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Ciociaria, problemi per i produttori di latte.

«Dal primo gennaio non ritireremo più il latte prodotto in Ciociaria». L’annuncio fatto dalla ”Centrale del latte” di Roma ha gettato nel panico gli allevatori della provincia di Frosinone, da qui a un mese rischiano nella migliore delle ipotesi di dover svendere il prodotto o addirittura regalarlo per evitare di buttarlo. Contemporaneamente gli allevamenti che producono latte di bufala hanno ricevuto una sorta di aut aut dai caseifici: tagliare il prezzo del latte del 30% per continuare a conferirlo, una richiesta che mina il futuro dell’intero settore.
«La situazione è drammatica – dice allarmato Gianni Lisi, direttore di Coldiretti. Non è possibile che i prezzi siano fermi sempre e soltanto per i produttori mentre al consumo si continuano a registrare aumenti ed ora, addirittura si paventa lo stop alla raccolta da parte della Centrale del Latte o di strutture che hanno utilizzato sino ad oggi i produttori ciociari. Occorre una svolta, ora i tempi sono maturi assicurare un futuro ai nostri produttori. Anche con azioni eclatanti».
Gli allevatori sono sul piede di guerra. In molti premono per imitare i colleghi del nord: «Siamo pronti a distribuire il latte gratis ai cittadini per chiedere attenzione». «Come Coldiretti vogliamo per gli allevatori la possibilità di una raccolta certa e duratura – dice Lisi – e un accordo positivo che, senza gravare sul consumatore, garantisca un prezzo equo ai produttori. L’esempio da seguire è quello operato da Galbani, Invernizzi e Cademartori che hanno dato risposte adeguate alle attese. Occorre il riconoscimento della qualità del latte che si produce in provincia di Frosinone e valorizzare per quello che merita effettivamente questo prodotto che ha fatto la storia della nostra agricoltura. Sul fronte istituzionale – conclude Lisi – si deve fare squadra per scongiurare lo “Sciopero del latte”».
«Sia ben chiaro non vogliamo provocare aumenti per i consumatori, ma qualcosa nella filiera non funziona e va rivisto poiché ai produttori continua ad arrivare meno di quello che si percepiva quindici anni fa ed ora questa intimidazione dello stop alla raccolta non fa che peggiorare la situazione». Paradossalmente mentre mais e della soia hanno raggiunto quotazioni record, viene chiesto agli allevatori di abbassare il costo del prodotto. «Visto che l’alimentazione degli animali incide per quasi un terzo nei costi di un allevamento, a fronte di questi aumenti le richieste di rivedere il prezzo del latte sono inaccettabili – dice Lisi – A questo punto non possiamo più escludere la protesta».

via Il Messaggero



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