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Omicidio Matrundola, la Capaldi resta in carcere.

A sorpresa, nel pomeriggio di ieri, a quarantotto ore dall’udienza tenutasi a Roma, i magistrati del tribunale della Libertà si sono pronunciati in merito al ricorso presentato dai legali di Claudia Capaldi Fargnoli, la trentottenne arrestata dai carabinieri della Città Martire il 18 settembre scorso, con la pesantissima accusata di aver ammazzato il suo convivente, il professionista cassinate Paolo Matrundola. E’ ancora presto, per ora, conoscere le motivazioni che hanno spinto i giudici capitolini a trattenere la compagna dell’uomo (ucciso nella sua abitazione di via Po a Cassino la notte a cavallo fra il 3 e 4 luglio del 2007) in una cella del carcere di Rebibbia. I legali della donna, Antonio Fraioli e Raffaele Papa, si sono trincerati dietro un muro di silenzio in attesa di ricevere la comunicazione ufficiale da parte della cancelleria dell’avvenuta decisione presa dal tribunale del Riesame. L’otto ottobre scorso i due avvocati avevano discusso il ricorso davanti ai magistrati del Riesame, motivando con forza la necessità di rimettere in libertà la donna perché, secondo loro, mancherebbero quei gravi indizi di colpevolezza ravvisati però dagli inquirenti della procura di Cassino. Ad incastrare Claudia Capaldi Fargnoli sarebbero state proprio le indagini portate avanti dai carabinieri di Cassino e, in particolare, le super-perizie del Ris di Roma effettuate a più riprese nell’abitazione dove Paolo Matrundola è stato trovato senza vita, riverso in una pozza di sangue, steso sul letto della camera da letto. Inutile la richiesta degli avvocati difensori, inoltrata ai magistrati, di concedere alla donna, in alternativa alla libertà totale, gli arresti domiciliari. La trentottenne cassinate, a quanto sembra, trascorrerà ancora diverso tempo nel carcere di Rebibbia a Roma. Sicuramente fino a quando i suoi legali non decidano di presentare (e andare a discutere) un ricorso in Cassazione per cercare di annullare la decisione emanata nel pomeriggio di ieri dai giudici del tribunale della Libertà. Ma questo non è ancora doto saperlo con assoluta certezza, visto che gli avvocati Antonio Fraioli e Raffaele Papa hanno scelto, almeno per ora, di trincerarsi dietro un muro di silenzio.

via Il Messaggero



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