Cassino, Arrestati sette giovani per spaccio.
Un durissimo colpo, messo a segno dai carabinieri di Cassino, è stato inferto nella mattinata di ieri al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti fra i giovani della città. I militari agli ordini dei capitani Adolfo Grimaldi e Francesco Maceroni, nel corso di un blitz scattato alle prime luci del giorno, hanno tratto in arresto, nelle loro abitazioni, sette ragazzi, tutti sotto i trent’anni e residenti fra i Comuni di Cassino, Piedimonte San Germano e Sant’Elia Fiumerapido.
A finire nella rete dei militari, che hanno condotto poco più di sei mesi di indagini, sono stati: Domenico Pontone e Giovanni Pontone, due fratelli di 27 e 22 anni, Alessio Petrozzi, ventiquattrenne e Andrea Grimaudo, 29 anni, tutti e quattro residenti nella Città Martire. Ed ancora: Armando Pontone, ventiduenne, e Raffaele Miele, 28 anni, entrambi di Sant’Elia, e Giancarlo Urbano, ventitreenne di Piedimonte. Solo quest’ultimo non è stato tradotto, come gli altri, su ordine del gip Alessandrina Tudino, in una cella del carcere di via Sferracavalli, perché, a quanto sembra, era già interessato dalla misura cautelare dei domiciliari in una comunità di recupero a Spoleto, in provincia di Perugia. I sette spacciatori sono stati accusati, in concorso fra loro, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione antidroga, denominata “Piazzetta Labriola”, proprio per rimarcare il luogo fisico in cui la gang si muoveva ed operava, smerciando settimanalmente quantitativi diversi di eroina, cocaina, crack, hascisc e kobrett (un residuato oleoso della lavorazione dell’eroina, uno stupefacente che ha effetti devastanti per chi se lo inetta o lo inala).
L’indagine è scaturita a seguito della denuncia sulla stampa locale di don Benedetto Minchella, parroco della chiesa di Sant’Antonio a Cassino, al quale un gruppo di “mamme coraggio”, qualche tempo fa, aveva chiesto aiuto raccontandogli che ai loro figli (qualcuno anche di 13-14 anni), per entrare nella comitiva, era stato chiesto, dagli stessi compagni, di iniziare a far uso di stupefacenti. L’appello del prete cassinate non è caduto nel vuoto. Con il blitz di ieri i militari sono riusciti a sgominare la gang che aveva messo in piedi una fitta rete di spaccio e che riusciva a smistare, mensilmente, grosse partite di stupefacenti di diverso tipo. Nel corso di tutta l’indagine sono state arrestati, in flagranza di reato, 10 ragazzi, e segnalati come assuntori, altri 35. Ed ancora, i carabinieri, con l’ausilio anche di unità cinofile, sono riusciti a sequestrare complessivamente 150 grammi di stupefacenti, bilancini di precisione e materiale utilizzato per il confezionamento. Non si sa, almeno per ora, quanta droga la banda è riuscita a spacciare negli ultimi mesi. La “roba” proveniva da Napoli, precisamente dai quartieri Scampia, Secondigliano e 167. I componenti della gang, per eludere i controlli, appena uscivano dall’A1 provvedevano a nascondere la “merce” nelle campagne di Cervaro e, solo quando erano pronti per metterla in commercio, prelevavano a piccole dosi e consegnavano. Il tutto allo scopo di evitare di essere beccati con quantitativi al di sopra dell’uso personale. Secondo le indagini degli investigatori, che si sono avvalsi anche di intercettazioni telefoniche, la banda per fare rifornimento si recava anche tre o quattro volte a settimana, a rotazione, nella vicina Campania.
Ieri mattina alle undici, i vertici provinciali dell’Arma, alla presenza del neo procuratore capo di Cassino, Mario Mercone e del pm Antonio Verde, hanno illustrato l’intera operazione nel corso di una conferenza. «Questi ragazzi mi hanno stupito – ha affermato il capo della procura – perché spacciavano, incuranti delle forze dell’ordine e dell’opinione pubblica, proprio sotto il Palazzo di Giustizia. L’arresto per loro sarà come una medicina amara che talvolta deve essere somministrata allo scopo di salvare il paziente».
via Il Messaggero
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