Atinablog

Il blog del comune di Atina.

Atina, Prg in consiglio la prossima settimana.

La presentazione dello studio degli indirizzi del nuovo piano regolatore in programma per oggi è stato spostato alla settimana prossima. La riunione del consiglio comunale sarà convocata ad hoc e in quella occasione i cittadini conosceranno le linee guida dello strumento urbanistico che governerà lo sviluppo urbano del paese. Nel corso dell’ultimo secolo, Atina ha visto più volte annunciato, ma mai portato a termine, il Prg, tanto che ogni amministrazione che sedeva a palazzo Cantelmi conviveva con questa pesante eredità. Ora, però, sembra che l’amministrazione Lancia stia riuscendo nell’intento in quella che stava somigliando più a una fatica di Sisifo che a un impegno di normale amministrazione. Promesso in campagna elettorale da Lancia, il Prg, dunque, sta per vedere la luce; nasce, tuttavia, quando altri strumenti urbanistici (il Ptpr regionale e quello provinciale) hanno già detto la loro segnando i margini entro i quali potevano adeguarsi meglio le esigenze di sviluppo del paese. Per ottenere questo, però, la battaglia da tecnica diventerà politica, campo dove Atina non certo difetta.

via Il Tempo



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1. HD - 22 novembre 2008 - 10:38

Ma !!! Però….

2. linnominato - 21 novembre 2008 - 20:13

carissimo hd….. per tua perspicacia:

Per la tua mania
di vivere
in una città
guarda bene come “cià” (ci ha)
conciati
la metropoli.
Belli come noi
ben pochi sai
ce n’erano
e dicevano
quelli vengono dalla campagna.
Ma ridevano
si spanciavano
già sapevano
che saremmo ben presto anche noi diventati
come loro.
Tutti grigi
come grattacieli con la faccia di cera
con la faccia di cera
è la legge di questa atmosfera
che sfuggire non puoi
fino a quando tu vivi in città.
Nuda sulla pianta
prendevi
il sole con me
e cantavano per noi
sui rami le allodole.
Ora invece qui
nella città
i motori
delle macchine
già ci cantano la marcia funebre.
E le fabbriche
ci profumano anche l’aria
colorandoci il cielo di nero che odora di morte.
Ma il COMUNE
dice che però la città è moderna
non ci devi far caso
se il cemento ti chiude anche il naso,
la nevrosi è di moda:
chi non l’ha ripudiato sarà.
Ahia. non respiro più,
mi sento
che soffoco un pò,
sento il fiato, che va giù,
va giù e non viene su,
vedo solo che
qualcosa sta
nascendo…
forse è un albero
sì è un albero
di trenta piani.
linnominato

3. HD - 21 novembre 2008 - 17:34

Chissa’ se oltre alla vena poetico-canora linnominato ha anche idee e qualche fatto da proporre per migliorare la situazione?

Salve

4. linnominato - 21 novembre 2008 - 11:48

Ieri sera approvazione del P.R.G.. Commento.
Il carrozzone va avanti da sé, con le regine, i fanti ed i suoi re……………Bella la vita che se ne va.
Cantiamo che ci passa.
linnominato

5. Paoletto Caira - 20 novembre 2008 - 19:10

Giusè allora c’ si rìscit’ a cagnà gl’ (apostrofo) interventi. Mò adda fà nat’ sfuorz’. Lassa p’ quatt’ o cink juorn gl’articoli kiù commentati in prima pagina oppur’ vir’ se s’ pò arraprì n’ forum e gl’ lass’in prima pagina. Giusè si truopp’ fort’, si spr’cat’, sta truopp annanz.

6. Amministratore - 20 novembre 2008 - 12:34

è quello che vorrei fare… sempre se qualcuno mi passerà il materiale, è nell’interesse di tutti…

7. italo - 20 novembre 2008 - 12:30

Speriamo che il documento venga al più presto pubblicato sul sito a disposizione di tutti.

8. Paolo B. - 20 novembre 2008 - 11:29

Voglio ricordare ai naviganti che questa sera ci sarà il consiglio comunale per l’approvazione (salvo sorprese) del piano.

9. italo - 19 novembre 2008 - 10:56

E’ prematuro parlarne, ma attenzione alle società, perchè se non ben controllate dal comune, potrebbero risultare molto nocive agli interessi della collettività dei cittadini di Atina e ad una gestione democratica del territorio.

10. Paolo B. - 18 novembre 2008 - 18:23

Concordo certamente con l’importanza fondamentale di adottare un piano urbanistico infatti mi sono spinto forse troppo avanti ma si parlava di un coinvolgimento dei diversi attori locali (economici, culturali, ecc) e credo che la STU sia uno dei migliori strumenti per la gestione del piano da parte del comune con i privati e per il Comune con le opere pubbliche.

Nel caso di Atina siamo sì 4500 più o meno (forse un po’ inflazionati per fare metri cubi), ma il nostro comune dispone di un patrimonio immobiliare che altri comuni di 5000 o 6000 abitanti (se non più), non hanno.

Quindi con la STU il comune non dovrebbe pianificare grandi trasformazioni ma valorizzare e gestire il patrimonio esistente, che attualmente non genera nessun beneficio sociale ed economico.(cartiera, convento, Kartodromo,ecc.)

Un modo interessante di utilizzo della STU si sta facendo a Ferentino:
http://www.comune.ferentino.fr.it/comune/amministrazione/bandi/1_Studio_fattibilita.pdf

P.S: Volevo fare i miei complimenti all’amministrazione per il modo in cui sta effettuando la potatura dei platani lungo il viale della cartiera(non più rasatura completa)anch’essi
fanno parte del patrimonio cittadino.

Sono quelle piccole cose che insieme a molte altre col tempo fanno la differenza.

11. valcat - 18 novembre 2008 - 17:02

Gazie Italo, con il Tuo ultimo commento hai evitato un mio ulteriore intervento. Il motivo per cui tutti gli sforzi dell’attuale amministrazione sono rivolti a dare avvio e concludere la procedura connessa all’adozione ed approvazione del PUGC è proprio perchè senza detto strumento ci è preclusa la maggior parte degli interventi, anche le STU caro Paolo.
Valerio Catenacci

12. italo - 18 novembre 2008 - 15:30

I possibili strumenti per la gestione del piano sono:

1. strumento a carattere puntuale (ripartizione del valore): PROGRAMMA INTEGRATO;

2. strumento a carattere puntuale: (gestione del valore):
a. FINANZA DI PROGETTO;
b. SOCIETA’ DI TRASFORMAZIONE URBANA;

3. strumento di carattere generale (ripartizione del valore): PEREQUAZIONE URBANISTICA.

Le società di trasformazione urbana (STU), introdotte dalla legge BASSANINI 127/97 per progetti di un certo rilievo.

NOI STIAMO PARLANDO PIU’ MODESTAMENTE DELLE TRASFORMAZIONI URBANE COMPATIBILI E SOSTENIBILI PER UN COMUNE DI 4500 ABITANTI.

“La sequenza logica e temporale della trasformazione urbana prevede dunque che il piano urbanistico sia definito in tutti i suoi aspetti, e che quindi si possa procedere alla sua realizzazione per mezzo delle SOCIETA’ DI TRASFORMAZIONE URBANA. In altri termini la STU NON HA IL POTERE DI DEFINIRE GLI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE, mentre costituisce un dispositivo appropriato per l’attuazione di progetti caratterizzati da rilevante complessità gestionale.””Se la perequazione urbanistica e la programmazione complessiva costituiscono strumenti in grado di consegnare all’amministrazione pubblica quota del valore fondiario generato dalle scelte amministrative in materia di pianificazione, la STU rappresenta un soggetto che dovrebbe consentire efficienza ed efficacia nella materializzazione di quel valore nella forma di interventi destinati al mercato e alla città pubblica”(MICELI)

13. Paolo B. - 18 novembre 2008 - 10:27

Per quanto riguarda la fase attuativa l’art.120 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n.267 “Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti Locali” prevede la facoltà dei comuni di costituire, anche con la partecipazione della provincia e della regione, società per azioni a capitale misto pubblico/privato, denominate Società di Trasformazione Urbana, finalizzate alla progettazione e alla realizzazione di interventi di trasformazione urbana in attuazione degli strumenti urbanistici vigenti.

Le società a capitale misto costituite fra privati ed enti locali erano state già previste per l’esercizio dei servizi pubblici, nonché per la realizzazione delle infrastrutture necessarie al loro svolgimento, dalla legge di ordinamento delle autonomie locali.

Questo strumento viene definito per certi versi un vero e proprio istituto di urbanistica operativa, sorretto da capitali privati con i quali far fronte alle esigenze poste da interventi complessi di trasformazione del territorio.

Una Circolare del Ministero dei Lavori Pubblici individua , le aree particolarmente idonee per interventi di trasformazione urbana da attuare con la S.T.U., quelle connotate da tipologie insediative che richiedono interventi di ristrutturazione urbanistica prevalenti rispetto a quelli di ristrutturazione edilizia. In particolare vengono indicate le aree comprese tra il centro storico e l’espansione post-bellica, nonché gli ambiti di edilizia intensiva tipici del dopoguerra. Tale individuazione, è da considerarsi a solo titolo esemplificativo, vista la variegata complessità delle realtà locali italiane.

L’iniziativa spetta al comune che con apposita delibera preliminare del Consiglio provvede ad individuare l’area di intervento, redigere un programma del progetto di trasformazione, individuare i principali partners pubblici e redigere uno studio di prefattibilità dell’intero procedimento.
Quanto ci siano, per esempio, interventi di particolare complessità che richiedono ingenti apporti economici e qualificate esperienze per la gestione tecnico-economica dell’iniziativa.

La circolare ministeriale individua infine tra i compiti della STU:
l’acquisizione delle aree (consensualmente o tramite le procedure di esproprio da parte del comune);
la progettazione degli interventi (compresa quella urbanistica di dettaglio);
la materiale realizzazione degli interventi previsti;
il marketing e la commercializzazione delle opere realizzate.
L’ente locale in questo caso recupera un ruolo primario e più incisivo negli interventi di trasformazione del proprio territorio, che fino agli anni ‘90 ed in parte ancora oggi, è stato sostanzialmente rimesso, per le difficoltà operative concernenti l’attuazione dei piani regolatori generali(per chi gli ha), all’iniziativa dei privati, attraverso Piani di Lottizzazione.

Una sorta di S.T.U si è avuta con la compartecipazione tra comune e Università di Cassino che ha portato ad una trasformazione urbana (o meglio rifinitura) di una area del nostro comune e quindi a l’insediamento di importanti strutture sportive che in questi giorni si sono arricchite con una mastodontica impalcatura, un arco di trionfo, (pare serva per l’arrampicata sportiva) a cui non so che tipo di concessione sia richiesta.

14. italo - 17 novembre 2008 - 23:48

IL piano strategico non è il PUCG, ma può interagire con esso, specialmente nella fase attuativa e non è in contrasto con la perequazione . E’ un piano per azioni, già largamente sperimentato in Europa e presuppone un partecipazione ancora maggiore degli operatori dello sviluppo sostenibile. Un tipo di piano strategico è il Piano del GAL, orientato più al settore rurale.

15. Grif - 17 novembre 2008 - 22:16

Credo che sia le forze politiche, che i singoli cittadini stiano riponendo troppa fiducia nel futuro PRG.
Non nego la sua importanza, anzi lo ritengo uno strumento indispensabile, ma confidare in essso come strumento che possa garantire lo sviluppo di Atina è purtroppo una illusione.
Non credo che basti stabilire dove e quanto costruire, quali areee lasciare libere e quali riservare ai servizi pubblici per assicurare lo sviluppo economico di un territorio. Non è sufficiente che l’amministrazione faccia le proprie scelte se queste non vengano accettate e condivise dalla popolazione locale o se giudicate inopportune.
Vi faccio un esempio: individuare un’ area da destinare ad industrie senza che ci siano imprenditori convinti di realizzare in quell’area un’ attività industriale ha davvero poco senso.
Dagli anni ’60 si è affiancata alla mera pianificazione territoriale un nuovo tipo di pianificazione, detta strategica.
Molti comuni o territori si sono dotati negli ultimi anni di un piano strategico. Se vi può interessare nel web ci sono molti esempi di piani strategici territoriali.
Il fine e compito del piano strategico è quello di creare una piattaforma progettuale estesa e comunitaria, in grado di unire gli attori locali, di farli agire insieme, di stimolare la cooperazione e la condivisione della scelte e in grado di stimolare percorsi virtuosi di crescita e di attrazione di finanziamenti e investimenti.
Il piano strategico è uno stimolatore collettivo a investire nello sviluppo, nella qualità territoriale, nella qualità del lavoro e nel miglioramento della vita dei cittadini. È un incentivatore a fare, in cui gli attori per fare massa critica e per non sprecare risorse, si uniscono per definire e accompagnare la crescita.
Solo attraverso la realizzazione di piattaforme unitarie e condivise, che impegnano i diversi attori locali (economici, sociali, istituzionali e culturali) e che li mobilitano in una direzione unitaria, si può potenziare le capacità competitiva, la forza attrattiva del territorio, la qualità del vivere, produrre e lavorare.
Io sono convinto che sia importantissimo dotarsi di uno strumento del genere per comprendere insieme che tipo di sviluppo riservare al nostro territorio, soprattutto considerando il fatto che nel 2008 ancora non è stata individuata la sua vocazione.

16. italo - 17 novembre 2008 - 22:12

SCUSATEMI HO DIMENTICATO LA BIBLIOGRAFIA:

1. URBANISTICA n. 109 La perequazione urbanistica: esperienze e questioni

Uno strumento per lo sviluppo urbano sostenibile, Luigi Fusco Girard
L’equidistribuzione o perequazione nell’urbanistica spagnola, Javier García-Bellido
L’esperienza di Petrer, in Spagna, Paolo Galuzzi
Programmi di trasferimento dei diritti edificatori in Usa: oggi e domani,Harvey M. Jacobs
Il piano dei Pinelands nel New Jersey, Ezio Micelli
La tutela del patrimonio storico-architettonico a New York,Ezio Micelli
Cinque nodi lungo la via della perequazione, in Italia, Stefano Pompei
La perequazione generalizzata a Casalecchio di Reno,Ezio Micelli
La compensazione fondiaria a Ravenna, Ezio Micelli
Trasformazioni e trasferimenti a Torino, Paolo Galuzzi, Carolina Giaimo
Le alternative per il processo di socializzazione dei benefici e di contenimento della rendita, Francesco Forte
La riforma urbanistica come attuazione della Costituzione, Vincenzo Caianiello

In questi ultimi anni, il dibattito sulla perequazione come alternativa all’esproprio, il procedimento sul quale si sono conformate, nel nostro paese, teorie e tecniche urbanistiche, è stato ampio e acceso. Luigi Fusco Girard, il curatore del servizio, anticipando i temi e i nodi principali affrontati dai vari autori, presenta la perequazione urbanistica come uno degli strumenti per uno sviluppo urbano sostenibile, all’interno di un meccanismo che, tuttavia, per poter funzionare, richiede il soddisfacimento di precise condizioni. Javier García-Bellido, Harvey M. Jacobs e Stefano Pompei illustrano, mettendo in evidenza principi e alternative, l’articolato quadro teorico che fa da sfondo agli approcci perequativi nei tre contesti analizzati, spagnolo, statunitense ed italiano. Sei schede monografiche di Paolo Galuzzi, Carolina Giaimo ed Ezio Micelli analizzano altrettanti casi di politiche fondiarie innovative imperniate sulla possibilità di trasferire diritti edificatori (nel comune di Petrer in Spagna, nella regione dei Pinelands e a New York negli Stati Uniti, a Casalecchio di Reno, Ravenna e Torino in Italia): è la perequazione applicata e sperimentata. I due saggi finali di Francesco Forte e Vincenzo Caianiello conducono una riflessione critica, rispettivamente, sulle alternative per il processo di socializzazione dei benefici e di contenimento della rendita e sulla necessità di una riforma urbanistica in significativa continuità con i dettami costituzionali.

2. STEFANO POMPEI: IL PIANO REGOLATORE PEREQUATIVO
Perché un “piano regolatore perequativo” sia efficace e giuridicamente inattaccabile dev’essere redatto applicando un rigoroso metodo di pianificazione fondato sulla “classificazione del territorio” secondo lo stato di fatto e di diritto. La buona gestione del piano deve dare un pubblico profitto.
Infatti, una volta garantita ai privati la concentrazione dei diritti edificatori “spettanti al terreno” e acquisitone il resto al patrimonio comunale, ogni ulteriore diritto edificatorio è riservato alla mano pubblica e utilizzabile per scopi sociali.

3. EZIO MICELI: PEREQUAZIONE URBANISTICA- Marsilio editore
Da anni al centro della sperimentazione di diverse amministrazioni, la perequazione urbanistica si rivela strumento efficace nella gestione dei piani e dei progetti che guidano le trasformazioni della città. La perequazione introduce regole nuove nelle fasi di formazione e distribuzione del valore immobiliare che si associano all’attività di pianificazione: l’attribuzione di un analogo valore ai suoli della città pubblica e della città privata consente una più equa distribuzione del capital gain immobiliare determinato dalle scelte amministrative e una più semplice acquisizione delle aree necessarie a infrastrutture e attrezzature collettive.

17. italo - 17 novembre 2008 - 21:22

Caro assessore, mi fa piacere che il sasso buttato nel fiume sta raggiungendo il suo scopo, anche se c’è la tentazione di liquidarlo con: ”allo stato è puramente teorico”.
Poi affermi che ” un sistema equo è quello che è in grado di distribuire utilità in termini di opere di urbanizzazione”.
Sulla prima affermazione non sono molto d’accordo, sulla seconda sono d’accordissimo.
Infatti allo schema semplificato al #7 bisogna aggiungere due gradi di complessità:
1. il territorio non è fatta da puro deserto, bensì da aree già trasformate e urbanizzate;
2. non tutti i cittadini sono ugualmente proprietari, pur concorrendo con la propria prole a determinare la quantità edificatoria del piano, al pari dei proprietari coinvolti nelle trasformazioni..

Quindi ci sono due ordini di problemi:
1. l’equa distribuzione degli oneri e dei benefici derivanti dalle scelte di piano;
2. la difficoltà della collettività di acquisire aree per la città pubblica, stante la scarsità delle risorse a disposizione (quanti milioni ha dovuto pagare e forse dovrà continuare a pagare il Comune di Atina per le espropriazioni pregresse).

ALLO STATO ATTUALE, TUTTI I PIÙ MODERNI PIANI URBANISTICI HANNO SENTITO LA NECESSITÀ DI INSERIRE LA PEREQUAZIONE NELLE PROPRIE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE, dal Comune di Roma, al Comune di Casalecchio di Reno, al comune di Ravenna ecc. ecc.

Oramai oggi si parla di Piano perequato.

COME FUNZIONA

Ogni intervento di nuova trasformazione urbanistica (da agricola a urbana) ha una superficie territoriale, all’interno della quale tutti i proprietari partecipano con lo stesso indice di utilizzazione.
All’interno di tale area saranno individuate le zone da edificare (superficie fondiaria) e le zone per uso pubblico (strade, verde, piazze, scuole ecc.).

Tutti i proprietari costruiranno nella zona indicata dal comune che avrà in cambio le aree per le urbanizzazioni a titolo gratuito.
In questo modo i proprietari potranno utilizzare la quantità edificatoria di loro spettanza e il comune potrà realizzare le opere pubbliche senza espropri.

La legge 38/99 prevede la perequazione nei PUOC, dando la possibilità al comune di acquisire le aree per urbanizzazioni tramite espropri o in alternativa con regole di perequazione.

Su questo argomento molte regioni hanno legiferato con norme più articolate (es. il Veneto, l’Emilia Romagna, la Calabria ecc.) ed è in discussione in parlamento un disegno di legge che riserva un intero articolo alla perequazione e alle regole compensative.

18. valcat - 17 novembre 2008 - 19:49

Caro Italo,
purtroppo il Tuo intento in punto di “perequazione”, ancorché meritevole di essere preso in seria considerazione, allo stato è puramente teorico.
Mi spiego meglio!
La pregressa attività edificatoria, sicuramente eccessiva sia rispetto alle reali esigenze della popolazione sia rispetto alla tutela ambientale, ha, di fatto, creato un solco incolmabile tra le posizioni dei singoli tanto che, ad oggi, essendo costretti a tenere conto dell’esistente non ha tanto senso parlare di un agere amministrativo attento a non creare sperequazioni tra i cittadini.
In effetti, poiché lo sviluppo urbano non può che essere ipotizzato all’interno e nelle immediate vicinanze delle aree già edificate, viene da se che non solo chi ha costruito è di fatto premiato, ma anche chi ha acquistato terreni o è proprietario di fondi in dette zone è agevolato rispetto a chi ha gli stessi beni in spazi più decentrati.
In definitiva il parametro o i parametri per parlare di una corretta ridistribuzione tra i cittadini delle utilità o “ricchezze” derivanti dalla pianificazione urbanistica non possono, anche per quanto sopra detto, essere ancorati al concetto di “premio” in termini di cubatura.
Anzi, un sistema equo è quello che è in grado di distribuire utilità in termini di opere di urbanizzazione (strade, scuole, parcheggi, piazze, aree attrezzate per il tempo libero, ecc), di sviluppo, di servizi, di occupazione e di qualità della vita.
Quindi, è la prospettiva che cambia e con essa sono le problematiche cui dobbiamo porre attenzione che mutano.
E’ inutile fomentare guerre tra “poveri” o introdurre argomentazioni che traggono il loro presupposto da ciò che è stato in passato, anche se il passato deve servirci da monito per il futuro, ritengo sia più utile, invece, ragionare pensando al “sistema paese” nel suo complesso e portare avanti “battaglie”, anche aspre, su ipotesi di lavoro ovvero idee che vadano a migliorare le posizioni di tutti in quanto inseriti in un unico contesto.
Chiediamoci e chiediamo, amministratori ed amministrati, quali possono essere le iniziative più opportune da portare avanti per lo sviluppo del nostro territorio.
Per quale motivo un turista, un operatore economico, uno studente, un professionista, un atinate, ecc. oggi dovrebbe venire\lavorare\abitare|risiedere ad Atina? Cosa siamo in grado di offrire?
Sforziamoci d’individuare insieme delle soluzioni e svincoliamoci dalle vecchie logiche.
Valerio Catenacci

19. italo - 17 novembre 2008 - 12:39

Caro Paoletto, se dici: “condivido in pieno che il Piano è di per se uno strumento sperequativo, ma tant’è.”, è come dire “la uerra è uerra”.
Ho iniziato il discorso della sperequazione di piano per avviare un dibattito, non per bloccarlo.
In tempi non molto lontani il piano è stato usato per punire gli avversari politici. Ti ricordi il tempo della cooperativa edilizia “La Comune”. Alla richiesta di aree per l’edilizia economica e popolare si rispondeva scegliendo in modo scientifico le aree, non secondo l’esposizione né secondo la natura del terreno né per la posizione rispetto ai centri abitati, ma solo ed esclusivamente per punire gli avversari politici.
Mi fa piacere che nel blog partecipi l’assessore ai Lavori Publici ed urbanistica, perché fin da ora si può consigliare di inserire nel DPI l’intenzione di non creare sperequazioni tra i cittadini.

20. italo - 17 novembre 2008 - 01:15

…continua#7–SPEREQUAZIONE—

IL PIANO E’ UN FURTO LEGALIZZATO?

Se agisce come descritto al#7 , si.

Infatti toglie quantità di diritto di edificare ad un cittadino e lo trasferisce ad un altro cittadino.

In altri termini si può ragionare anche in termini di arricchimento indebito di alcuni cittadini a danno di altri, che non potranno realizzare ciò che era concesso loro in assenza di piano.
Ma anche a danno dell’intera collettività che dovrà pagare le indennità di espropriazione per realizzare le opere pubbliche.
….continua

21. Paoletto Caira - 16 novembre 2008 - 22:56

Quel “quantomento” non è un lapsus Freudiano, giuro che è un errore di battuta. Però è divertente.

22. Paoletto Caira - 16 novembre 2008 - 22:50

Caro Valerio, li per li, non avendo fatto mente locale, non avevo capito chi fossi. Ora ho capito e ti assicuro che non volevo assolutamente mettere in dubbio le capacità professionali. Quando ho parlato del “valcat pensiero” l’ho fatto con riferimento al blog, ai problemi che pone agli utenti che volessero seguire una discussione che si sviluppa per più giorni. Avevo appena letto il tuo intervento, per me il primo. Adesso che mi hai detto che sei l’assessore al ramo,(non lo sapevo), e’ potuto sembrare un voler “sfriculiare” da parte mia, ma non era nelle mie intenzioni. Non volermene.
Per Italo: condivido in pieno che il Piano è di per se uno strumento sperequativo, ma tant’è. Perciò mi auspica un confronto non solo virtuale, che veda la presenza di molti tecnici locali. Questo offre maggiori garanzie. Ce ne sono diversi di architetti ad Atina mi sembra. Sarà perchè mi ricordo la vivacità culturale che animava le facoltà di architettura in materia di urbanistica, quando gli architetti famosi facevano opinione; sarà perchè sono convinto che un confronto dialettico anche aspro su un tema così, sia un occasione di crescita per tutti, mi auspico una numerosa partecipazione dal basso. Di sicuro il Piano dovrà affrontare le linee di sviluppo economico e sociale del paese, prima ancora di quelle edificative. Chiamiamo le cose con nome e cognome: si vogliono lasciare le cose cosi come sono, cioè due realtà a se stanti che sembrano due paesi diversi? Il centro storico deve essere il posto della domenica e quello delle manifestazioni di rappresentanza? Quale può essere la vocazione di un centro storico, come del resto di tutti i centri storici? Vedi Italo che gli architetti sono importanti, soprattutto quelli che conoscono la storia del territorio, quantomento per non commettere gli errori del passato.

23. italo - 16 novembre 2008 - 20:00

SPEREQUAZIONE DEL PIANO

Riallacciandomi al discorso di Paoletto sulla sperequazione, vorrei dare degli spunti per un dibattito.

PREMESSA
In un sistema che funziona, il PIANO URBANISTICO organizza gli spazi esistenti e le trasformazioni territoriali compatibili e sostenibili per i bisogni di una collettività.

Il primo passo è l’analisi dei vincoli territoriali (zone a rischio, elementi da salvaguardare ecc. ecc); il secondo passo è l’analisi dei bisogni (residenza, produzione, mobilità, tempo libero ecc.).
Per esempio, il fabbisogno di abitazioni dipende dalle previsioni della dinamica demografica del comune.

IL PIANO
Il piano, secondo la normativa vigente divide il territorio comunale per zone (ZONING).

ORA FACCIAMO UN ESEMPIO ASTRATTO PER MEGLIO COMPRENDERE IL FENOMENO.

LA SPEREQUAZIONE
Consideriamo un comune, senza vincoli territoriali, dove il territorio è diviso in parti uguali tra tutti i cittadini (es. 1 ettaro a cranio).
In regime di assenza di piano, ognuno può costruire un fabbricato di 100 mq[ius aedificandi] .
Interviene il pianificatore (Amministrazione comunale delegata dai cittadini) che comincia a disegnare le varie zone: Macchia rossa (10.000 mq/ha), macchia arancione (5.000 mq/ha), macchia gialla (1000 mq/ha), macchia verde (Parco pubblico), macchia blu (scuole).
Così facendo, il pianificatore ridistribuisce in modo discrezionale il “ius aedificandi”, cioè a chi arricchisce e a chi impoverisce (MAGARI ALL’AVVERSARIO POLITICO).

QUESTA IN PAROLE POVERE E’ LA SPEREQUAZIONE DI PIANO.

(continua)……………..

24. italo - 16 novembre 2008 - 16:55

Condivido le osservazioni di Paoletto per l’organizzazione del blog.
In questo momento il Piano Urbanistico Comunale riveste carattere di primaria importanza per Atina e quindi dovrebbe essere lasciato in prima pagina, magari in un frame separato, al di fuori delle singole notizie.

Già dagli interventi di Mario Massa e di Paoletto si possono trarre alcuni spunti importanti per la discussione.

1-quello della proliferazione delle case sparse.
Mario dice: “ la dispersione abitativa, vera malattia che ha colpito sia i piccoli paesi che le grandi città con costi sociali, economici e di inquinamento”….“quella dispersione abitativa che da sola ha distrutto socialmente ed economicamente questo ridente paese”
e Paolo: “Certo se non fossero state concesse centinaia di licenze edilizie per aziende agricole che di fatto sono abitazioni civili”.

Denunciando la degradazione dello spazio urbano che perde quel carattere di aggregazione e di sviluppo delle relazioni interpersonali a cui dovrebbe essere deputato. In parole più semplici, la perdita del cuore della città, la perdita della piazza; oltre ai maggiori costi per le opere di urbanizzazione e alla perdita di una risorsa non rinnovabile, il suolo agricolo.

2- quello della competitività territoriale

….“che tipo di turismo? Che prodotto vendere? “

3- quello delle trasformazioni urbane, della sperequazione urbanistica
Paoletto dice.–”stanti, un centro storico semi abbandonato, ed una borgata cresciuta lungo un asse stradale (linear pattern, si definisce in urbanistica) senza prevedere uno sviluppo un pò più organico della stessa, creando una forte sperequazione del valore immobiliare tra chi, come al mare, è in prima fila e chi ha investito i propri risparmi in seconda fila”

Seguendo fino ad oggi una “libera” interpretazione nell’attuazione del PIANO DI RICOSTRUZIONE del dopoguerra.

25. valcat - 16 novembre 2008 - 11:54

Caro Paoletto Caira, ti ringrazio per il complimento sulla “preparazione”, ma considerata la mia professione se non fossi in grado di leggere una disposizione normativa, comprenderla e renderla fruibile anche a chi non è esperto della materia dovrei darmi “all’ippica”.

Per quanto riguarda il mio pensiero sul Docuemento preliminare mi sono, ovviamente, astenuto dal dare giudizi essendo l’assessore al ramo e quindi direttamente interessato.

Tuttavia, ritengo che sia una buona base di partenza, sicuramente migliorabile, soprattutto in punto di strategie di sviluppo.

In effetti, auspicando la più ampia partecipazione e condivisione possibile in materia di pianificazione del territorio, e ciò anche attraverso un concreto e personale impegno in tal senso, ritengo che sul punto sia importante far comprendere che i diversi e naturali interessi contrapposti vadano valutati ed anche sacrificati in nome dell’interesse superiore dell’insieme, ossia del “sistema paese” nel suo complesso. Lo sforzo di tutti, amministratori ed amministrati, dovrà essere teso al convogliamento di ogni energia (positiva o negativa, critica o di approvazione) verso il rispetto del “patto sociale” cui ogni cittadino deve protendere in modo da dare un significato compiuto ai concetti di sviluppo sostenibile ed ambiente inteso quale risorsa cui mira il legislatore regionale (L. R. 38/99).

Il primo passaggio è informare (quindi rendere partecipe ovvero consapevole il cittadino), in tal senso va letto il mio commento esplicativo sulla procedura.

Il secondo è coinvolgere la popolazione al fine d’immaginare un paese il più possibile vicino alla percezione che la maggior parte di noi ha del territorio e dello spazio cui dare forma e ciò, recependo in modo concreto ogni suggerimento, previo definizione dell’ambito entro cui muoversi.

In definitiva i nostri sforzi dovrebbero essere indirizzati non tanto alla critica fine a se stessa ma a ragionare in modo tale che ogni critica e/o suggerimento sia comprensibile e recepibile, quindi credo che una volta adottato il DPI che mira, essenzialmente a definire, nel rispetto di vincoli sovraordinati e della normativa vigente, il contesto di partenza:

1) debbano essere individuate le problematiche che si vogliono approfondire e risolvere;
2) debbano essere individuate ed organizzate le risorse disponibili e gli eventuali soggetti disposti a collaborare;
3) debbano essere identificati i principali soggetti (sociali, economici, politici) mobilitati attorno ai diversi problemi;
4) debbano essere definiti gli ambiti di competenza e di responsabilità dell’attore pubblico e degli altri attori coinvolti nel processo di pianificazione;
5) debbano essere individuati gli obiettivi che siano “realisticamente raggiungibili” e i “tempi necessari” al conseguimento dello scopo;
6) debbano essere individuate le strategie ed i metodi per coinvolgere i cittadini, fornendo loro gli strumenti culturali e tecnici necessari per una partecipazione consapevole;
7) debba essere strutturato il percorso partecipativo in fasi di lavoro;
8) debba essere adattato il processo in itinere, in base alle alternative valutate, alle soluzioni ipotizzate, ai conflitti individuati, agli interessi in gioco, e verificarne l’efficacia degli strumenti utilizzati;
9) debbano essere divulgati i risultati ottenuti.

Quindi, come vedi, il mio pensiero in materia è ancora ben lungi dall’essersi pienamente formato, ritengo solo che ognuno di noi è posto dinanzi ad una buona base di partenza (DPI) e che il giudizio vada dato solo alla fine del percorso, previo valutazione di una reale partecipazione e condivisione degli interessi in gioco che, evidentemente, non possono essere solo quelli dell’edificabilità o meno del terreno di proprietà del singolo cittadino.

Valerio Catenacci

26. Paoletto Caira - 16 novembre 2008 - 08:50

Può sembrare che questo mio intervento, con il contenuto dell’articolo c’entri come i classici cavoli a merenda. Credo proprio di si, ma per come è strutturato il blog, per dare visibilità a quello che scrivo sono costretto a rincorrere gli articoli pubblicati e ad “attaccare” il mio commento a quello più recente di quest’ultimi. Ho già espresso apprezzamenti positivi per il blog, ed ho fatto i complimenti all’Amministratore. La mia non è assolutamente una critica ma un tentativo di risolvere alcuni problemi tecnici del blog. Problemi con cui si trovano a fare i conti tutti gli utenti. Tanto per fare un esempio, anche Italo si trova a rincorrere gli articoli sul P.R.G. . Si era iniziata una dfiscussione sul Piano in calce ad un articolo di Atina Libera visitato più di 700 volte e con 39 commenti, ma quell’articolo oggi è in quarta pagina (fra le precedenti). E’ stato di fatto superato da pubblicazioni più recenti. Ma la discussione no.
Vedo con piacere che continua. All’infuori di quelli coinvolti nella discussione, nessuno si preoccupa di andare a cercare in quarta o quinta pagina. Sono convinto che prima o poi compariranno anche i commenti di Ivan, l’Innominato, Malatempora, Woz, Massa insomma di tutti quelli interessati all’argomento. Altra cosa, ho letto il commento di valcat. Mi sembra quantomeno preparato sulle procedure tecnico-amministrative, ma se voglio conoscere il “valcat pensiero” sul P.R.G. devo fare una ricerca fra i vari commenti. Un pò faticoso. Come ovviare a tutto questo. Visto che è un aspetto che riguarda tutti gli utenti, mi piacerebbe aprire un confronto con loro, trovare insieme soluzioni. A me vengono in mente i classici Forum. Discussioni che restano aperte sui vari argomenti, svincolate da articoli, con un loro link in prima pagina. Ma forse altri hanno soluzioni più efficaci da suggerire. Infine, mi sembra che per questo blog cominciano ad essere maturi i tempi per una produzione di articoli propria. Molti utenti, al di là dell’orientamento politico, potrebbero scrivere cose interessanti che non trovano spazio sulla stampa locale perchè non fanno notizia. Eh si ho proprio fiducia nel prossimo. Scherzo, ho fiducia nella cultura. Anche in quella di chi non la pensa come me. Arigrazie Amministratore, anche per l’effetto terapeutico che questo blog ha su di me.

27. valcat - 14 novembre 2008 - 20:32

Se può servire, di seguito riporto la sintesi di quanto previsto dalla normativa regionale in tema di pianificazione del territorio, ossia tutto l’iter da seguire, iter che inizia con l’adozione del documento preliminare.

PIANO URBANISTICO GENERALE COMUNALE (PUGC)

Legge Regionale n.38/99

1) DOCUMENTO PRELIMINARE

Prima di avviare la formazione del PUGC il comune adotta un DOCUMENTO PRELIMINARE DI INDIRIZZO del PUGC, che deve contenere:

a) la relazione sulle linee di sviluppo storico delle trasformazioni del territorio comunale ed il loro rapporto con gli strumenti di pianificazione comunale;
b) la descrizione territoriale ed ambientale, costituita da analisi conoscitive estese all’intero territorio comunale;
c) la quantificazione del patrimonio edilizio esistente, ivi compresa la suddivisione tra edilizia legale ed abusiva;
d) la relazione sull’evoluzione storica e sulla struttura della popolazione residente;
e) la definizione e quantificazione della struttura dei servizi pubblici esistenti;
f) gli obiettivi che lo strumento urbanistico proposto intende perseguire;
g) a cartografia in scala adeguata dell’assetto urbano attuale, del piano generale vigente e della sintesi proposta di piano.

Al fine di acquisire il parere della REGIONE E DELLA PROVINCIA sulla compatibilità degli indirizzi del PUGC rispetto agli strumenti o agli indirizzi della pianificazione territoriale e paesistica regionale e provinciale, IL SINDACO:

a) convoca una conferenza di pianificazione con la REGIONE, la PROVINCIA;
b) partecipano alla conferenza il Presidente della Regione e quello della Provincia, i relativi assessori competenti in materia urbanistica.
c) La conferenza DEVE concludersi nel termine di trenta giorni

2) PUGC

Il Comune, sulla base del predetto accordo di pianificazione, provvede alla formazione del PUGC, ai sensi e nelle forme della L. 1150/1942, dopo aver effettuato consultazioni con enti pubblici, organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, economico – professionali e sindacali interessate, e comunque avendo attivato processi di partecipazione e informazione finalizzati a promuovere forme d’intervento diretto dei cittadini.

Adottato il PUGC, secondo le disposizioni di legge, lo stesso è depositato presso la segreteria del comune in libera visione al pubblico.

Del deposito è dato avviso sull’albo comunale e su almeno quattro quotidiani nella provincia.

Entro 60 giorni dalla data di pubblicazione dell’avviso di deposito chiunque può presentare osservazioni.

Entro 120 giorni dalla scadenza del termine su detto (60 giorni) il Comune deduce sulle osservazioni presentate, adeguando il PUGC alle osservazioni accolte, e trasmette il medesimo PUGC alla Provincia.
Decorsi 90 giorni dalla trasmissione del PUGC alla Provincia, il Sindaco convoca, ai fini della conclusione dell’accordo di pianificazione, una CONFERENZA DI COPIANIFICAZIONE, fra i dirigenti delle strutture tecniche competenti della Provincia e del Comune, nella ambito della quale viene verificata la compatibilità del PUGC adottato con le previsioni del PTPG (pianificazione territoriale provinciale generale) e gli strumenti di pianificazione territoriale e di settore, di ambito regionale o statale, preordinati alla tutela d’interessi differenziati. (LA CONFERENZA DEVE CONCLUDERSI ENTRO 60 GIORNI DALLA CONVOCAZIONE).

Se nel corso della conferenza di copianificazione dovessero emergere elementi di difformità rispetto al PTPG vengono, in detta sede, individuati i correttivi necessari. Qualora nella stessa conferenza, invece, si ravvisi l’opportunità di provvedere ad effettuare delle variazioni al PTPG, il PUGC viene trasmesso al Consgilio Provinciale che può procedere alle variazioni del PTPG.

La conferenza si conclude con uno schema di accordo.

Nei 30 giorni successivi alla definizione dei lavori della conferenza di copianificazione, il Presidente della Provincia ed il Sindaco sottoscrivono l’accordo di pianificazione, che conferma e recepisce lo schema siglato a termine della conferenza.

L’ACCORDO E’ RATIFICATO, ENTRO 30 GIORNI A PENA DI DECADENZA, dal Consiglio Comunale.

Contestualmente alla ratifica dell’accordo il Consiglio Comunale approva il PUGC, in conformità alle eventuali modifiche concordate nell’accordo.

IL PUGC è così pubblicato sul BURL e dell’approvazione è data notizia su quattro quotidiani a diffusione provinciale.

IL PUGC acquista efficacia dal giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Valerio Catenacci

28. italo - 14 novembre 2008 - 18:32

>>Gabriella—Leggiti la Legge Regionale n. 39/99. C’è scritto tutto.

Secondo questa legge il PRG che prende il nome di PUCG sarà composto da disposizioni STRUTTURALI e PROGRAMMATICHE.

Le prime inquadreranno il piano secondo i limiti dettati dalla situazione del territorio e secondo i piani sovraordinati [Provincia, Regione, Autorità di Bacino ecc.), dando indicazioni generali sullo sviluppo sostenibile del comune, disposizioni condivisibili da tutti;

Le seconde invece specificheranno le prime e investiranno più da vicino le scelte puntuali che l’Amministrazione vuole dare per il governo del territorio.

Il piano verrà infine attuato attraverso i PUOC (Piani operativi di dettaglio) i quali possono dare anche regole perequative per l’uso del suolo.

29. gabriella - 14 novembre 2008 - 17:47

questo PRG sarà dunque finalmente lo strumento che il comune di Atina adotterà con la finalità di disegnare la crescita e la gestione dell’incremento urbano. Indicherà quindi il perimetro del territorio comunale, la rete delle infrastuture ed indicherà gli spazi e le aree destinati a spazi d’uso pubblico.
Il PRG sarà quindi costituito da :
. Piano strutturale
. Regolamento urbanistico
. Programma integrato d’intervento.

Dopo di che inizieranno gli interventi, le modifiche ….
Quanto sopra è esatto ?

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