell’odio etnico. La stessa che ha armato il mitra del tedesco che uccise quel giovane padre di 23 anni.
Ora andate a chiedere a quel bambino di due anni di mettere una corona sulla tomba del tedesco oppure ad un croato o sloveno o serbo di mettere fiori sulla tomba di Roatta o di Padre Maistorovic .
Cari Italo e malatempora non vogliono capire,perchè scomodo,che sul quel confine ci sono due memorie da rispettare. Qualcuno ogni tanto ci ricorda l’italianità dei comunisti infoibati dai titini, ma hanno rimosso l’italianità dei comunisti di Opicina,di Trieste , di Gorizia, della Risiera di San Sabba. Rinnovo ancora una volta l’invito alla lettura della “circolare 3c.
La stessa pulizia etnica fatta dai fascisiìti e nazisti contro ebrei, rom e politici che non la pensavano come loro.
Con questo non voglio giustificare gli eccidi delle Foibe, ma voglio ricordare che la violenza genera violenza, che le guerre lasciano strascici di odio e di vendetta.
Penso che sai benissimo come si sono comportati i soldati italiani in Iugoslavia; non sono stati molto teneri con quelle genti.
il problema è che spesso si dimentica che gli infoibati non furono uccisi per questioni politiche, ma solo perchè ITALIANI. E tra di loro, se non lo sapete, c’erano anche molto comunisti.
Allora è giusto ricordare i nostri connazionali uccisi non per questioni politiche, come si vuole far credere, ma per semplice pulizia etnica.
xItalo
Hai fatto bene a ricordare un episodio così tragico della tua vita. Forse farà riflettere qualche ragazzo di oggi e imparare che la guerra si è fermata qui per un bel po’ causando morti e distruzioni.
Perchè non portiamo dei fiori anche a tutti gli slavi uccisi dai fascisti e dai nazisti?
Davvero non sanno più a cosa fare e dire per uscire sui giornali.
A proposito di oblio qualcuno vada a rileggere la tristemente famosa “circolare C”, l’italianità di Bruno Cogeani ,di Cesare Pagnini , del famigerato mito del buon soldato italiano e della italianità circa la “vendita” ai nazisti dell’Adriatische Kustenland.
Ricordando gli infoibati e dimenticando la violenza degli italiani
si possono conquistare molti voti. Auguri.
ok
CARO AMMINISTRATORE TI PREGO DI TOGLIERE I MIEI DUE ULTIMI COMMENTI.
Andrea perchè non ci concentriamo su Atina? Ho appena fatto un commento sul 118 spostato in via Colle Melfa ed ho lanciato un appello per cercare di far vivere NEL CENTRO STORICO DI ATINA UNA GUARDIA MEDICA. Vorrei tanto che tu potessi appoggiare e portare avanti questa richiesta davanti al consiglio comunale. Servirebbero solo 2 stanze con i servizi. E’ chiedere troppo alla nostra Amministrazione?
X ITALO
MICA CI LASCERAI COSI, IL SEGUITO DELLA STORIELLA…………………….
Si vede che Amata non ha piu’ un cazzo a cui pensare e da dire per fare parlare di se……………
Non mi riferisco alle foibe ovviamente ma solo al fatto che ci sarebbe altro da commemorare ad Atina.
Daccordissimo con Italo non facciamo ridere i polli
Francesco qua per ricordare non si pensa a fare, a creare, a inventare, a produrre.
Cosa porta un mazzo di fiori su un monumento?
Questo è l’andazzo dei politici, destra e sinistra o sinistra e destra, perdere tempo, portare l’opinione pubblica su questioni antiche e sterili.
Il politico dovrebbe pensare a risolvere i problemi vivi della gente, lavoro, ecologia, rifiuti, acqua, ecc.
non a fare sempre demagogia.
L’orrore c’è stato a destra e a sinistra. Basta.
Spero che il sindaco non dia il consenso alla futile iniziativa .
Innominato, non so se ti riferisci al mio intervento.
Di Umberto, di Garibaldi, di Cavour son piene le piazze. Di Franceschiello e di Bresci no.
Chi vince ha sempre ragione.
Ma questi non sono atinati.
(continua)
La guerra è sempre vergognosa.
E’ più vergognoso che Mussolini e Pippetto ce l’hanno portata in casa.
Ottima idea, io rimpiango i Borboni.
Ma ricordare le foibe è importante, soprattutto per non dimenticare una pagina vergognosa per troppo tempo finita nel comodo oblio di una certa ‘storia’ politicizzata.
io ricorderei molto piu volentieri il 13 novembre…..
xke in questa data durante la 2a guerra mondiale atina fu bombardata ben 13 volte…….
noi abbiamo poco a che fare con le foibe,alquanto lontane dai nostri territori….
invece la memoria dovrebbe portarci a onorare ki è morto per combattere i regimi nazi-fascisti e a onorare ki a cercato di distruggere la terribile linea Gustav,situta a poki km di distanza…..
spero ke questa non sia stata una strumentalizzazione della guerra per fini politici….
Bella idea, ogni tanto a qualcuno gli si accende la lampadina del genio.
Io propongo di commemorare i caduti nell’assedio di Gaeta del 1860 ad opera dell’invasore piemontese, con bombardamenti sui bambini ed anziani inermi e affamati. Strage nel corso degli anni dimenticata da tutti.
Che ne dite. Sono un genio.
HA RAGIONE ALFONSO. LA GUERRA È UNO SCHIFO.
L’art. 11 della Costituzione recita: “L’Italia ripudia la guerra..”
Molte volte ce ne dimentichiamo e allora bisogna rinfrescare la memoria, per non ripetere gli stessi errori.
I cittadini di Atina e della Valle di Comino l’hanno vissuta in casa, subendo le angherie degli invasori.
Molte volte in nome di un patriottismo fasullo [ la patria è prima di tutto dove si è nati e/o si vive] si prendono lucciole per lanterne.
Se il Comune di Atina vuole ricordare i propri martiri, può organizzare conferenze nelle scuole e chiamare le strade di Atina con i loro nomi.
Non bisogna mai dimenticare che l’Italia a fatto la guerra a fianco dei nazzisti di Hitler e a partecipato anche lei alle foibe nel ex Iugoslavia che si chiamava Serbia, Croazia ecc.. Questo mi è stato riferito dà un ex Ardito del l’esercito Italiano. Lasciamo perdere un pô le guerre e i suoi morti, pensiamo serriamente a non riprodure il passato.La guerra non sarà mai una soluzione ai nostri problemi. Per certe persone bisogna sempre vivere nello spirito della guerra. Quello che stà succedento in Irak e in Palestina è uno scandalo.
MA CHE C’ENTRA ATINA CON LE FOIBE?
NON FACCIAMO RIDERE I POLLI!
AVETE PERSO LA MEMORIA!
CI SAREBBERO TANTI EPISODI TRAGICI CHE HANNO COINVOLTI GLI ATINATI E I CITTADINI DELLA VALLE DI COMINO DA RICORDARE E DA RACCONTARE A MONITO ALLE NUOVE GENERAZIONI.
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