Attualità, Il Bluff della sicurezza.
In aumento stupri, rapine ai negozi e sbarchi di clandestini. La tanto sbandierata lotta al crimine del governo Berlusconi non ha cambiato la situazione. Ma nessuno lo dice.
Potevano stupirci con giochi di luce ed effetti speciali, con i soldati nelle strade e retate spettacolari. Ma alla fine le cose non cambiano: il primo bilancio della sicurezza nell’era Berlusconi è un bluff.
La situazione migliora, certo. Ma i reati diminuiscono nell’identica maniera in cui stavano calando negli ultimi mesi del governo Prodi. Sì, perché i record annunciati in pompa magna da prefetti e questori sono tali solo grazie al confronto con il 2007, l’anno nero segnato dal boom dei crimini per effetto dell’indulto. La contabilità reale dell’Italia a mano armata non cambia. Anzi, in certi settori peggiora. C’è un picco di rapine contro i negozi. C’è un aumento in diverse città di quelle violenze sessuali che soltanto un anno fa avevano contribuito a far dilaniare il senso di insicurezza. E c’è un peggioramento drammatico dell’immigrazione ‘clandestina’ dall’Africa: 36.800 persone sbarcate nel 2008, la cifra più alta negli ultimi dieci anni. Insomma, una débâcle proprio su quel tema cavalcato dal centrodestra nell’ultima campagna elettorale.
Banditi alla cassa Partiamo dal risultato migliore. Tutti i bilanci sbandierati per il capodanno mettono in evidenza un dato di sicuro effetto: il crollo delle rapine in banca. Tutto vero. Le statistiche che l’Ossif, l’osservatorio per la sicurezza dell’Abi (vedi box e tabella a pag.32), ha elaborato per ‘L’espresso’ mostrano da giugno a ottobre – i primi mesi del governo Berlusconi – un calo del 26,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precente. Complimenti? Pochi. Perché già nell’ultimo semestre prodiano il miglioramento era stato netto: oltre il 23 per cento di colpi in meno. Insomma, persino in questo caso il cambiamento è minuscolo. E la medaglia al valore va soprattutto agli istituti di credito, che hanno incrementato le protezioni spingendo i banditi verso obiettivi meno difesi. Sono così finiti nel mirino uffici postali, supermercati e negozi. Le rapine agli esercizi commerciali sono in crescita quasi ovunque. A Milano i dati ufficiosi della questura, segnalano un boom: a metà dicembre ne erano state censite 626 contro le 460 dell’intero nefasto 2007, un terzo in più. Nella provincia di Bologna tra gennaio e novembre ne sono state contate 127 (7 per cento in più). A Napoli e a Bari le aggressioni ai negozianti sono in lieve aumento, nella capitale invece tocca alle Poste pagare il prezzo più caro. In tutta Italia però il primato negativo spetta alle farmacie. A Roma e Milano i colpi sono triplicati. Nel capoluogo lombardo si è passati da 131 a 267. Mentre i farmacisti si mobilitano, chiedendo più sicurezza, le altre categorie non danno visibilità all’allarme. Eppure erano state proprio le organizzazioni dei commercianti ad animare le proteste di piazza più clamorose contro il crimine.
Indulto L’Italia delle statistiche criminali è un labirinto dove si fatica a trovare dati omogenei: di anno in anno cambiano i riferimenti territoriali e persino i criteri. È come se i numeri rispecchiassero la nostra atavica incapacità di coordinamento tra i responsabili dell’ordine pubblico. “È un caos, senza serie storiche, con procedure che risalgono all’epoca fascista”, sintetizza il professor Giandomenico Amendola, autore per Liguori di ‘Città, criminalità, paure’: “Nessuno riesce ad avere basi per impostare una politica di sicurezza”. “Quella che emerge è una criminalità a macchia di leopardo, senza aree omogenee. I dati sono controversi: diminuiscono i reati ma aumentano le persone denunciate”, puntualizza Ernesto Savona, docente di criminologia alla Cattolica e direttore di Transcrime. Così ‘L’espresso’ ha dovuto attingere a fonti diverse. I bilanci, provvisori e parziali, di fine anno delle forze dell’ordine sono tutti positivi.
C’è un dato però che tende ad uniformare le città del centro-nord: un calo dei reati totali nel 2008 tra il 15 e il 20 per cento, su cui incide soprattutto il crollo di furti e borseggi. Ed è sorprendente notare come questa flessione coincida in linea di massima con l’effetto determinato nel 2007 dall’indulto, la scarcerazione di massa senza prospettive di reinserimento che provocò un aumento dei reati predatori.
A crollare ora sono le rapine in banca, i borseggi, i furti di auto: gli stessi misfatti che – come evidenzia un’analisi scientifica di Giovanni Mastrobuoni e Alessandro Barbarino del Collegio Carlo Alberto di Torino – subirono la maggiore impennata dopo la clemenza del 2006.
Tra le pochissime città che possono vantare un miglioramento anche rispetto al 2005 spicca Verona. In tutta Italia, però, se si cerca di esaminare settori senza legami con l’indulto, come omicidi e narcotraffico, allora i buoni propositi svaniscono. Per gli omicidi, un orientamento arriva dal Web dove un gruppo di laureati in sociologia li censisce in tempo reale usando le cosiddette ‘fonti aperte’ (www.delittiimprefetti.com).
Nel 2008 hanno contato 609 morti violente: solo 10 in meno dell’anno precedente. In 158 casi il movente è classificato come ‘mafioso’ e in 50 come rapina. Il primato di sangue va alla Campania (114) seguita dalla Lombardia (76).
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1. Alfonso - 15 gennaio 2009 - 10:24
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2. mario massa - 13 gennaio 2009 - 21:08
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Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,Sono d’accordo con Mario Massa. Quando un paese vuol fare la guerra , si cerca un nemico e poi scatena la guerra con l’appoggio del popolo. Lo stesso è in politica, per conquistare il potere bisogna far paura ai cittadini e poi presentarsi come salvatore. Cosi a fatto Berlusconi e la sua banda, e i cittadini italiani si sono fatti illùdere perche la maggioranza è condizionata dai media del CAVALIERE. La stessa cosa la fatto Sarkosy in Francia.
James Ost ed alcuni colleghi dell’Università di Portsmouth, dopo aver intervistato molte persone sugli attentati di Londra del 7 Luglio 2005 scoprirono che chi aveva più notizie su quell’attentato aveva più probabiltà di falsi ricordi.
Secondo i dati raccolti dal governo inglese tra il 2006 e il 2007 il 65 per cento degli intervistati credeva che nel paese la criminalità era aumentata. In realtà, sempre secondo i dati forniti dal governo,la criminalità era diminuita del 42 per cento. Negli usa accadeva la stessa cosa. Da uno studio della Buildings blocks for youth, il numero dei reati era diminuito del 20 per cento ma alla televisione lo spazio dedicato alla criminalità era aumentato dell’83 per cento.
E cosi via per altre indagini sulla criminalità e sulla percezione della gente.
In Italia è avvenuto lo stesso meccanismo. Poco prima delle elezioni l’Italia era un paese con un tasso di criminalità elevatissima. Il giorno dopo le elezioni era diventato, come per magia, un paese tranquillissimo.
Il giorno prima delle elezioni amministrative nella capitale, Roma era diventata come la Chicago degli anni ’20. Il giorno dopo una tranquillissima città del Costarica.
Qualche settimana fa l’Osservatorio di Parma ci informava che la criminalità è più o meno agli stessi livelli del 2007.
Lo stesso Osservatorio ci informa inoltre che lo spazio dedicato dalla televisione alla criminalità ha avuto un tracollo
come la borsa di New York. Lo stesso tracollo è da registrare per quanto riguarda le interviste fatte alla gente nei mercati, per la strada, davanti alle scuole etc etc.
Sarà un caso ?
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