Fiat Cassino, incerto il destino di 322 lavoratori interinali.
Resta incerto il destino di 322 lavoratori interinali dello stabilimento Fiat di Cassino. Secondo l’accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali nel novembre dello scorso anno i precari dovevano essere tutti assunti nel giugno di quest’anno. Ma in realtà a rientrare sul posto di lavoro sono stati solo in 150. Ed il trascorrere del tempo, secondo le organizzazioni sindacal, non gioca a loro favore.
«Effettivamente c’è un mercato depresso e la situazione del settore auto nel suo complesso è alquanto preoccupante, visto che si è registrato un calo del 25 per cento nelle vendite – ammettono i sindacati – tuttavia ci attendiamo dei segnali da parte della Fiat per il rispetto dell’accordo, anche se con molte probabilità quell’accordo sarà rivisto in alcune parti, ma noi non permetteremo che ci siano decisioni penalizzanti per i lavoratori precari». La situazione dei precari suscita allarme anche nelle fabbriche dell’indotto, dove anche di recente sono stati conclusi contratti con prevalenza di quelli a progetto o di collaborazione, oltretutto tramite società di intermediazione non sindacalizzate. Della situazione delicata dei precari e del loro futuro occupazionale ha parlato anche il segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani, ieri in visita a Cassino. Il leader della Cgil ha sottolineato i disagi che avvertono i lavoratori interinali e le loro famiglie e li ha invitati alla grande manifestazione che ci sarà il 27 a Bologa.
«Sarà la prima tappa di un percorso di mobilitazione con il quale la Cgil chiama i lavoratori, i pensionati, i migranti ed i precari a manifestare contro la politica del Governo – ha detto Epifani, che sul federalismo fiscale ha poi aggiunto – siamo soltanto agli annunci. La verità è che questa è una materia che non può essere affrontata soltanto con gli annunci, con gli accordi ristretti, ma va affrontata nel rapporto con tutti gli Enti locali, la Conferenza delle Regioni e le organizzazioni sindacali.
Bisogna soprattutto stare attenti al rapporto tra le prerogative e le fonti di finanziamento fiscale.
Quello che non vogliamo è che ci sia un’idea in cui i diritti fondamentali, penso alla salute e all’istruzione, vengano gestiti in base alle diverse ricchezze delle Regioni».
via Il Tempo
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