Cassino, Camorra e appalti pubblici.
La sas sequestrata dalla guardia di finanza di Marcianise, che aveva sede legale a Casal di Principe e i cui proventi finivano nelle tasche del superboss della camorra, Giuseppe Setola – il latitante arrestato dai carabinieri nel pomeriggio dello stesso giorno in una frazione di Mignano Montelungo – riuscì a vincere gare d’appalto per lavori pubblici non solo in Campania, ma anche nel basso Lazio, ed in particolare a Cassino. Questo, almeno per ora, è quanto emerso dalle indagini condotte dagli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che stanno ancora lavorando intorno alla “General Impianti sas”, risultata intestata al 24enne Massimiliano Pagano, una delle società che è rientrata nel maxi sequestro dei beni del clan Setola che, sempre nella Città Martire, aveva acquistato, tramite un affiliato – e a quanto sembra poi rivenduto ad una donna del posto – un appartamento ed un garage in via Arigni, al civico 150.
A rivelare questo scottante particolare sulla corposissima e complicatissima indagine patrimoniale, che investe ancora una volta Cassino e, in questo caso la sua Amministrazione, è stato un articolo apparso nell’edizione di ieri del quotidiano “Il Mattino”. Un pezzo a firma di Rosaria Capacchione, giornalista che da anni scrive degli affari illeciti della criminalità organizzata, costretta a vivere sotto scorta dopo essere stata minacciata – ha fatto saltar fuori che: “La ditta (la General Impianti sas, ndr), che secondo gli accertamenti patrimoniali fatti dalla Dda di Napoli – si legge nel pezzo – era controllata da entrambi i fratelli Setola (Giuseppe e Pasquale, ndr), e aveva tutte le carte in regola per partecipare all’appalto (qui si riferisce ad un bando di 400 mila euro vinto alla Provincia di Caserta, per la manutenzione degli impianti elettrici e idrici di edifici di proprietà dell’Ente, ndr) cioè, aveva il certificato antimafia immacolato. Una medaglia al valore, non si sa come concessa – continua la Capacchione nel pezzo – che ha consentito alla ditta di rastrellare appalti pubblici in tutto il territorio casertano, comprese numerose amministrazioni comunali dell’agro aversano e dell’area calena, ma anche nel Basso Lazio, per esempio a Cassino“.
La Gdf, almeno per ora, sta effettuando uno screening su delega dei pm antimafia Raffaello Falcone e Giovanni Conzo. Le carte stanno iniziando a far emergere affari scottanti: c’è una mole spaventosa di commesse pubbliche, lavori con importi anche non particolarmente rilevanti, che venivano eseguiti dalla sas di Casal di Principe. La General Impianti, rientrata nei beni sequestrati mercoledì scorso, ha subìto, negli ultimi mesi, anche un cambio di proprietà, passando dalle mani dei due fratelli Setola a dei prestanome, Cipriano, Francesco e Massimiliano Pagano, rispettivamente padre e figli. Un passaggio di quote e di proprietà messo in atto tra aprile e ottobre 2008, subito dopo il pentimento di Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti e vittima dell’estorsione fatta da Giuseppe e Pasquale Setola nel 2004.
La notizia che la ditta di impiantistica del clan Setola si è aggiudicata appalti pubblici anche nel Comune di Cassino, ha creato più di qualche fermento fra l’opposizione. Prudente, ma dura, è stata la reazione di Attilio Perna, capogruppo di minoranza. “Per sapere se la camorra a Cassino c’è o meno bisognerebbe chiederlo al sindaco”, ha commentato l’esponente del Pd. “Se il fatto dovesse essere vero, vuol dire che al Comune non avrebbero adottato tutte quelle precauzioni previste dalle leggi, che fungono da filtro e impediscono alle organizzazioni di entrare nel circuito degli appalti pubblici”.
via il Messaggero
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