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Cassino, gli operai FIAT tornano in fabbrica.

Dopo lo stillicidio dei periodi di cassa integrazione delle ultime settimane tornano questa mattina i lavoratori dello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano a varcare i cancelli della fabbrica. In realtà gli operai lavoreranno per sole due settimane, fino al 28. Dopodichè inizierà un altro lungo periodo di cassa integrazione fino al 15 dicembre, quando si tornerà a lavorare ma per una sola settimana, prima della ripresa della cassa integrazione fino al 12 gennaio. Le vendite delle autovetture che si producono nella fabbrica cassinate continuano a registrare cali preoccupanti ed ora si punta alla ripresa del mercato nei primi mesi dell’anno, tradizionalmente più favorevoli per questo settore.
Ma il vero dramma che si profila all’orizzonte riguarda i lavoratori delle fabbriche dell’indotto. Specie per quelle più piccole il fermo produttivo causato dalla mancanza di commesse da parte della Fiat potrebbe provocare riflessi occupazionali molto preoccupanti. Secondo una denuncia dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative i fondi per sovvenzionare il ricorso alla cassa integrazione per le aziende di piccole dimensioni si starebbero esaurendo ed all’orizzonte potrebbero profilarsi dei licenziamenti. A spiegarlo a chiare lettere è il segretario del sindacato Fim-Cisl, Mario Spigola: ì Siamo molti preoccupati per come stanno andando le cose negli ultimi tempi. L’intero sistema economico del territorio ruota intorno al settore metalmeccanico. A pagare il prezzo più alto di questa crisi sono proprio le piccole aziende che ruotano intorno alla Fiat. Infatti anche loro iniziano a chiedere la cassa integrazione per i loro dipendenti i quali hanno minore tutela in questi casi rispetto ai colleghi dello stabilimento Fiat”. Mentre l’altro sindacato la Fiom nei prossimi giorni promuoverà una raccolta di firme tra i lavoratori per sostenere la richiesta del sindacato al Governo di aumentare l’indennità di cassa integrazione, attualmente pari al 60% del salario ordinario, fino all’80%.

via Il Tempo



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