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Cassino, Omicidio Matrundola: la Capaldi resta in silenzio.

Continua a tenere banco la vicenda di cronaca legata all’omicidio di Paolo Matrundola, l’avvocato cassinate morto la notte fra il 3 e il 4 luglio del 2007 nel suo appartamento in via Po a Cassino. Per gli inquirenti della procura a dare “il colpo di grazia” al professionista, che già era in condizioni di salute non proprio delle migliori, è stata la convivente, Claudia Capaldi Fargnoli, che ieri mattina è comparsa, poco dopo le dieci, davanti al gip Francesco Mancini e al pm Beatrice Siravo, per l’interrogatorio di garanzia. La 36enne, investita da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita il 17 settembre dai carabinieri del capitano Adolfo Grimaldi, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. La donna, visibilmente provata da cinque giorni trascorsi in una cella di Rebibbia, ha comunque deciso di non parlare. Intanto i suoi legali, che ieri mattina le hanno consigliato di tacere, in settimana presenteranno un ricorso al tribunale del Riesame per chiedere l’immediata scarcerazione. “La scelta processuale di far avvalere la nostra assistita del diritto di non rispondere – hanno spiegato gli avvocati Antonio Fraioli e Raffaele Papa – deriva dalla circostanza che la stessa è stata più volte sentita dall’Autorità Giudiziaria ed ha sempre fornito l’identica ricostruzione dei fatti che rimane valida, rappresentando la verità”. Ma i due legali sono andati oltre, lasciando intendere che la donna è innocente e che qualcun altro aveva interesse nell’ammazzare Paolo Matrundola. “La Capaldi non aveva motivo di uccidere il padre di sua figlia, unica fonte di reddito per loro. Va ribadito che la stessa, non essendo coniugata con la vittima, non ha alcun diritto sull’eredità. I responsabili dell’omicidio, se omicidio c’è stato, vanno cercati altrove, e più precisamente fra coloro che potevano avere interesse, anche per un’eventuale ritorsione, ad uccidere l’avvocato Matrundola”.

via Il Messaggero



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