Atina, Amata sul PR.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, il capogruppo di minoranza di ‘Risorgimento atinate – AN’ Andrea Amata, dopo una dettagliata relazione, ha dato il suo voto favorevole al documento programmatico di pianificazione urbanistica.
“In qualità di rappresentante degli interessi diffusi della comunità atinate – ha infatti detto Amata – ho ritenuto doveroso presentare alcune proposte integrative agli indirizzi del documento preliminare del piano urbanistico, che presentava carenze nella individuazione delle direttrici di sviluppo della città. Pertanto, ho offerto il mio contributo di idee condizionando il mio voto all’accoglimento delle stesse da parte della maggioranza. Il gruppo di Alleanza Nazionale-Risorgimento Atinate riconoscendo ad Atina il ruolo di “ombelico” di un vasto hinterland territoriale come effetto di una confluenza determinata dalla Cassino-Atina-Sora-Avezzano-Pescara e di una posizione strategica del territorio, quale crocevia naturale di quattro regioni contermini, ha dettagliato delle proposte concrete. Queste sono state ritenute compatibili con il piano e accolte dalla maggioranza, dall’arch. Ricciotti. Le opere proposte e considerate motore dello sviluppo locale, valcominense e del basso Lazio sono individuate nel recupero e l’utilizzazione finalizzata di alcuni grandi contenitori esistenti ed oggi vuoti come l’ex Convento dei Frati Minori Osservanti, nel parcheggio multipiano a via S. Nicola allo scopo di allargare le possibilità nel Centro Storico di parcheggio e sosta per i veicoli, altrimenti inibito vista la conformazione del nucleo residenziale, nella Cabinovia tra le località di Atina – Campo Sportivo “G. Visocchi” e il Centro Storico con la stazione della cabinovia (sia quella in quota che quella a valle) punto dei city-bus con incremento almeno delle attività di ristoro e di svago, nella ferrovia leggera di superficie, riprendendo in parte il progetto della nobile famiglia dei Visocchi che si adoperò per togliere dall’isolamento la Valle di Comino e con essa Atina, nel recupero della strada di collegamento fra l’ex carcere e San Marciano come percorso ciclabile e pedonale per contribuire a far sentire ogni parte della città integrata al suo tutto; quel tutto costituito da quel continuum sociale ed umano che dà senso al concetto di città ordinata. Ho inoltre specificato che il rinnovo urbano deve investire anche la periferia e Ponte Melfa, ormai divenuta una realtà consolidata, che ha bisogno di stabilire un rapporto di complementarietà con lo stesso centro storico e superare condizioni di “ghettizzazione” come nel caso di Piedi Le Piagge, Sabino, Capodichino e Rosanisco.
Per quanto riguarda gli indici di edificabilità gli indirizzi, contenuti nello studio proposto con la redazione del PUCG, statuiscono situazioni per la maggior parte già definite da altri enti e organismi sovracomunali, così da ridurre al minimo gli interventi possibili e ipotizzabili che l’ente comunale avrebbe potuto sviluppare per rilanciare l’assetto urbanistico del territorio e le notevoli risorse possedute in tema di riordino della rete stradale e dei servizi. I cittadini hanno il diritto di conoscere le responsabilità politiche di chi ha fortemente limitato lo sviluppo razionale del territorio, responsabilità attribuibili alla sinistra che, con il PTPR e il piano provinciale, ha schiacciato le possibilità di un’espansione urbanistica ragionevole. Infine, ho sottolineato come nella fase successiva alla attuale le osservazioni dei cittadini non devono essere sterilizzate ma recepite nella massima disponibilità dell’istituto comunale, perché la programmazione del documento urbanistico incide sul nostro futuro. In virtù di queste osservazioni – ha concluso – e sulla base dell’accoglimento delle proposte avanzate ho espresso voto favorevole nella consapevolezza di aver salvaguardato gli interessi preminenti della collettività atinate e di aver dato un contributo allo sviluppo economico della nostra città, della Valcomino e di tutto il Basso Lazio.”
via Ciociaria Oggi
Lascia un commento »
Trackback | RSS 2.0
-
1. italo - 29 novembre 2008 - 18:49
-
-
2. italo - 29 novembre 2008 - 18:23
-
-
3. Paolo B. - 29 novembre 2008 - 17:37
-
-
4. italo - 29 novembre 2008 - 12:32
-
-
5. italo - 28 novembre 2008 - 19:00
-
-
6. Atinates - 28 novembre 2008 - 18:25
-
-
7. italo - 28 novembre 2008 - 12:41
-
Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,Ora che abbiamo sgombrato il campo dalle dispute partitiche (non politiche, con la P maiuscola, che sono un’altra cosa) cerchiamo di ragionare sul governo del nostro territorio. Io penso che bisogna darsi almeno questa scaletta:
1. Conservare l’integrità e l’identità territoriale;
2. Analizzare le potenzialità vocazionali;
3. Assegnare le funzioni ad ogni realtà territoriale;
4. Rivitalizzare il centro storico anche con una politica di incentivi;
5. Soddisfare i bisogni reali dei cittadini (lavoro, residenza, tempo libero), mettendo a disposizione le aree non in modo speculativo;
6. Dare una definizione formale ed una riqualificazione alle nuove realtà urbane (Ponte Melfa ecc.)
Lo vedi che alla fine siamo d’accordo. Sabaudia è uno dei più belli esempi di urbanistica.
“Quello sarà stato pure Mussolini e avrà fatto la dittatura, il totalitarismo, le leggi speciali, le guerre, le persecuzioni contro gli ebrei – ci ha portato al disastro – ma da giovane era stato socialista e pure a Sansepolcro, quando ha fondato il fascio, aveva un programma di sinistra. Allora ha detto: ‘Sai che c’è? A me mica mi sta bene che io caccio i soldi e poi il guadagno va ai proprietari. E che cavolo, a questo punto do la terra ai contadini.’ […] Togliere la terra ai grandi proprietari e darla ai contadini è una riforma di struttura marxianamente intesa, è rivoluzione.” Furono fra un milione e un milione e duecentomila gli ettari che cambiarono proprietario, un’enormità, una cosa che non avveniva dai tempi di Giulio Cesare.
Dal libro di Antonio Pennacchi, Fascio e martello. Viaggio per le città del Duce (342 pagine illustrate, 18 euro).
http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=190
Si chiamano Latina (già Littoria), Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia, Guidonia…: nel Lazio sono 28 le città fondate dal Regime. Ma l’elenco è lungo e abbraccia tutta l’Italia, in tutto 147 città, col contrassegno del Duce.
Fu costruita la cittadella universitaria della Sapienza, il Foro Mussolini con lo stupendo Stadio dei Marmi, sorse la Città del cinema, fu costruita la Stazione Termini, furono effettuati scavi archeologici per riportare alla luce monumenti e strade, fu creato il parco archeologico dei Fori Imperiali, etc.
L’Eur, la “Terza Roma” dove lavorarono i migliori architetti italiani dell’epoca, per me è la città ideale una delle parti di più belle di Roma con un corretto assetto del territorio e dove si vive meglio.
Poi c’è la Roma, del Corviale 1972 (due palazzi lunghi un Kilometro, per nove piani di altezza, 1200 appartamenti), può contenere tutta la Valle di Comino.
Poi c’è la Roma di Veltroni 2008(del Prg prima di dimettersi) , delle nuvole di Fuksas, dei palazzinari romani Calt.& C, del “nuovo sacco di Roma” come è stato chiamato.
Quando sarà portato a termine il nuovo piano regolatore l’urbanizzazione di Roma sarà costituita da un territorio ampio circa 10 volte l’area di Parigi, venticinquemila nuovi appartamenti, subito 9 milioni di metri cubi, da costruire su altri 750 ettari di quel che resta dell’Agro romano.
Roma il comune agricolo più grande d’Europa,con Malagrotta che è la discarica più grande d’Europa.
Chi creava l’Agro pontino prosciugando le paludi e dando la terra ai contadini e chi prosciuga l’Agro romano dando la terra ai palazzinari.
Forse Roma sarà più bella.
Dato che nessuno interviene, vorrei continuare il discorso iniziato col primo intervento.
Vedete, non mi interessa, per il momento, tanto sapere dove è andato l’inquilino della porta accanto, mi interessa se quella porta si aprirà.
La morte di una città o di un centro storico o di un’attività produttiva è l’abbandono e la distruzione delle risorse territoriali esistenti.
Tanto per fare un esempio: come possiamo pensare di accogliere il turismo se distruggiamo il nostro paesaggio storico, rurale ed ambientale?
ANDIAMO AVANTI COSI: CONTINUIAMO CON L’OPERA DI DISTRUZONE DI UNO DEI PIU’ BEI PAESAGGI DELLA REGIONE LAZIO.
Mi sorprende il fatto che i denigratori di un corretto assetto del territorio sono quelli che si richiamano con nostalgia al legislatore delle norme fondamentali che regolano l’urbanistica, la 1150 del 1942 e le due leggi sul paesaggio e sui beni culturali del 1939, un certo cavaliere BENITO MUSSOLINI che almeno questo aveva indovinato, considerato che i nostri legislatori ancora non sono stati capaci di cambiarle.
concordo con i suggerimenti di Amata…
per certi aspetti l’irrazionalità dell’espansione urbana è dovuta alla mancanza dello strumento urbanistico..non è demagogia accusare la sinistra di aver condizionato la stesura degli indirizzi preliminari al Piano ma la semplice verità che non riconoscere significa stare fuori dalla realtà…gran parte di coloro che hanno le case vuote al centro storico non vivono a Ponte Melfa o in altre contrade ma fuori Atina quindi lo spopolamento dipende da altri fattori, così come la riduzione dell’attività agricola…
Concordo con molte osservazioni e suggerimenti riportati nell’ articolo, ma non sono d’accordo sul seguente:
“responsabilità politiche di chi ha fortemente limitato lo sviluppo razionale del territorio, responsabilità attribuibili alla sinistra che, con il PTPR e il piano provinciale, ha schiacciato le possibilità di un’espansione urbanistica ragionevole”
per la semplice ragione che mi sembra semplicemente demagogica.
Atina in questi anni ha avuto un’espansione molto al di sopra dei propri bisogni, a fronte della diminuzione della popolazione. Espansione che ha prodotto lo svuotamento del centro storico, la distruzione dell’agricoltura e l’aumento delle case vuote anche nella zona bassa del paese.
scevro da insulti ed attacchi personali ad altri commentatori.
Lo staff di Atinablog.it si riserva il diritto di moderare i commenti qualora questo invito non venga colto.
Ogni opinione espressa nei commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L’utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Atinablog.it ed i suoi collaboratori manlevati ed indenni da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.