Discorso di Veltroni da Sinalunga.
Con un po’ di ritardo, pubblico un’email inviata da un lettore di Atinablog.
Ho appena finito di vedere il discorso di Veltroni da Sinalunga, e sono rimasto alquanto scioccato dalle sue parole soprattutto gli ultimi 5 minuti del suo discorso che incredulo mi sono andato a rileggere sul sito del PD. La invito a pubblicare sul blog proprio la parte finale del discorso (vedi sotto) dopo la lezione di cinema e la proiezione del film “Into the wild” e se possibile mettere il video del discorso (reperibile sul sito del PD). Volgendo indietro lo squardo (per me agli ultimi 8 anni ne ho 25) secondo Veltroni sono stato sempre dalla parte opposta, lui dalla parte della libertà, dalla parte della giustizia, della verità, dalla parte giusta della storia, io dalla parte sbagliata. Non so se quando aveva 17 anni ai tempi della Fgci stava dalla parte in cui dice ci sia sempre stata la ragione, quello che più dispiace della faccenda e che parlava a ragazzi come me che stanno da una parte o dall’altra in base a quello che vivono e che vedono e di quella parte della storia ne sanno poco e male a seconda di chi gliela racconta e devono vedere gente che sale sul pulpito per dare lezioni di verità o di cosa non si deve essere avendo un passato del quale non parlano e che forse rinnegano.
Ho tralasciato la parte che riguarda l’antifascismo (sempre nel discorso di Veltroni) perchè con la pubblicazione delle parole di Fini su questo blog si può aprire un dibattito su antifascismo, fascismo, Salò ecc., ma questa parte del discorso di Veltroni e questo metodo di analisi storica globale e di monopolio della verità su altri periodi storici, del tutto opposto a quello di Fini per obiettività e onestà intellettuale finisce per dare ragione a chi contesta alcune verità e non aiuta a fare chiarezza. Se della storia si continua a farne un uso politico le ombre di alcuni periodi non vedranno mai la luce della verità e continueranno ad alimentare divisione ed odio.
Un saluto.
Parte finale del discorso di Veltroni
Sapendo quel che è giusto e che non va dimenticato. Che ogni uomo è mio fratello, che ogni cosa accade ad un altro mi riguarda, che se questo altro è più debole ed è in difficoltà sta anche a me averne cura. Che il modo più bello per condurre il filo della propria esistenza è quello di vivere in profondità, mettendosi in cammino, cercando insieme. Che “la felicità è reale solo quando è condivisa”.
INTO THE WILD
“La felicità è reale solo quando è condivisa”.
Guardate, è così, ed è solo così, che il cammino degli uomini è andato avanti. Con la passione e con la forza di chi ha saputo pensare non solo a se stesso e al presente, ma agli altri e al futuro. Di chi concepisce così la politica e di questa politica è interprete e artefice.
Volgete indietro lo sguardo, seguite il percorso dell’umanità, anche solo quello degli ultimi cent’anni. Ad ognuna delle tappe più importanti, ovunque nel mondo, corrispondono le idee e l’azione dei democratici, non di altri.
Gli altri, semmai, li troverete sempre dalla parte opposta. Ad ostacolare, non a sostenere. A frenare, non a favorire il cambiamento. A tentare di conservare privilegi e condizioni date, non a cercare la strada dell’equità sociale e dell’allargamento dei diritti.
Dalla parte giusta della storia, fin da quando i “dannati della terra” e i “miserabili” cercavano nella solidarietà la risposta ai loro bisogni e alla loro volontà di emancipazione, ci sono stati i democratici, non la destra.
C’erano i democratici, non la destra, con le prime suffragette, con le donne che conquistavano il diritto di voto e che si preparavano alle tante e vittoriose successive battaglie di emancipazione.
C’eravamo noi, non la destra, quando i braccianti si battevano per la terra e i contadini fondavano le casse rurali per difendersi dal bisogno con la solidarietà. E quando in fabbrica gli operai alle rivendicazioni salariali imparavano ad unire le richieste di più diritti, più libertà, più riconoscimento della dignità del loro lavoro.
C’erano i democratici, non la destra, a battersi per far uscire il mondo dall’oscurità più profonda in cui mai l’umanità sia caduta, per far cessare il rumore delle armi e porre fine ad una guerra che aveva fatto milioni di vittime, per spegnere le fiamme di quell’inferno in terra che aveva inghiottito un intero popolo innocente.
C’erano i democratici, non la destra, a sostenere le ragioni della civiltà e del progresso quando uomini coraggiosi si battevano per chiudere i manicomi e per affermare un altro modo per curare il disagio mentale.
C’erano i democratici, non la destra, a lottare per i diritti dei neri d’America e a scrivere le leggi che iniziarono a realizzare il sogno fatto quarantacinque anni fa dal reverendo Martin Luther King.
C’erano i democratici, non la destra, a sostenere la lotta contro l’apartheid in Sud Africa e a salutare Nelson Mandela finalmente libero e poi alla guida del suo popolo riconciliato.
Ci sono i democratici, non la destra, a dire che oggi non si può lasciare il compito di proteggere i più esposti ai venti della globalizzazione a chi in realtà non si preoccupa minimamente della necessità di una crescita più uguale e di uno sviluppo sostenibile.
Questo siamo noi. Questa è la nostra storia.
Quando altri volevano che le cose rimanessero così come erano, dicendo che così era giusto perché così era sempre stato, i democratici si battevano per cambiare la realtà, per rispondere alle attese della povera gente, perché ad accompagnare la crescita fosse sempre l’equità sociale.
Quando altri esortavano a non curarsi di paesi lontani e delle sofferenze del mondo, i democratici rispondevano alla loro convinzione che tra gli esseri umani c’è una comunità di destino e lottavano per i diritti e la libertà di ogni popolo e di ogni individuo della Terra.
La destra sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l’Italia.
Il dramma di questo Paese è che non ha mai avuto, ad eccezione del primo centrosinistra e del primo Governo Prodi, una maggioranza riformista che lo abbia cambiato.
L’Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l’hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi. Solo noi possiamo essere l’alternativa nuova di cui il Paese ha bisogno. Dobbiamo saperlo e lavorare perché al tramonto del berlusconismo corrisponda l’alba di una stagione di riforme, di modernizzazione e di moralizzazione della vita pubblica.
Contro la conservazione, il coraggio del cambiamento. Contro la paralisi della paura, la forza della speranza. Contro la chiusura in se stessi, l’apertura agli altri e al mondo.
È il solo modo, anche oggi, oggi più di ieri, in cui potremo governare il cammino. Solo così, con questo spirito e con queste idee, potremo allontanare da noi i rischi più grandi che le sfide di questo tempo ci consegnano, e imboccare l’unica strada possibile: quella dell’equilibrio ecologico, della coesione sociale, di una forte e viva democrazia.
Il video
Articoli che potrebbero interessarti:
Lascia un commento »
Trackback | RSS 2.0
nessun commento - vuoi essere il primo?
Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,scevro da insulti ed attacchi personali ad altri commentatori.
Lo staff di Atinablog.it si riserva il diritto di moderare i commenti qualora questo invito non venga colto.
Ogni opinione espressa nei commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L’utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Atinablog.it ed i suoi collaboratori manlevati ed indenni da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.