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Ciociaria, da ieri è partita la protesta contro il decreto Gelmini.

Dalla terrazza di via Acciaccarelli le note vivaci della protesta, in senso letterale e metaforico, ieri mattina hanno svegliato il capoluogo. Da quei ragazzi che ballavano, è partita anche a Frosinone ufficialmente la protesta studentesca contro la riforma Gelmini. A dare il via, appunto, i ragazzi del Liceo Classico Turriziani. Ieri pomeriggio, poi, in una riunione, l’adesione si è allargata a macchia d’olio tra gli istituti secondari, in vista della grande mobilitazione a Roma del 30 ottobre. Intanto i pionieri, ieri mattina hanno ballato, letto articoli della Costituzione, commentato e discusso. «Uno scambio di idee costruttivo: nel dibattito sono intervenuti anche ragazzi favorevoli alla riforma, di destra» hanno detto Erika, Luisa Anna e Camilla, del quarto C. Una di questi è Ginevra, biondissima, quinto B. Ma a lei, pur apertamente di destra, questo decreto proprio non va giù: «Se un provvedimento è sbagliato è sbagliato – afferma -, la presenza di persone come me, anche il 30 a Roma con 350 ragazzi da Alatri iscritti ad Ag, dimostra che questo non è solo un pretesto e nemmeno uno sciopero dei tanti». Accanto a lei Beatrice, sua battagliera compagna di classe, di tutt’altra sponda: maglietta rossa con su scritto “ala sinistra” e kefiah: «Abbiamo smosso le acque anche a Frosinone e ora continueremo a tenere alta la guardia fino alla manifestazione del 30». La butta più sul versante ideologico Davide Petrillo, 17 anni, rappresentante della Rete degli Studenti, uno dei leader di ieri mattina insieme a Chiara Ceccarelli, presidente della Consulta provinciale studentesca, Vittoria Nalli, Roberta Colasanti e Francesco Raganelli, rappresentati di istituto: «Siamo noi il Ministro dell’istruzione, noi la vera scuola, quella che vuole bene a sé stessa». Tra i punti contestati il maestro unico, il grembiule, ma la sostanza, lo spiega un volantino diffuso dalla Rete degli Studenti Medi, dall’Unione degli Studenti e dal comitato studentesco del liceo, sono i tagli: meno 8 miliardi di euro e meno 87000 docenti. «Ai ragazzi dico che bisogna continuare a lottare ma lavorando e studiando» così la preside Giovanna Maniccia, che prosegue: «la scuola pubblica va difesa, non può subire dei tagli, devono essere garantite le condizioni minime necessarie». Dello stesso parere sono alcuni professori che ieri mattina sono scesi, silenziosa presenza all’assemblea dei giovani, ma che in altri modi si sono già mossi per sottolineare il loro dissenso: con un ordine del giorno firmato durante l’ultimo collegio dei docenti e inoltrato, tramite sindacati, al ministero o con una lezione di greco all’aperto, a l.go Turriziani, sabato scorso, sui concetti fondamentali della democrazia.

via Il Messaggero



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