Atina, Piano Regolatore Generale e trasparenza.
L’amministrazione Lancia, viene annunciato dall’Ufficio stampa del comune di Atina, nelle pagine di Atinablog, è in procinto di presentare al prossimo Consiglio Comunale il P.R.G. Il fatto che il comune si doti di questo strumento indispensabile per una programmazione organica del territorio è un evento di particolare importanza che condizionerà fortemente lo sviluppo della nostra comunità, quanto meno nei prossimi decenni. Potrebbe essere il fatto politico-amministrativo più importante dell’amministrazione Lancia, e per questo essere ricordata come quella che è riuscita dove l’amministrazione Caira prima, e Cerri poi, non erano riuscite.
Accertata quindi l’importanza del P.R.G. e riprendendo quanto scritto al termine del comunicato del comune “continuiamo ad invitare tutti a partecipare attivamente al dialogo democratico ed aperto con l’amministrazione”, non si capisce, allora, perché l’amministrazione non abbia coinvolto nel processo decisionale tutti i soggetti della vita politica, sociale, culturale ed economica della città, per un progetto condiviso di sviluppo sostenibile del territorio. Su quali temi l’amministrazione pensa sia possibile un “dialogo democratico ed aperto” se non su argomenti quali il P.R.G. che interessa tutti i cittadini? O pensa si possa “contribuire” solo nel segnalare la necessità di sostituire una lampada dell’illuminazione comunale o proporre l’ubicazione di una panchina o di un cassonetto?
Possiamo pensare che l’intento di rispettare i tempi promessi in campagna elettorale sia lodevole ma riteniamo più importante avere un buon P.R.G. condiviso, pur se presentato con qualche mese di ritardo, piuttosto che uno inadeguato. I consiglieri di ATINA LIBERA non sono stati messi a conoscenza nei tempi e nei modi dovuti di quanto l’amministrazione Lancia stava facendo in merito al P.R.G. e si ritiene che, non solo tutta l’opposizione non sia stata coinvolta, ma anche buona parte dei consiglieri di maggioranza ne sappia molto. Figuriamoci quindi quale può essere stato il coinvolgimento dei cittadini comuni eppure si scrive “continuiamo ad invitare tutti a partecipare attivamente”, ma quando si è iniziato e chi è stato invitato?
Uno degli aspetti che rimarcavano le differenze tra il programma di Atina Libera e di Atina È risiedeva proprio nel fatto che noi ritenevamo indispensabile coinvolgere la Cittadinanza affinché fosse messa in condizione di conoscere, partecipare ed anche contribuire alle iniziative più importanti, come la redazione del P.R.G. Avevamo segnalato l’opportunità di dotarsi di un piano strategico che coinvolga, in un unico processo decisionale, l’amministrazione, gli operatori privati e la società civile determinando un sistema integrato di progetti ed azioni, coerente con gli obiettivi di sviluppo condivisi. Bisogna passare dalla logica del singolo progetto autoreferenziato verso l’integrazione di obiettivi, investimenti e azioni, cioè verso “politiche integrate di intervento”.
Il percorso seguito è quindi diametralmente opposto a quanto auspicato da ATINALIBERA, riteniamo quindi profondamente sbagliato questo modo di operare. Rimane ora la sola possibilità di apportare modifiche ed integrazioni migliorative. Se il P.R.G. proposto sarà ritenuto lontano dalle reali esigenze della comunità bisognerebbe apportare modifiche radicali con il rischio di ripartire da capo e buttare all’aria mesi di lavoro.
In ogni caso ATINA LIBERA è disponibile ad un confronto con l’amministrazione in uno spirito di coinvolgimento e di trasparenza, senza chiusure pregiudiziali se il risultato finale è quello di dotarsi di un P.R.G. funzionale alle esigenze della popolazione.
Ufficio Stampa – Atina Libera
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1. Il Cavalier Mascarato - 19 ottobre 2009 - 00:18
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2. ramarangasenzatanga - 16 ottobre 2009 - 20:46
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3. anita - 15 ottobre 2009 - 15:18
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4. Paoletto Caira - 14 novembre 2008 - 15:13
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5. linnominato - 12 novembre 2008 - 15:11
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6. mario massa - 12 novembre 2008 - 09:11
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7. malatempora - 11 novembre 2008 - 13:56
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8. Paoletto Caira - 10 novembre 2008 - 15:02
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9. Amministratore - 10 novembre 2008 - 14:20
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10. Woz - 9 novembre 2008 - 18:02
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11. italo - 9 novembre 2008 - 17:46
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12. italo - 9 novembre 2008 - 17:13
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13. Paoletto Caira - 9 novembre 2008 - 14:58
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14. Paoletto Caira - 9 novembre 2008 - 10:51
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15. Paoletto Caira - 9 novembre 2008 - 10:32
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16. Paoletto Caira - 9 novembre 2008 - 09:42
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17. Paolo B. - 8 novembre 2008 - 15:01
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18. farns - 7 novembre 2008 - 22:36
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19. ivan filippo tavolieri - 7 novembre 2008 - 22:27
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20. linnominato - 7 novembre 2008 - 22:07
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21. ivan filippo tavolieri - 7 novembre 2008 - 21:55
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22. linnominato - 7 novembre 2008 - 21:45
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23. Woz - 7 novembre 2008 - 19:10
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24. Paolo B. - 7 novembre 2008 - 11:01
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25. l.c. - 6 novembre 2008 - 22:22
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26. italo - 6 novembre 2008 - 19:29
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27. Paolo B. - 6 novembre 2008 - 14:39
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28. italo - 6 novembre 2008 - 12:19
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29. italo - 5 novembre 2008 - 18:19
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30. HD - 5 novembre 2008 - 18:19
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31. linnominato - 5 novembre 2008 - 17:48
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32. italo - 5 novembre 2008 - 17:41
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33. Grif - 5 novembre 2008 - 15:28
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34. Amministratore - 5 novembre 2008 - 14:00
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35. italo - 5 novembre 2008 - 13:19
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36. ivan filippo tavolieri - 5 novembre 2008 - 12:17
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37. Grif - 5 novembre 2008 - 09:17
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38. ivan filippo tavolieri - 4 novembre 2008 - 23:13
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39. Grif - 4 novembre 2008 - 21:41
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40. ivan filippo tavolieri - 4 novembre 2008 - 19:53
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41. Grif - 4 novembre 2008 - 17:24
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42. ivan filippo tavolieri - 4 novembre 2008 - 13:44
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Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,grazie per la spiegazione, anche io sono pensatore di sx e non vedo dove sia il problema… in un paese come atina bisogna saper scegliere il male minore… purtroppo!
Per Anita.
Sono uno di sx “che per giunta ha votato Atina è?
Embè !
Mi sembri Tremonti che usa Marx per attaccare la sx.
Ma famm’ stù piacer.
Quanta poverta politica !
Il cavaliere mascherato si domanda sul blog del 6 ottobre u.s.: che fine ha fatto il PRG? Lo aveva anticipato giorni prima in pieno Consiglio il Presidente sventolando un bigliettino dal quale si evinceva che la Regione Lazio aveva dato un certo parere favorevole e che il Comune sarebbe in procinto di avere un piano finalmente approvato.
Non si è mai visto che un tema così importante e qualificante ogni amministrazione, sia passato così sottovoce. Allora è da chiedersi è un piano che gratifica, che innova o è semplicemente un’adesione supina alla realtà come si è sedimentata in questi ultimi decenni e perché se fosse così?
Quanto meno cerchiamo di riprendere il filo.
Il programma elettorale della lista Atina E’ sul tema così recitava:
Riqualificazione dell’urbanistica e del territorio.
Un riassetto definitivo che veda il centro storico come salotto culturale intorno al quale sviluppare una economia turistica di qualità, il centro urbano di Ponte Melfa come centro del commercio e dell’economia e le contrade come fulcro di rivalutazione delle tradizioni produttive, agricole ed artigianale. Questo soprattutto alla luce della dotazione e successiva applicazione del piano regolatore.
Risposta: di definitivo non c’è alcunché!!!
“Contro li profani et scellerati barbari” a favore di nuovi edifici che non “ruinassero” più quelli antichi ma potessero “aguagliarli e superarli”
Il salotto centro storico si riduce a piazza Saturno liberata dalle auto, senza una minima fioriera o addobbo, spazio recuperato ai giochi dei ragazzini, a Ponte Melfa regna il caos, etc… le contrade in solitario abbandono, ognuma vive la sua vita.
Il nuovo piano regolatore (speculatore) è stato approvato il 20 novembre 2008 con buona pace di tutti, anche di coloro che non sono convinti della sua impostazione.
Del resto i problemi urbani di Atina non si risolvono facilmente.
A fine anno 2008 inizio 2009 su Atina blog si è sviluppato un vivace dibattito sul PRG; gli interventi, in prevalenza di cittadini pensatori di sinistra che per giunta hanno votato Atina E’, non hanno avuto riscontro alcuno dagli amministratori. Totale assordante silenzio.
Eppure il Sindaco, nel presentare il piano aveva scomodato l’Emile di Rousseau, autore anche del contratto sociale, esaltazione della volontà generale
L‘unica voce a difesa rimarcava che il nuovo piano cerca di predisporre le basi per quella città policentrica stabilendo che all’interno di ogni centralità debba insediarsi un mix funzionale cosi che vi sia una parte residenziale, una parte per uffici e un’altra per i servizi e per le funzioni moderne.
A questa visione marcatamente di espansione, gli intervenuti sul blog hanno contrapposto l’altra idea, quella della conservazione, del recupero, del sistema ambientale, di sostenere la cintura verde. Guardiamo gli atti. Da essi traspare che il disegno ambientale è una chiacchiera orrenda, mentre vince il cemento.
La pianificazione quindi è stata disarticolata in tanti segmenti fra loro scoordinati.
Quando si comincerà a diradare la cortina fumogena delle bugie fin qui diffuse da solerti manipolatori, resterà l’amara verità di questi anni:
che il territorio è stato e verrà sommerso da una dilagante ”repellente crosta di cemento e asfalto”
Di contro il suolo è un bene comune.
Proprio in questi giorni è apparsa la Lettera aperta al presidente del Senato, al presidente della Camera, ai senatori e ai deputati a firma di Giulia Maria Crespi presidente Fai e Fulco Pratesi presidente onorario Wwf Italia
“I l Paese guarda smarrito le immagini del disastro di Messina e si interroga sulle responsabilità e sul futuro. È evidente che una dissennata e disonesta politica territoriale è sotto accusa; non solo per quanto è successo in Sicilia ma anche per rischi idrogeologici a cui gran parte del nostro territorio è esposto. ……………. Come è possibile che su tante altre questioni si discuta per mesi e sulla gestione del futuro del nostro territorio neanche un minuto? Vi sembra davvero una questione così marginale? …………..Vi chiediamo inoltre di avviare un dibattito che porti a nuove misure legislative che fermino il crescente degrado del territorio e del paesaggio ponendo un freno al consumo di suolo; come del resto avviene nei maggiori Paesi europei. Nessun momento sarebbe più appropriato di questo per affrontare al più alto livello di rappresentanza politica, e dunque in Parlamento, un serio dibattito sull’ uso e l’ abuso del territorio e sulla tutela del paesaggio che l’ articolo 9 della Costituzione pone tra i massimi capisaldi della nostra identità nazionale e che noi auspicheremmo fosse una delle priorità per chi abbiamo eletto a rappresentarci in Parlamento. In un’ Italia unita nel dolore per la tragedia evitabile ci aspettiamo da tutti voi, oggi più che mai, una risposta concreta e una seria, onesta e responsabile presa di coscienza”
Facciamo nostre queste parole e le rivolgiamo ai nostri rappresentanti, in particolare all’assessore Catenacci, molto attivo attivo negli ultimi tempi, sulla base di questi principi:
Uno dei quali, cardine della per così dire contro proposta sarebbe quello di limitare al massimo il consumo del suolo, tentando di fermare il dilagare dell’urbanizzazione. Il risparmio del suolo è peraltro un modo per rendere l’Italia uguale a tutti gli altri paesi d’Europa che attuano da anni rigorose politiche di contenimento della diffusione urbana.
È infatti noto che tutti i principali paesi del nostro continente hanno avviato da tempo e in alcuni casi, guarda caso, sotto la guida di alcuni governi conservatori accorte politiche di contenimento.
Le città il territorio stanno diventando il campo su cui si misurano le capacità dei singoli paesi di saper costruire un futuro sostenibile.
Mentre l’Europa si interroga sul futuro scommettendo sul riuso e l’evoluzione tecnologica, l’Italia vede l’elevatissima crescita del comparto delle nuove costruzioni favorito dalle politiche dei condoni, della limitazione dell’efficacia delle tutele, dell’abolizione di ogni regola urbanistica in una parola abolendo la pianificazione del territorio delle città.
Anche in Atina, questi quarant’anni trascorsi, dai due piani adottati nel 74 e nel 79, ad oggi, permettono di poter valutare con oggettività gli effetti della deregulation.
È opinione unanime che le nostre città abbiano peggiorato le loro condizioni di vita e di funzionamento.
Non poteva essere altrimenti: una sommatoria di interventi slegati da qualsiasi visione di insieme non può produrre città migliori, nè si può ottenere una città migliore assumendo come motore la valorizzazione della rendita immobiliare.
La salvezza delle città è legata al recupero del concetto di territorio.
Il secondo principio invano ricercato riguarda la partecipazione sociale alle scelte del governo del territorio.
È un tema più generale poiché riguarda i problemi stessi dell’esercizio della democrazia. Ma le scelte di sviluppo del territorio e delle città per il loro carattere statutario rappresentano uno dei campi fondamentali in cui deve essere perseguita la più ampia partecipazione sociale.
Si è chiesto il confronto, non c’è stato.
Presupposti della partecipazione sono la conoscenza della realtà e la trasparenza del processo delle decisioni. Occorre quindi che vengano innanzitutto costruiti e resi accessibili a tutti i più ampi ed efficaci sistemi conoscitivi del territorio e delle città in modo da consentire scelte basate sulla realtà dello stato di fatto, confrontabili nelle alternative e verificabili nella fase delle concrete realizzazioni.
Il terzo principio riguarda infine l’individuazione di ulteriore categoria di beni da sottoporre alle più efficaci forme di tutela, quella dei centri e degli insediamenti storici che rappresentano con il paesaggio l’identità culturale del nostro paese.
L’insieme dei tessuti storici viene sottoposta a tutela all’interno degli strumenti di pianificazione individuandoli d’intesa con le competenti strutture dello stato predisposte alla tutela di quegli stessi beni.
Si coglie la debolezza politica e culturale di tutti e in particolare degli uomini di sinistra non più capaci come nel passato di opporsi allo strapotere della rendita fondiaria e di proporre un’ altra idea di città.
Vale la pena riportare la seguente digressione.
La prefazione ai vandali in casa scritta da Cederna nel 1956 anno in cui l’Espresso con l’articolo di Manlio Cancogni, lancia lo slogan “CAPITALE CORROTTA, NAZIONE INFETTA” è una grande lezione di metodo ancora attualissima:
“La città è come una infezione in mano ai trafficanti di suolo urbano Uno studio attento delle situazioni particolari porta a decidere dove, come, con quali norme e caratteristiche la città debba estendersi, e quindi all’imposizione di uno sviluppo in una direzione predominante: affinché il centro di gravità (cioè l’insieme dei pesi umani, edilizi e degli interventi economici) non torni più a gravare sul nucleo antico ma gradatamente continui a spostarsi nel senso della massima espansione della città. Occorre dunque, se vogliamo ridare una dimensione sopportabile alle nostre città, rompere definitivamente l’indiscriminato ingrandimento a macchia d’olio, cui sono sottoposte dalla peggior specie di vandali, latifondisti e trafficanti e monopolizzatori di suolo urbano, che tirano furiosamente la città sui loro terreni, strategicamente disposti intorno ad essa e tendono a urbanizzare abusivamente le aree agricole”.
Il rifiuto netto quanto motivato dello sviluppo urbano a macchia d’olio serve e Cederna 30 anni dopo per definire le linee del progetto di legge per Roma capitale che elaborò nel 1989 quando era stato eletto alla camera dei deputati come indipendente.
Dei pochi fondamentali elementi di cui era composta la sua proposta di legge, uno era particolarmente connesso con la negazione della macchia d’olio. […] “Proseguendo lungo le direzioni dei giochi di parole mussoliniani, la città continua a espandersi senza regole né misura, caoticamente verso il sud, stringendo sempre più l’Appia nella sua morsa: vengono attuati nuovi attraversamenti, si addensano nuove borgate, la città dilaga senza soluzione di continuità, come un’infezione. Scompare il distacco tra città e colli, tutto diventa un’ininterrotta serie di sciatti, lerci sobborghi: una nuova immensa escrescenza si propaga a sud, con tutti i suoi deleteri effetti sulla città, conferma dell’anarchica espansione a macchia d’olio, scomparsa di tutte le zone verdi sotto un’unica colata cementizia, congestione e minaccia di distruzione del centro storico, sconfitta di ogni razionale pianificazione”.
Nel decennio che ci separa dalla sua scomparsa, a Roma, quella stessa sinistra che Antonio Cederna aveva contribuito a fare autorevole e rispettata, ha disegnato un nuovo piano regolatore della città che cancella, d’un colpo, la grande lezione sulla macchia d’olio e l’obiettivo strategico dello svuotamento del centro storico dalle funzioni dello Stato.
“La relazione centripeta finora dominante svolta dall’area centrale, costituita dal centro storico e dalla sua cintura, viene affrontata nel nuovo piano attraverso il modello policentrico delle nuove centralità in rete. Ciò significa un nuovo ruolo per l’area centrale: appare difficile immaginare un suo svuotamento delle funzioni forti né tale ipotesi sarebbe auspicabile [l’area centrale come museo]” [Relazione del nuovo piano regolatore di Roma adottato dal consiglio\ comunale il 19-20 marzo 2003.
Il “modello policentrico delle nuove centralità in rete” è, infatti, sapientemente distribuito a raggiera intorno al centro antico. La macchia d’olio trionfa in un’acritica indifferenza. E il centro storico rimane definitivamente condannato.
Il riferimento a Roma calza anche per la nostra cittadina.
Ad Atina, le voci di sinistra che sono intervenute sul blog, in linea con Cederna, hanno di fatto sconfessato le scelte attuate dai loro rappresentanti politici.
Sulla base di queste considerazioni e alla luce di quanto abbiamo sotto gli occhi in Atina e nella valle dovremmo fare l’edilizia nettamente migliore di quella più recente, di investire nel restauro e nel recupero dell’esistente evitando di cementificare altri ettari di terreno, di irrobustire i servizi per costruire prospettive urbane di straordinaria valenza, fornire centri di aggregazione culturale e attrazione turistica.
Il tema è quello della riutilizzazione dell’enorme patrimonio già realizzato (per es. la cd barca a vela, obbrobrio da abbattere?? o meglio da completare adibendolo a casa dello studente per la vicina università altro che campus, la ex cartiera, l’ex cinema Melfa, l’ ex Consorzio agrario, l’ex TEA. e salendo i locali del mattatoio al colle, l’ex ospedale della croce, l’ex scuola elementare, quanti EX, con già numerosi palazzi di enormi volumetrie in costruzione vedi all’incrocio di sabina o disabitati, e via di seguito) la sua riorganizzazione, l’evoluzione della dotazione tecnologica in coerenza con la più generale necessità di risparmio energetico.
Il piano regolatore degli anni 70, oltre all’idea della grande città, peraltro nata e sviluppatasi in maniera disorganica (un eufemismo), proponeva, tra l’altro, il Safari Park ponendolo come volano di sviluppo. Ad alcuni apparve una boutade, ad altri uno scambio di favori, comunque era un progetto che venne bocciato.
Il Piano attuale non offre indicazioni di sorta.
Soccorre ora in aiuto in proposito quanto deliberato dalla Regione Lazio con uno stanziamento di 35 milioni di euro.
Ecco quindi la possibilità di cogliere l’occasione per dare lustro al nostro paese.
Interventi per la valorizzazione e la promozione dei GAC” del POR FESR Lazio 2007 – 2013.
I GAC- Grandi Attrattori Culturali, introdotti dall’art. 56 della Legge Regionale n.4/2006, rappresentano l’eccellenza del sistema architettonico, archeologico e paesistico del Lazio, punti di forza dell’azione di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed ambientale del territorio: la storia e l’identità dei luoghi vengono promossi attraverso specifici punti di riferimento,a forte valenza tematica e simbolica, in grado di rappresentare l’intero territorio regionale. I G.A.C. sono costituiti da aree e sistemi architettonici, archeologici e paesistici di riconosciuto rilievo nazionale ed internazionale.
Atina rientra nel GAC delle Mura poligonali dell’area del Frusinate costituito da una corona di borghi di epoca medievale unici nel Lazio, edificati su centri di epoca molto più antica, anche precedente alla conquista romana, caratterizzati da possenti circuiti murari di difesa, realizzati con grossi blocchi litici di forma irregolare posti in opera a secco. La grandiosità e la monumentalità di queste opere murarie rappresentano elemento distintivo ed esemplare a livello regionale, che conferisce ai centri storici del frusinate un potenziale ancora non del tutto sviluppato, già oggetto di interventi che riguardano innanzitutto la riqualificazione, il restauro e il recupero conservativo dei circuiti murari di Alatri, Anagni, Arpino, Atina, Ferentino e Veroli, nonché dell’area dei templi repubblicani di Sora.
Nelle aree dei GAC per sostenere i poli di attrazione culturale (grandi attrattori culturali), si prevede la realizzazione di programmi e progetti – che sappiano integrare strategie di tutela e conservazione, strategie di fruizione e strategie di sviluppo – per il restauro, la messa in sicurezza, il miglioramento dell’accessibilità al patrimonio culturale, la messa in rete dei beni culturali al fine di garantire una migliore fruizione agli interventi oggetto di investimento.
Interventi destinati al recupero e alla riqualificazione, sia strutturale, sia funzionale, di emergenze storico-artistiche, archeologiche ed architettoniche, e di aree di particolare pregio culturale e paesaggistico; interventi finalizzati al miglioramento dell’accessibilità fisica e all’adeguamento dei servizi di accoglienza e di supporto alla fruizione delle risorse del patrimonio culturale, attraverso la dotazione di infrastrutture, e di servizi materiali ed immateriali di offerta culturale;
Interventi finalizzati al potenziamento dei sistemi dei servizi culturali, alla creazione di servizi innovativi per il miglioramento dell’accessibilità di tipo materiale ed immateriale al patrimonio culturale;
Interventi finalizzati alla realizzazione, messa in sicurezza e valorizzazione di percorsi ed itinerari culturali in chiave tematica, nonché potenziamento del sistema dei servizi di rete generalmente supportati dalle NTIC.
Nell’ambito di questi interventi finalmente sarebbe possibile immaginare lo sviluppo che coniughi nucleo antico (borgo medievale – collina di santo stefano con l’acropoli– mura ciclopiche) e città moderna (servizi efficienti, pulizia, tranquillità, accoglienza agriturismi, bed and breakfast, albergo diffuso, terziario avanzato, itinerari enogastronomici etc.)
Un salto di qualità.
Sono contento che i miei interventi volutamente provocatori abbiano avuto un minimo di seguito. Il mio intendo era quello di spostare la discussione sul PRG, dalla polemica tra maggioranza ed opposizione, al valore in se di questo strumento di per se discriminatorio,(non tutto può essere destinato ad edilizia residenziale), ma molto importante, perchè incide direttamente sulla qualità della vita. Per Atina, poi, potrebbe essere un occasione per risanare uno sviluppo urbano che ha creato due realtà a se stanti, un centro storico semi abbandonato, ed una borgata cresciuta lungo un asse stradale (linear pattern, si definisce in urbanistica) senza prevedere uno sviluppo un pò più organico della stessa, creando una forte sperequazione del valore immobiliare tra chi, come al mare, è in prima fila e chi ha investito i propri risparmi in seconda fila. Per esempio sarebbe interessante vedere quale Conad lavora di più: quella di san Marciano o quella di Ponte melfa? e perchè?. L’ultimo intervento dell’Innominato ha apportato ulteriori elementi di riflessione molto interessanti. Mia moglie, che non è di Atina, spesso dice che la Val Comino, non avrebbe nulla da invidiare all’Umbria. Certo se non fossero state concesse centinaia di licenze edilizie per aziende agricole che di fatto sono abitazioni civili costruite da geometri che hanno voluto lasciare il proprio segno nella storia costruendo obrobi. Le facoltà di architettura dovrebbero portare gli studenti proprio in Val Comino per insegnargli quello che non si deve assolutamente fare. Altra domanda da porsi, siamo sicuri che ad Atina ci sia mai stato turismo, o abbiamo confuso le ferie degli immigrati atinesi con il turismo? Certo questo non vuol dire che Atina non possa avere una vocazione turistica, ma bisogna costruirla da zero. Allora che tipo di turismo? Che prodotto vendere? A chi?
Le iniziative chiamiamole culturali vanno in quella direzione o producono l’effetto opposto?
Mettere per esempio in cartellone del festival jazz una persona che ti riempe la piazza per una sera ma ti fa scadere la qualità della manifestazione stessa, aiuta il turismo? Gigi D’Alessio o Gigione (mitico) la piazza te la riempono in qualunque momento anche se piove. Altra nota dolente sono i soldi pubblici bruciati dai vari assessorati comunali, provinciali, regionali con le varie sagre mangereccie. Non se ne può più. Quelli più naif le chiamano sagre, quelli che se la pensano intellettuale le chiamano tipicizzazione dei prodotti o percorsi gastronomici. In questi casi, in genere si ricevono sovvenzioni da qualche assessorato, se si è ammanicati, e in più si fa pagare un ticket all’utenza. Pensate che bisenisse. 1000 ticket a €5 fa €5000 tutt’insieme esentasse. Per pubblicizzare più o meno sempre le stesse cose. Il formaggio pecorino si fa in tutt’Italia. Quelli che noi chiamiamo Faff’uocchie, sono fatti con acqua e farina, in campania si chiamano scialatielli, in umbria si chiamano strozzapreti, in liguria bigoli etc etc.
Se solo si comincia di cose ne escono fuori a centinaia, e non può che essere così. Un PRG è una cosa seria e molto importante. Comprendo il Sindaco che forse per dare un segnale forte alla cittadinanza, ha voluto mettere mano al PRG. Quello che mi spaventa sono quei sei mesi. Sarebbe auspicabile non solo il coinvolgimento della cittadinanza, ma soprattutto degli addetti ai lavori locali. Un tecnico esterno si muove secondo le cose che ha appreso dai manuali, gli architetti e gli urbanisti locali conoscono mille sfaccettature del territorio del comune. Se con onestà intellettuale si confrontassero insieme alla cittadinanza, ne verrebbe fuori qualcosa di sicuro molto interessante. Perchè da questo Blog non ci facciamo promotori di un iniziativa di questo tipo?
Sono sicuro che se il Sindaco dovesse sforare quei famosi sei mesi, nessuno lo accuserebbe di immobilismo.
P.s. Non sono un addetto ai lavori locale, faccio tutt’altra cosa.
condivido il pensiero di italo e paolo, ma sono d’accordo al 100% con quello scritto da mario.
se dobbiamo lavorare per uno sviluppo turistico-culturale del nostro paese non dobbiamo tanto preoccuparci di cementificare, ma di ristrutturare e rendere abitabili parecchie case, specialmente nel centro storico. A questo punto chiedo a mario, perchè però quando qualcuno lavora per questo tipo di sviluppo viene criticato, boicottato e sanzionato? Voi cittadini del centro storico siete bravi solo a parole. Siete l’uno contro l’altro e appena uno di voi fa qualcosa di diverso, e per lo più di positivo, gli fate la guerra….dico guerra. L’amministrazione poi è la prima, viene condizionata dalla “piazza”, senza essere obiettiva a tutela di questo sviluppo turistico-culturale.
Amministrazione che ultimamente ha palesato tutti i propri limiti. Caso “ludoteca” . Chiusa da circa due mesi. Doveva trasferirsi prima al Convento, poi alle elementari, infine ritornare dov’era. Caro Lancia dove sono i responsabili di questo mancato servizio ai cittadini? Caso P.R.G. a quando la presentazione? Serve ancora tempo per accontentare tutti? Caso Cartiera. A causa di un cittadino zelante abbiamo scoperto una discarica nella vecchia cartiera. Il sindaco Lancia, dopo aver gettato la colpa sulla vecchia amministrazione Cerri ( parte di questa oggi al suo fianco), cercando, come un bimbo preso in fallo, di non conoscere tale scempio, ha provveduto in fretta e furia a porre rimedio. Continuerà…………
linnominato
Sono in completa sintonia con Paolo e Italo…… ed aggiungo.
Negli ultimi 40 anni un territorio vasto come il Lazio e l’Abbruzzo messi insieme è sparito, coperto da case, outlet, centri commerciali ed ecomostri. Siamo al primo posto nel consumo di cemento, ma quando di tutto ciò si parla con i ns. amministratori sperando di coinvolgerli, nel migliore dei casi si ottiene come risposta un sorrisino sprezzante, spallucce oppure una berlusconiana e paternalistica pacca selle spalle.
Le amministrazioni, si sa, per cercare di risanare conti e bilanci, fanno cassa con gli oneri di urbanizzazione e gli amministratori (non tutti) sono dell’idea che se non si costruisce non c’è progresso.
Come scrive Italo, dov’è, qual’è e se è avvenuto chi ha rubato il ns. progresso?
Per quanto riguarda la gestione del territorio abbiamo bisogno di amministratori in possesso di una sensibilità culturale e del coraggio, tutto politico, di fare il bene della collettività, guardando oltre il proprio naso, e non dei soliti pochi.Altri paesi hanno raggiunto uno sviluppo senza rinunciare all’occupazione in edilizia, senza aumentare i senza tetto e contenendo al massimo la dispersione abitativa, vera malattia che ha colpito sia i piccoli paesi che le grandi città con costi sociali, economici e di inquinamento non ancora del tutto studiati e quantificati
Egregi amministratori, dare la colpa per il mancato sviluppo passato,presente e quello molto probabile del futuro,alla Soprintendenza (leggi Dott.ssa Bellini) è un’operazione di trasferimento delle responsabilità che non fa onore alla vs. intelligenza e a questo paese che deve la sua piccola notorietà alla storia ed alle testimonianza archeologiche e architettoniche presenti dentro e fuori le sue mura e di cui anche Voi vi vantate ogniqualvolta il passato serva come strumento per sponsorizzare le vs. posizioni come amministratori o per una futura e più blasonata carriera politica.
P.S.- Qualcuno mi può spiegare perchè le nostre “mura ciclopiche” vanno ripulite, conservate e valorizzate solo perchè un imprenditore ha deciso di costruire su un terreno adiacente e posto a vincolo (di nuovo la Dott.ssa Bellini) una serie di villette a schiera, venendo ad aumentare vieppiù quella dispersione abitativa che da sola ha distrutto socialmente ed economicamente questo ridente paese appollaiato su una verde collina della Ciociaria.
Cari Paolo e Italo, una certa amministrazione-sappiamo di quale si tratta-ci espropriò di tutto e in particolare ci negò la possibilità di contribuire allo sviluppo del paese, ma non ci tolse la voglia di essere in piazza e di lottare per le nostre idee.
Ad Atina più di una volta è stata data l’opportunità di voltare pagina, di cambiare il modo di amministrare la cosa pubblica, purtroppo eravamo in pochi a lottare per certi ideali con i quali, naturalmente, non si facevano affari e che non creavano ricchezza.
…”quando si scrivevano i manifesti con il pennarello” eravamo animati dalla volontà, dalla passione, e dalla forza della speranza nel contrastare e misurarci con i potenti del paese.
L’abbiamo fatto a mani nude!
I giovani di oggi non possono immaginare neanche lontanamente il nostro impegno generoso per Atina, le nostre battaglie per cambiare l’andazzo ricattatorio di chi ci amministrava, per svegliare le coscienze dal torpore in cui erano precipitate, per creare un clima di serenità e di civile convivenza fra tutti gli abitanti del paese, del centro storico e della campagna.
Noi ci abbiamo provoto e di questo dobbiamo essere fieri.
Per Italo. Anche a me ha fatto piacere la tua risposta. Tra una cosa e l’altra sono passati circa 40 anni e se all’insaputa l’uno dell’altro ci rincontriamo su un blog, vuol dire che ci hanno piegato ma non ci hanno spezzato. Almeno per adesso. Certo, in un paesino, doversi parlare sul blog fa quasi tenerezza. Quando c’era l’impegno nel sociale, quando ognuno, nel suo piccolo, si sentiva protagonista, quando c’era progettualità, quando si scrivevano i manifesti con il pennarello, queste cose si dicevano in piazza. Ora siamo in una piazza virtuale. Va bene, perchè nessuno può parlare piu forte dell’altro, ma siamo pochini. Vedo sempre gli stessi nick, quanti saremo… una ventina. Ci hanno espropriato di tutto. Se pure ci si volesse impegnare, uno dove va? Sul territorio hanno smantellato tutto. La cosa è trasversale, riguarda la destra come la sinistra. Loro pensano per noi. Le linee politiche le apprendiamo dalle interviste dei leader in televisione. Non devono rendere conto a nessuno. Noi siamo elettori passivi. Alla faccia della partecipazione. Rimane il blog. Grande strumento ma spesso scade in termini di contenuto. E’ bello proprio per questo, tutti possono dire la loro. In una situazione tale è facile per Beppe Grillo divantare capopopolo anche se , per ascoltare le sue prediche dal vivo si fa pagere il biglietto, anche caro, credo. Qualcuno mi potrà anche dire: ma se volete parlare ” dei cazzi vostri” perchè non lo vai a trovare a casa Italo. Pure questo è vero. Cmq queste cose entrano anche con il piano regolatore, e come se c’entrano.
@Paoletto
Ciao Paole’,
per i commenti cercherò di risolvere nella prossima interfaccia del blog, come per il login e tante altre cose… cmq, benvenuto sul blog e grazie di tutto, a presto!
P.S: e gl’ num’r’ tre?
e a riempire le tasche dei costruttori, ingegneri, architetti, geometri…..
Paolé ti ricordi il PRG degli anni 70?
Oggi Atina dovrebbe avere 30.000 abitanti.
Infatti il piano prevedeva un aumento della popolazione del 300% in 10 anni.
Da dove li andava a prendere tutti questi abitanti?
Invece il risultato è stato che siamo diminuiti di brutto, da quasi 6000 del dopoguerra a meno di 4500 di oggi.
Ma tutto ‘sto cemento a che è servito?
Solo a distruggere i campi di fagioli cannellini e a svuotare le case!
Ciao Paoletto. Mi piace leggerti. Ti sei tuffato a capofitto nella mischia. La nostra generazione è stata bruciata da chi non ha valorizzato quelle poche teste pensanti e indipendenti dal potere. Che c’ vuo’ fà?
Iamm’ r’cenn’…num’r dù. Ad Atina le elezioni sia politiche che locali sono state sempre vinte dal centro destra. Sempre. Tutte le liste civiche vincenti hanno sempre avuto un orientamento presappoco di destra, anche se per opportunità a volte c’era la presenza individuale e minoritaria di qualche candidato orientato a sinistra. Ora scopro che nel consiglio c’è una lista di centro destra che si è chiamata Atina libera. Mi chiedo libera da cosa e da chi? Forse ci si vuole liberare di se stessi. L’altra si chiama Atina é. Mi chiedo “l’ sa tu?”. Di sicuro ATINA E’ un posto dove non è stata massacrata solo la politica, ma anche il territorio, grazie a tanti che hanno approfittato della politica distratta di quel citato trentennio, in materia di concessioni edilizie. Quanti sono? Credo tanti.
Ultima cosa. Per uno come me che della partecipazione dal basso, dei comitati di quartiere, del sindacalismo di base, del siamo tutti delegati, ne ha fatto un credo, la richiesta di coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte strategiche e non, non può che suonare come musica celestiale. Poi rifletto che molti di quelli che avanzano queste richieste, si rifanno alle attuali forze di governo italiano. Mi chiedo, tanto per un ragionamento, si dice qui, ma la Gelmini nella sua riforma della scuola, ha coinvolto le rappresentanze degli studenti, dei genitori, dei docenti, dei presidi, del personale ATA (sarebbero i bidelli e gli impiegati di segreteria)? Vi chiedo ha fatto bene?
Vi prego in virtù di quest’ultima cosa scritta non scheratemi con la maggioranza. Purtroppo, prioprio per le cose scritte, non riesco a prendere sul serio nè gli uni, nè gli altri.
La cosa peggiore da addebitare a quell’oscurantismo, è il genocidio di ogni forma di confronto politico, culturale e partecipativo. Nel mondo in Italia accadevano cose importanti e ad Atina, nella migliore delle ipotesi, i giovani erano ingessati in un confronto “integralista” tra Atina sopra e sotto. Si è creato un vuoto, non si sono formati quadri di ricambio. Prima cosa che mi chiedo quanti degli attuali protagonisti di maggioranza ed opposizione hanno avuto a che fare a vario titolo (anche come sostenitori) con quella politica? (numer’un’)
Scrivo perchè potrei rappresentare l’elettore tipo, un pò distratto, non troppo coinvolto nelle vicende locali, quindi una cartina di tornasole, per misurare la distanza della politica atinese dal cittadino. Certo non sono politacamente sprovveduto e nemmeno voglio mascherarmi per tale. Inizio subito col dire che quelli della mia generazione e di un paio di generazioni successive, ad Atina sono stati presi per stanchezza. Trent’anni di politica blindata, dove esisteva il pensiero unico, sostenuto dalla maggioranza della popolazione, all’entusiasmo hanno sostituito una sorta di filosofia della rassegnazione. Per partecipare a qualunque titolo bisognava diventare uno “Yes Sir”. Ogni forma di opposizione era sterile scontrandosi contro un muro fatto di decisioni prese in Giunta e nemmeno in Consiglio. E’ finito lo spazio continuo con un altro commento
Giusè, ma non sarebbe meglio invertire l’ordine dei commenti (gli ultimi per primi come su Youtube) in modo che chi vuole seguire gli ultimi sviluppi del dibattito non deve scorrere l’intera pagina? Poi ti consiglio, per il login, di piazzare un bel “Registrati” grande, visibile nella Home page. La ricerca del login, complicata, scoraggia la partecipazione. Cmq tutta la mia stima per l’iniziativa. Visto che si parla tanto di partecipazione, la cosa più importante, per Atina, in questo senso, è stata fatta da un giovane, con questo Blog. Invece di “ciert’ cef’lun ruoss’ un ragazzo ha intuito le potenzialità di questo mezzo. Bravo. Del resto è il caso di dire che ” dalla lena n’ vè la stèlla”.
Per quanto riguarda il conferimento dell’incarico c’è
una sentenza del:
“Consiglio di Stato, sezione V, 9 settembre 2005, n. 4654.
E’ Illegittima la deliberazione della Giunta comunale che abbia deciso di affidare a dei professionisti la redazione del P.R.G.
Ai sensi degli articoli 48 e 107 del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, competono alla struttura amministrativa e non agli organi politici le funzioni relative all’affidamento degli incarichi di redazione dello strumento urbanistico.”
Quindi quella delibera ha una importanza fondamentale perchè rischia di viziare dall’origine tutto l’iter.
Caro Ivan
anche se non rientra nel piano regolatore ma cmq si parla di collaborazione Vittorio ci ha detto dell’ultimo incontro che secondo lui “stanno” a te ti ha escluso, solo prentendo tempo, le cose semplici da noi richieste sono ferme mentre si punta solo al terreno che e’ la cosa piu’ difficile, anche se non sei l’assessore preposto cerca di spingere altrimenti a breve il comune si trovera’ in una situazione imbarazzante, cerca di fare capire a chi se ne sta occupando in comune che noi conosciamo il problema a fondo mentre chi sta al Palazzo Ducale No, un po di modestia non guasterebbe e di certo migliorerebbe la situazione del paese.
grazie
ma figurati..collabora chi vuole bene al Paese e ha voglia di lavorare per la sua ripresa e affermazione in ambito valligiano e provinciale..chi non amata Atina può anche fare a meno di collaborare. si!
caro ivan, non tralasciamo niente. io non voglio collaborare con nessuno, collaborare con chi?
la collaborazione si chiede prima, dopo, quando i problemi sono semplici e quando sono seri, si chiede anche quando c’e’ da avere e non solo quando si deve dare, quando si devono dare degli incarichi, quando si devono dividere i soldi. Giusto?
Allora io non voglio collaborare. Ora volete collaborare perchè la patata è bollente ed è meglio che si prende con più mani? no!
linnominato
vi avevo detto che stavate uscendo fuori dal seminato..
cmq, italo che è stato più tecnico di me nel descrivere la situazione e l’iter attuativo del PRG dice bene, il preliminare che si approverà in consiglio comunle venerdì 14, non è altro che il frutto di un’intreccio dei molteplici vincoli territoriali ai quali il nostro comune è sottoposto, da quello paesaggistico a quello archeologico ecc.
per cui un tecnico incaricato dal Comune e quindi persona di fiducia del Comune non ha fatto altro che tracciare delle linee guida dal quale si evincono le zone complete, le zone sotto vincolo, le zone da completare,quelle urbane,quelle archelogiche, quelle industriali ecc..cmq caro Paolo,non capisco l’utilità della delibera di cui parli, è stato incaricato un tecnico,un professionista, del quale si è esaminato anche il suo curriculum,semplicemente conferendogli l’incarico di giunta, come avrebbe ftto qualsiasi giunta e qualsiasi sindaco.
sulla normalità o meno di questo Paese ci starebbe tanto da dire,però tralasciamo perchè ora più che mai dovremmo prendere coscienza della situazione e lavorare,maggioranza, opposizione,semplici cittadini, alla risulozione dei molteplici problemi che ci attanagliano.
caro woz, non hai capito nulla. avere in questo paese politici e amministratori che non pensino solo agli interessi propri è un’utopia. questa amministrazione non è nuova, anzi è vecchia sia di nome e di fatto. sono d’accordo con te sui trent’anni di tirannia, ma almeno c’erano dei motivi
( campagna e centro storico). adesso abbiamo tirannia solo allo scopo di tutelare interessi economici e quindi accumulare.
questi personaggi hanno poco da condividere con la gente comune. le loro frasi ( non so se qualche volta hai parlato con loro) sono piene di “io”, contengono qualche “noi”, ma sono prive di “voi”.
buona fortuna. linnominato
questo paese non è “normale” perchè ha avuto trent’anni di “tirannia” con le conseguenze che tutti sappiamo.
A “pagare”, come spesso accade in italia, non sono stati i diretti interessati, ma noi cittadini.
Puntare il dito contro un’amministrazione nuova, che si è insediata da appena 7 mesi, mi sembra un poco eccessivo.
Il fatto di poter visionare i documenti sul sito istituzionale del comune è sicuramente importante, ma credo che non rientri tra le necessità primarie da risolvere.
Invece di alzare polveroni inutili, pensate a collaborare!
Caro l.c. ,
se fossimo in un paese “normale” e moderno per vedere una delibera non dovrei andare al comune ma da questo blog cliccare in alto a destra su Comune di Atina e poi su delibere e vederle da casa.
Si chiede la partecipazione ma manca l’informazione che è il primo gradino , sapere per partecipare, e i mezzi per facilitare l’accesso agli atti e rendere la gente partecipe ci sono e non costano molto.
Si deve aggiungere che per quanto riguarda gli incarichi le amministrazioni «sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell’incarico e dell’ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto».
Si chiama “Operazione trasparenza”.
E qui voglio anticipare una novità tra qualche giorno si potranno vedere le delibere del comune su ……………
ve lo dico fra poco.
Caro paolo b.,
perchè non ti rechi da buon cittadino presso il comune di atina, ufficio tecnico per l’esattezza e non chiedi di visionare quello che tanto desideri, invece di porre ad ivan domande che vogliono palesemente sottintendere qualcosa per il chiaro gusto di fare inutile sterile polemica?
Fareste bene invece a leggere con attenzione quello che ha scritto italo, che è l’unico che ha dato informazioni precise e costruttive sull’argomento.
Per una volta sarebbe cosa buona che si convenisse nel risultato di un’amministrazione, che non solo è riuscita dove gli altri avevano fallito, ma lo ha fatto anche in tempi brevi e per il bene di TUTTI, perchè se è vero che una condivisione con la cittadinanza sarebbe stata ottimale, è anche vero che avrebbe allungato i tempi della redazione del dpi ed anche la sua adozione. E questo non sarebbe stato affatto un bene per la cittadinanza in questo momento!
Quindi per ora si adotti il dpi, successivamente ci sarà tempo per la compartecipazione di tutti, e credo che l’amministrazione non esiterà nel farlo.
Mi sono accorto che questa discussione sta degenerando e invece di affrontare in modo serio le problematiche sul governo del territorio della città di Atina, ha innescato una polemica fine a se stessa tra maggioranza e opposizione; per cui consiglio l’amministrazione del blog di affrontare il tema al di fuori di questi battibecchi, avviando un dibattito serio, anzi, facendosi promotrice di incontri tra amministrazione, attori delle trasformazioni urbane e cittadini.
Caro Ivan, apprezzo il fatto che tu sia l’unico amministratore che risponde alle questioni e critiche sollevate dai cittadini su questo blog e per questo vorrei chiederti:
Ho letto il tuo commento in cui illustravi la storia del P.R.G. in Italia, mi piacerebbe una tua illustrazione della storia del “P.R.G.” di Atina fino ad oggi.
Riprendendo quanto da te detto:
” il piano che si andrà ad approvare, non l’ho fatto nè io,nè il sindaco nè gli assessori,nè i consiglieri…forse non sai che lo ha redatto un tecnico nominato qualche anno fa’ dalla vecchia giunta e lo stralcio preliminare da lui prodotto è stato visto dalla maggioranza e dalla minoranza anche nei giorni scorsi”
mi piacerebbe conoscere la delidera o determina del….. in cui si da incarico al tecnico nome cognome, compenso, di redigere …….
Credo che la partecipazione inizi proprio dall’informazione e che tutto abbia inizio da lì..
INTERESSI SULLA PIANIFICAZIONE
Caro Ivan, vorrei intervenire su un altro punto che meriterebbe molto più spazio.
Tu dici:
“Difficoltà causate dagli interessi, più o meno nascosti, che girano intorno ad un piano, alla cui votazione – tra l’altro – non possono partecipare quei consiglieri “incompatibili” perché proprietari di terreni.”
IL PIANO URBANISTICO COMUNALE GENERALE riveste carattere GENERALE, interessando tutto il comune e non deve riguardare gli interessi di singoli cittadini, bensì dell’intera collettività comunale. Quindi non si pone il problema di incompatibilità degli amministratori.
Sarà cura del progettista e dell’amministrazione evitare che nel piano si facciano discriminazioni tra cittadini ed evitare di innescare processi sperequativi.
>>>11>>> Correggere:”in questa fase non si sta adottando il PUCG, ma il il solo DOCUMENTO PRELIMINARE DI INDIRIZZO DEL PUCG”
Che pianto.
Salve
Riflessione dopo la lettura dell’articolo pubblicato su Ciociaria Oggi del 5/11/08 riguardo la minoranza dell’amministrazione Lancia.
Cari cittadini di Atina, dopo aver letto l’articolo del capogruppo della minoranza Sig. Bastianelli Giandomenico pubblicato su Ciociaria Oggi, vengono confermati i miei dubbi ( e di molti altri) circa il patto pre-elettorale tra la lista Atina E’ e le forze trainanti dell’altra lista Atina Libera.
Questo patto ha permesso al sig. Lancia di vincere le elezioni, con ampio margine di consensi, dopo una campagna elettorale che vedeva, vista la partecipazione popolare ed il contenuto dei comizi, la lista del Sig. Bastianelli con maggiori possibilità di successo, o almeno alla pari.
Cosa è successo nelle 48 ore precedenti il voto? Oltre alle solite visite “ ai parenti”,
alle promesse di lavoro, alle bustarelle?
E’ stata confermata la voce che circolava tra la gente, più che voce sussurro, è stato fatto l’ accordo tra le possibili liste vincenti”.
E’ successo cari, ignari, creduloni e poveri cittadini quello che succede in quasi tutti i paesi d’Italia,i potenti si mettono d’accordo, i politici inciuciano tra loro con accordi ( prossime le provinciali), famiglie economicamente forti, vecchi clan politici, vecchi e nuovi arrampicatori politici, industrialotti locali avidi di denaro, e tutti coloro che da una eventuale guerra fratricida potevano perdere qualcosa si sono stretti intorno all’unico loro obiettivo elettorale:
NON PERDERE LE ELEZIONI………( e nessuno, sembra ha perso)
Ha perso la gente comune, la collettività, il senso democratico.
Il post elezioni è stato condito da baci e abbracci, inaugurazioni e banchetti tra tutti i contendenti politici. Prima del voto uno diceva delinquente all’altro, non si sapeva chi era più bugiardo, i candidati delle liste si coprivano reciprocamente di fango( per non dire altro, sono educato e non voglio essere come Voi)
Cari personaggi politici di ATINA, guardatevi dentro, se avete una coscienza,
ma sono certo che non l’avete, pulitela.
Ciao. linnominato
Caro Ivan, caro Grif ———————–
cerchiamo di non fare confusione.
1. non si tratta di piano regolatore generale, ma di PIANO URBANISTICO COMUNALE GENERALE;
2. la legge di riferimento è la LR n.38 del 1999;
3. in questa fase non sta adottando il PUCG, ma il il solo DOCUMENTO PRELIMINARE DI INDIRIZZO DEL PUDG.———————————————————————————————————————————–
PER QUANTO RIGUARDA LA TRASPARENZA,
[A tale proposito, la normativa più volte ha sollecitato la partecipazione. Questa è obbligatoria prima dell’adozione del PUCG (v. art. 33 legge citata).]
si deve scegliere se fare un piano partecipato o meno. Se si vuole seguire la prima strada, allora l’amministrazione comunale dovrebbe organizzare, già da ora riunioni con i cittadini, anche nelle varie contrade, dove l’architetto incaricato dovrebbe raccogliere i suggerimenti sugli indirizzi di piano.—————————————————————————————————————————————————–ALTRA COSA E’ LA PUBBLICAZIONE DEL PIANO E LE OSSERVAZIONI.
Ecco a te caro Ivan il Ddl recante i “Principi in materia di governo del territorio” approvato dalla Camera dei deputati il 28 giugno 2005.
Ti faccio notare che non esiste alcuna distinzione tra comuni che devono redigere per la prima volta un P.R.G. dai comuni che ne sono già in possesso.
Art. 5. (Sussidiarietà, cooperazione e partecipazione)
Le funzioni amministrative sono esercitate in maniera semplificata, prioritariamente mediante l’adozione di atti negoziali in luogo di atti autoritativi, e attraverso forme di coordinamento fra i soggetti pubblici, nonché, ai sensi dell’articolo 8, comma 7, fra questi e i cittadini, ai quali va riconosciuto comunque il diritto di partecipazione ai procedimenti di formazione degli atti.
Art. 8. (Predisposizione e approvazione del piano urbanistico)
Nel procedimento di formazione(((non è scritto da nessuna parte che la partecipazione può avvenire solo una volta adottato il piano))) degli atti di pianificazione sono assicurate adeguate forme di pubblicità e di partecipazione dei cittadini e delle associazioni e categorie economiche e sociali, nonché l’esame delle osservazioni dei soggetti intervenuti e l’obbligo di motivazione in merito all’accoglimento o al rigetto delle stesse.
Gli enti competenti alla pianificazione urbanistica possono concludere accordi con i soggetti privati, nel rispetto dei princìpi di imparzialità amministrativa, di trasparenza, di concorrenzialità, di pubblicità e di partecipazione al procedimento di tutti i soggetti interessati all’intervento, per la formazione degli atti di pianificazione anche attraverso procedure di confronto concorrenziale, al fine di recepire proposte di interventi coerenti con gli obiettivi strategici individuati negli atti di pianificazione.
Questo lo aggiungo io…Partecipazione non vuol dire poter fare osservazioni solamente dopo l’adozione del piano, ma deve essere incoraggiata anche nel momento dell’ideazione del piano attraverso incontri, dibattiti o altro per rendere la cittadinanza attiva e propositiva. Non si può cercare il confronto solamente a giochi fatti.
@ italo
c’è un link, nell’email che ti è stata inviata dal sistema, per attivare il tuo account. Una volta attivato potrai loggarti ed inviare commenti.
Grazie di tutto.
Il Piano Urbanistico Comunale Generale è previsto dalla Legge Regionale n. 38/99 [NORME SUL GOVERNO DEL TERRITORIO] e precisamente al TITOLO III, Capo 1.
Dove l’art. 32(Conferenza di pianificazione) recita:
1. Prima di avviare la formazione di un nuovo PUGC o di varianti al PUGC, il comune adotta un documento preliminare di indirizzo del PUGC, che deve contenere almeno i seguenti elementi:
a) la relazione sulle linee di sviluppo storico delle trasformazioni del territorio comunale ed il loro rapporto con gli strumenti di pianificazione comunale;
b) la descrizione territoriale ed ambientale, costituita da analisi conoscitive estese all’intero territorio comunale;
c) la quantificazione del patrimonio edilizio esistente, ivi compresa la suddivisione tra edilizia legale ed abusiva;
d) la relazione sull’evoluzione storica e sulla struttura della popolazione residente;
e) la definizione e quantificazione della struttura dei servizi pubblici esistenti;
f) gli obiettivi che lo strumento urbanistico proposto intende perseguire;
g) la cartografia in scala adeguata dell’assetto urbano attuale, del piano generale vigente e della sintesi della proposta di piano.
Quindi, per adesso si tratta solo del documento preliminare di indirizzo e non di piano regolatore generale.
Per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini, io penso che DOVREBBE ESSERE SEMPRE ASSICURATA, comunque è obbligatoria nella fase successiva, infatti all’art. 33, comma due è scritto:
“2. Il comune adotta il PUCG ai sensi della l. 1150/1942 e successive modifiche dopo aver effettuato consultazioni con gli enti pubblici e con le organizzazioni sociali, culturali, ambientaliste, economico-professionali e sindacali interessate, e comunque avendo attivato processi di partecipazione e informazione finalizzati a promuovere forme di intervento diretto dei cittadini.”
è inutile, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire..la partecipazione della cittadinza e necessaria e deve esserci ma solo dopo..
” l’adozione del consiglio comunale. In questo momento i rappresentanti della collettività devono depositare e pubblicare il piano. Le procedure di deposito e pubblicazione sono sono descritte dalla L.U.N. 1150//1942. Per 30 giorni il P.R.G. deve poter essere visto da tutti mediante affissione all’albo pretorio. Una recente legge stabilisce che la notizia della pubblicazione sia data anche tramite giornali a tiratura nazionale. Tutto questo tramite una fase preventiva di osservazioni che nascono come contributo che singoli o associazioni posso dare per perfezionare il piano adottato”
il piano che si andrà ad approvare, non l’ho fatto nè io,nè il sindaco nè gli assessori,nè i consiglieri…forse non sai che lo ha redatto un tecnico nominato qualche anno fa’ dalla vecchia giunta e lo stralcio preliminare da lui prodotto è stato visto dalla mggioranza e dalla minoranza anche nei giorni scorsi..quindi chiedi al tuo capogruppo, oppure leggiti Ciociaria di oggi dove lui stesso “ti” richiama ufficialmente.
Non credo che tu abbia risposto alle mia domanda….Fammi sapere dove hai letto che i comuni che ancora non sono dotati di un P.R.G. hanno il divieto di ascoltare i pareri dei cittadini.
Ho letto il tuo ultimo commento e non ho trovato scritto da nessuna parte che è vietata la partecipazione del pubblico.
Lo so bene che l’adozione viene fatta da parte del consiglio comunale, ma non ho mai detto ne auspicato che ad Atina l’ adozione possa essere compito dei cittadini.
La partecipazione dovrebbe essere favorita e incoraggiata dall’amministrazione ancor prima dell’adozione del piano.
Questo nell’ottica di una maggiore trasparenza e di un costante dialogo con il cittadino, chiave questa per poter meglio comprendere ed indirizzare l’azione amministrativa là dove ci sono reali bisogni, accogliendo anche stimoli e idee.
Solo così è possibile a mio avviso produrre un P.R.G. ispirato al principio di equità di trattamento tra i cittadini.
Non c’è nessuna legge che vieta l’ascolto dei pareri della cittadinanza nonostante sia una pratica ormai diffusa in molti comuni. Deve essere chiaro a tutti però che voi avete deciso di percorrere la strada della segretezza, non perchè imposto dalla legge ma per vostra scelta.
Ti riporto anche una parte del tuo commento….ecco quanto hai scritto: “Difficoltà causate dagli interessi, più o meno nascosti, che girano intorno ad un piano, alla cui votazione – tra l’altro – non possono partecipare quei consiglieri “incompatibili” perché proprietari di terreni. Facile immaginare che nei comuni più piccoli ci si trovi spesso davanti ad una situazione in cui il consiglio non può esaminare il piano”.
Qualche dubbio che qualcuno possa fare i propri interessi a me sorge…
Buona giornata
basta farsi un giro in internet ed informarsi,
primo esempio:
ITER PIANO REGOLATORE
Si è parlato tanto di piano regolatore e ho ritenuto che nessuno meglio di questo giornale- blog potesse contribuire a rendere dotti i lettori su quelli che sono i tempi e modi per l’approvazione.
Il documento è stato estrapolato da vari siti internet
Piano Regolatore Generale
Il Piano Regolatore Generale Comunale (P.R.G.C.) è definito come uno strumento che regola l’attività edificatoria in un territorio comunale. È uno strumento redatto dal singolo comune o da più comuni limitrofi (Piano Regolatore Generale Intercomunale) e contiene indicazioni sul possibile utilizzo o tutela delle porzioni del territorio cui si riferisce.
Storia del P.R.G in Italia
Il primo Piano Regolatore fu introdotto dalla Legge 2359/1865 ed era costituito da due parti:
a)Piano regolatore edilizio( il cui ambito d’intervento era il perimetro della città esistente)
b) Piano d’ampliamento, il cui ambito era il circondario esterno. Le sue caratteristiche principali sono:
È uno strumento facoltativo, i comuni che vogliono dotarsene devono fare precisa richiesta giustificando con specifica esigenza
È esteso al solo territorio urbano, nella campagna non si ha pianificazione
È direttamente attuativo, non ha bisogno di un ulteriore livello di attuazione
Ha durata limitata nel tempo di 25 anni
La sua entrata in vigore ha dichiarazione di pubblica utilità
Ha veste di tipo iconico, dettaglio fino alla scala architettonica, con la sua morfologia architettonica
La Legge Urbanistica Nazionale n.1150 del 17 /8/42 ha introdotto un nuovo tipo di Piano Regolatore con radicale trasformazione delle sue caratteristiche:
Si chiama P.R.G. [Piano Regolatore Generale], è esteso all’intero territorio comunale
È obbligatorio per comuni più importanti compresi in un elenco redatto dal ministero dei lavori pubblici (elenco che dopo la guerra sarà affidato alle regioni)
Non è direttamente attuativo, necessita di un ulteriore livello di attuazione
non ha scadenza, così facendo si escludono vuoti normativi
Ha veste simbolica, i simboli fanno riferimento alle diverse tipologie di fabbricazione sull’area
Sulla base della normativa urbanistica del 1942 la dottrina è solita distinguere tra
A) zonizzazioni;
B) localizzazioni.
Le zonizzazioni indicano la divisione del territorio in aree di carattere omogeneo:
esse incidono sul regime giuridico dei beni nel senso che l’edificazione, che secondo la dottrina tradizionale inerisce al diritto di proprietà, è soggetta ad una disciplina di carattere pubblicistico a tutela di interessi generali (regime di altezze, volumi massimi ammissibili in relazione ai lotti edificabili, distanze tra costruzioni e rispetto ai confini ecc.);
le localizzazioni si riferiscono alla rete di servizi ed infrastrutture destinate alla generalità dell’utenza: la previsione di nuove strutture dà luogo a vincoli puntuali aventi contenuto sostanzialmente espropriativo.
Caratteristiche
Il P.R.G. del 1942 nasce come strumento regolatore della crescita urbana ma intorno agli anni ’70 diviene strumento di gestione dell’assetto del territorio.
Finalità: disegnare la crescita delle città, gestione dell’incremento urbano
Limiti spaziali: perimetro del territorio comunale
Cogenza: obbligatorio per comuni compresi nella lista delle regioni
Validità: tempo indeterminato
Contenuti principali:
o rete principale delle infrastrutture
o zonizzazione del territorio comunale
o indicazione degli spazi destinati a spazi d’uso pubblico
o indicazione delle aree destinate a fabbricati d’uso pubblico
Elaborati
1. Piano di inquadramento territoriale, illustra dove ci troviamo, scala 1:50000
2. Stralcio di P.T.C. (Piano Territoriale di Coordinamento), scala 1:25000
3. Descrizione dello stato attuale, scala 1:25000
4. Progetto di P.R.G., il P.R.G. è una sorta di progetto architettonico a scala urbana e diventa poi legge.
Comprende:
o Piano di Viabilità, scala 1:5000
o Piano di Azzonamento, zonizzazione, scala 1:5000
5. Tavola di delimitazione e computo aree (residenze, attività produttive ed aree ad uso pubblico), scala 1:5000
6. Tavola dei Piani Attuativi, localizzano le aree oggetto di strumenti attuativi.
7. Edilizia scolastica oggetto del D.M. del 1975, scala 1:5000
8. Norme tecniche di attuazione, consentono la specificazione e il dettaglio della zonizzazione
9. Relazione Tecnica Illustrativa
10. Stima sommaria dei costi, non prevista dalla legge
Dal 1968 con il D.M. n° 1444 si aggiungono altre due tavole:
11. Zone omogenee oggetto della zonizzazione, perimetrate ed evidenziate
12. Verifica del rispetto degli standards urbanistici.
Norme tecniche di attuazione (n.t.a.)
Le norme tecniche di attuazione sono le regole che stabiliscono le caratteristiche delle opere realizzabili nelle varie zone in cui è suddiviso il PRGC.
Possono definire gli indici massimi di edificabilità, l’altezza dei fabbricati, la distanza dai confini, ecc… ovvero costituiscono la chiave di lettura della zonizzazione.
Piani Attuativi
I piani regolatori possono prevedere l’utilizzo di strumenti più dettagliati per definire i nuovi interventi previsti. I Piani Attuativi possono essere di vario tipo:
Piano Particolareggiato (P.P.)
Piano per l’Edilizia Economica Popolare (P.E.E.P.)
Piano Esecutivo Convenzionato (P.E.C.) o Piano di Lottizzazione (P.L.)
Piano per Insediamenti Produttivi (P.I.P.)
Piano di Recupero (P.d.R.)
Procedura per l’entrata in vigore
Il P.R.G. inizia il suo iter mediante l’adozione del consiglio comunale. In questo momento i rappresentanti della collettività devono depositare e pubblicare il piano. Le procedure di deposito e pubblicazione sono sono descritte dalla L.U.N. 1150//1942. Per 30 giorni il P.R.G. deve poter essere visto da tutti mediante affissione all’albo pretorio. Una recente legge stabilisce che la notizia della pubblicazione sia data anche tramite giornali a tiratura nazionale. Tutto questo tramite una fase preventiva di osservazioni che nascono come contributo che singoli o associazioni posso dare per perfezionare il piano adottato. Possono essere fatte per altri 30 giorni. Si avvia la fase delle contro deduzioni con successivi rigetti e accoglimenti. Il pacco viene trasferito in Regione. La giunta regionale ha quattro possibilità:
non approva e lo ritrasmette in comune
apporta modifiche sostanziali, il comune deve ripubblicare
apporta modifiche non sostanziali e approva il piano
approva il piano
Il piano entra in vigore con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regionale il giorno dopo l’approvazione.
L’intero iter può durare anche 3-4 anni con il rischio che il P.R.G. entri in vigore con il territorio cambiato. Per evitare questo, nel 1952 viene emanata la legge n°1902 che stabilisce la possibilità di tutelare il piano mediante misure di salvaguardia. Il sindaco che riceve la richiesta di permesso per una trasformazione territoriale in conformità rispetto al P.R.G. Vigente ma in difformità rispetto al P.R.G. in itinere ha la possibilità di sospendere ogni decisione rimandandola a quando il piano in itinere sarà approvato. Queste facoltà sono divenute obbligatorie con la Legge Ponte n°765 del 1967. Scattano quindi le misure di salvaguardia del piano per la durata di 5 anni.
secondo esempio:
Viaggio attraverso l’iter di formazione di un Prg
La lunga storia di un Piano regolatore
Tra “adozioni” e “controdeduzioni”
Nessuna certezza sui tempi di approvazione di uno strumento urbanistico che, prima del varo definitivo, deve superare i numerosi diktat del consiglio comunale. Capita così che tra direttive generali e via libera della Regione passino anche venti anni
Che i tempi della burocrazia siano biblici è un dato assodato, ma quando si parla di Piani regolatori generali si sfiora davvero il ridicolo. Per arrivare alla definitiva approvazione del Prg, la legge prevede poco più di due anni, ma in realtà ne passano mediamente dieci, a volte anche venti. Trascorrono le stagioni, le amministrazioni si susseguono (una legge regionale del ’93 ne mandò a casa ben 51 proprio a causa dei Prg mancanti) ma lui, il piano, rimane sempre lì, in attesa di concludere un viaggio di cui si conosce la data di partenza, ma non quella d’arrivo. Una vera e propria odissea, con due momenti fondamentali: la fase comunale, piena di passaggi – tanti, troppi – in consiglio, e quella regionale, dove la palla passa all’assessorato al Territorio e ambiente e ai suoi consulenti del Cru (Consiglio regionale dell’urbanistica). Un percorso tanto garantista nei confronti del cittadino quanto macchinoso, che rende impossibile il varo definitivo del piano nei tempi previsti dalla legge.
Il primo passo è l’approvazione delle “direttive generali” per la formazione del piano, un atto compiuto dal consiglio comunale, vero e proprio deus ex machina in fatto di Prg. Al massimo organo cittadino spetta anche la decisione sull’affidamento dell’incarico di progettazione. La legge indica gli uffici tecnici comunali come la via da preferire, in alternativa ci si rivolge ai professionisti esterni. In realtà in Sicilia sono ben poche quelle amministrazioni che si affidano alle loro risorse interne, mentre decisamente più percorsa è la strada che porta agli studi privati.
Il secondo gradino è l’approvazione dello “schema di massima”, un documento più impegnativo e sul quale, in consiglio comunale, sorgono i primi contrasti. I tempi? A questo punto, secondo la legislazione, dovrebbero essere trascorsi sei mesi, in realtà passano anche cinque anni prima che lo schema, approvato dal consiglio, torni ai progettisti per la stesura definitiva.
Ma il vero e proprio scoglio si chiama “adozione”. Una delibera attraverso cui il massimo consesso cittadino fa suo il lavoro di ingegneri, esperti d’agraria e geologi. Una scommessa che non si vince prima di due anni e che spesso non si vince affatto. Non sono pochi, infatti, i comuni siciliani rimasti impantanati in questa fase. Difficoltà causate dagli interessi, più o meno nascosti, che girano intorno ad un piano, alla cui votazione – tra l’altro – non possono partecipare quei consiglieri “incompatibili” perché proprietari di terreni. Facile immaginare che nei comuni più piccoli ci si trovi spesso davanti ad una situazione in cui il consiglio non può esaminare il piano. L’empasse la toglie la Regione, intervenendo con i commissari ad acta. Già, il commissariamento, uno strumento – nato con la legge 71 del 1978 – drastico ma spesso necessario per porre rimedio all’immobilità di alcuni comuni, e che può comunque arrivare anche per le fasi precedenti all’adozione. Una volta adottato, prima di iniziare il suo iter regionale, il Prg viene pubblicato per consentire le “osservazioni” dei cittadini, esaminate poi, ancora una volta, dal consiglio comunale che delibera le sue “controdeduzioni”.
Terminata la fase comunale, inizia il viaggio attraverso gli uffici dell’Arta (assessorato regionale al Territorio e ambiente) con la verifica della regolarità di tutte le procedure amministrative eseguite dal comune (pena l’azzeramento di tutto il piano). Contemporaneamente, la Regione entra anche nel merito delle valutazioni tecniche. Attore principale di questo passaggio è il Cru (Consiglio regionale dell’urbanistica), organo consultivo dell’assessorato, che esprime il proprio giudizio sul Piano. Un giudizio che può essere di quattro tipi: piena approvabilità, rielaborazione parziale, approvazione con “modifiche d’ufficio” (imposte cioè dagli urbanisti regionali) e rielaborazione totale. Nel secondo e nel terzo caso si tratta comunque di un responso che ha il solo effetto di ritardare ulteriormente l’approvazione del piano. La quarta opzione rappresenta, invece, una vera e propria bocciatura dell’intero progetto, che deve quindi ripartire da zero , ma questa è un’altra storia…
Salvatore Cataldo (9 maggio 05)
ne servono altri?
Se ho capito bene stai facendo intuire che il primo piano regolatore può essere fatto in gran segreto e solo dal secondo in avanti è possibile la partecipazione dei cittadini?
Non sembra ridicolo anche a te?
Fammi sapere dove hai letto che i comuni che ancora non sono dotati di un P.R.G. hanno il divieto di ascoltare i pareri dei cittadini.
Questa legge mi sfugge ma tu sicuramente sei più documentato di me.
hai ragione, lodevole e bellissima iniziativa, peccato però che stiamo fuori già al primo punto:
“a. l’amministrazione manda a casa di tutti i cittadini una spiegazione sul vecchio PRG e le proposte di novità per un nuovo PRG. Insieme al fascicolo con la spiegazione, viene inserito un questionario dove inserire le opinioni del cittadino, con domande chiuse ed aperte, da compilare e da rispedire gratuitamente.”
non non abbiamo nessun piano.
documentati.
http://www.cittadinirovereto.it/diario/?p=249
Ecco caro Ivan un esempio di come si può realizzare un PRG con la partecipazione dei cittadini.
Forse sei tu a non essere così informato in materia. Invito tutti i lettori del blog a seguire il link e a confrontare quanto letto con quanto è stato fatto nel comune di Atina.
scusate ma penso che si stia uscendo fuori dal seminato…certi articoli e comunicati non sono degni nemmeno di replica!
solo per citare un passaggio:
“non si capisce, allora, perché l’amministrazione non abbia coinvolto nel processo decisionale tutti i soggetti della vita politica, sociale, culturale ed economica della città, per un progetto condiviso di sviluppo sostenibile del territorio.”
prima di scrivere leggetevi un po’ quali sono gli adempimenti e quale è l’iter di approvazione di un PRG.
Quello che più di tutto mi meraviglia è il fatto che nella minoranza targata Atina Libera ci sono due, e dico due, ex vice-sindaco dell’amministrazione Cerri che permetto di scrivere certe cose…
Magari,prima discrivere sciocchezze che distorgono la realtà e le leggi, chiedete a loro due
“ma quando si è iniziato e chi è stato invitato?”
buon lavoro!!
scevro da insulti ed attacchi personali ad altri commentatori.
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