Il Carovita si fa sentire anche in Ciociaria.
Il tema del carovita è sempre in primo piano. I giornali e le televisioni ne parlano quotidianamente, i consumatori se ne accorgono sulla propria pelle ogni volta che devono mettere mano al portafoglio. Eppure una soluzione ci sarebbe. L’adozione di una vera e propria politica fiscale sui consumi può essere uno dei mezzi per ridurre il carovita e per consentire il recupero del potere di acquisto da parte delle famiglie. Ad affermarlo è l’Associazione Altroconsumo in base agli ultimi dati ISTAT che mettono in evidenza come la spesa delle famiglie italiane sia cresciuta nell’arco di un anno di quasi 1.000 euro. Secondo Altroconsumo, senza contestare l’aumento di costo dei fattori produttivi, sono sempre più numerosi i segnali di comportamenti speculativi, che intendono approfittare della situazione instabile del mercato per provocare aumenti di prezzo assolutamente ingiustificati. A marzo, porta ad esempio l’associazione, i produttori pagavano il burro all’origine ben il 40% in meno rispetto a 6 mesi prima. Tuttavia i consumatori, nei negozi, continuano a pagare sempre di più: a marzo l’11% in più rispetto a 6 mesi fa.
Per rilanciare i consumi, ed alleggerire la pressione sui bilanci delle famiglie, Altroconsumo chiede di conseguenza che i beni che fanno parte dell’alimentazione base delle famiglie italiane (come carne e suoi lavorati, pesce, yogurt, miele, marmellate, prodotti a base di cereali) vengano inclusi fra quelli tassati con aliquota Iva ridotta al 4%. E intanto cresce la preoccupazione fra la gente comune che non riesce più ad arrivare a fine mese.
«Quando vado al mercato – ci confida la signora Pina, pensionata di 68 anni – ho paura di avvicinarmi al reparto ortofrutticolo, perchè i prezzi sono saliti alle stelle. I pomodorini costano quasi quattro euro e l’uva ormai è diventata un lusso che ci si può permettere una volta ogni tanto». A lamentarsi, però, non sono solo i consumatori ma anche i commercianti che vedono diminuire le loro vendite giorno dopo giorno.
«Ormai per noi – ci spiega il gestore di un ristorante nel pieno centro del capoluogo – ci sono solo giorni bui. La clientela diminuisce sempre di più e con le spese che dobbiamo sostenere non riusciamo più ad andare avanti. Siamo costretti a chiudere». Una crisi, dunque, che sta interessando tutti i settori.
E allora le associazioni si adoperano per sostenere i poveri consumatori. Altroconsumo ha organizzato una lista dei supermercati dove è possibile risparmiare fino al 30%. Sono stati presi in considerazione quasi 700 punti vendita tra ipermercati, supermercati e hard discount, sparsi in più di 40 città, ed è stato rilevato il prezzo di più di 260 diversi prodotti che si possono trovare normalmente nelle case delle famiglie italiane. Consultando questo elenco si potrebbe scoprire che non dappertutto i prodotti hanno gli stessi prezzi e talvolta si può risparmiare fino al 30% semplicemente cambiando esercente.
«Da quando i prezzi dei prodotti di prima necessità sono aumentati così tanto – dice la signora Pina – cerco sempre di fare la spesa approfittando delle vendite promozionali. Ora, purtroppo, guardo meno alla qualità e più al prezzo. Per mantenere una famiglia due stipendi normali non bastano più. Prima si parlava della crisi della quarta settimana, ora a si fa fatica ad arrivare alla terza».
Le fabbriche chiudono, la gente rimane senza lavoro, i prezzi salgono alle stelle e il futuro appare sempre più triste.
via Il Tempo
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1. Woz - 13 ottobre 2008 - 16:15
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Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,la signora intervistata parla di 2 stipendi a famiglia… e le famiglie che campano con 1 stipendio????
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