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Casalvieri, chiuse le indagini sul caso Furia.

Muore in carcere a soli trent’anni, chiuso finalmente il fascicolo dell’indagine. Si è conclusa ieri la drammatica vicenda sulla morte del giovane Daniele Furia di Casalvieri, avvenuta lo scorso 16 settembre all’interno di una cella della casa circondariale “Don Bosco” di Pisa. Qui pare, infatti, che il ragazzo si trovasse dal giugno scorso, dopo essere stato arrestato con l’accusa di furto di auto. L’esame necroscopico sul cadavere del trentenne si svolgerà solo domani mattina, dopo una lunga indagine eseguita dalla magistratura di Pisa, in collaborazione con le forze dell’ordine e con la polizia penitenziaria. Ad effettuare gli esami sarà il primario di medicina legale dell’Università di Pisa e solo dopo il nulla osta rilasciato dal dipartimento la salma di Furia potrà essere riconsegnata ai familiari che risiedono a Casalvieri. Le esequie funebri si terranno con molta probabilità lunedì nel tardo pomeriggio, ma una comunicazione più dettagliata sarà data dall’agenzia “D’Agostini & Catenacci”. “Morire di carcere” a soli trent’anni, probabilmente a causa delle esalazioni tossiche provenienti da un fornello a gas, abitualmente usato nelle celle dai detenuti anche per “stordirsi”. È la triste storia di Daniele che, partito anni fa dal piccolo paese di provincia per intraprendere la carriera universitaria, si è poi forse trovato nel posto sbagliato con la compagnia sbagliata. Sembra infatti che, prima di essere arrestato, il giovane avesse da tempo problemi di tossicodipendenza dai quali però era intenzionato ad uscire. Aveva, infatti, cercato di uscire dal tunnel rivolgendosi a una comunità di recupero toscana e per qualche tempo sembrava che le cose andassero meglio.
Purtroppo però si è trattato di un breve spiraglio di luce, prima di ricadere in un giro che poi lo avrebbe condotto in carcere, luogo in cui si è spento, lontano dagli affetti più cari. Daniele era molto conosciuto a Casalvieri, anche se da anni aveva perso quasi ogni contatto con i suoi vecchi amici, che però lo ricordano come una persona piuttosto tranquilla e taciturna. I suoi genitori vivono ancora nella piccola cittadina vaIligiana a confine con la località Roselli e sull’accaduto mantengono il totale riserbo: stretti nel dolore insieme alla secondo genita, sorella minore di Daniele, al quale era particolarmente affezionata.

via CiociariaOggi

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