Atinablog

Il blog del comune di Atina.

Protesta degli allevatori contro le stragi di bestiame.

La marcia dei 500, pastori e allevatori in rivolta. Hanno marciato per protestare contro leggi dalle quali non si sentono tutelati. Il pascolo allo stato brado e semibrado degli animali, é una risorsa fondamentale per l’economia e per il mantenimento delle tradizioni storico-culturali e rappresenta un importante strumento per la valorizzazione del territorio. I benefici ecologici della pastorizia sono ben noti: pulizia del sottobosco e delle zone non coltivate, rendendo tali aree meno suscettibili ad incendi, mantenimento degli antichi sentieri e “tratturi”, concimazione naturale dei terreni, diversificazione botanica attraverso la propagazione di semi trasportati dal vello degli animali. In Italia i pastori sono diminuiti del 30% negli ultimi trent’anni e con loro scompare un bagaglio di antichi saperi e prodotti tipici. Ad affermarlo con forza è stata una nutrita delegazione di 500 allevatori, pastori, agricoltori e “supporters” provenienti da circa 60 comuni dalle province di Latina, Frosinone, Aquila, Rieti, Isernia e Roma riunitisi il 13 Luglio nel comune di Pescasseroli. Alla manifestazione spontanea, fortemente voluta dall’allevatoie sorano Orazio Tatangeio, hanno aderito associazioni rappresentati la categoria come Apac (Alleanza dei Pastori Aurunci e Ciociari), il Cospa-Abruzzo e gli “Allevatori della Valle dell’ Aniene e dei Monti Lucretini”, nonchè figure istituzionali come il deputato alla Camera Antonello Iannarielli della Commissione Ambiente. Istituzioni scientifiche straniere come il Centro per la Diversità Bioculturale dell’Università di Kent (Inghilterra) hanno partecipato in qualità di osservatori. La scelta di manifestare all’interno del Parco Nazionale d’Abbruzzo, Lazio e Molise (Pnalm) non è casuale. È proprio qui che pastori e allevatori lamentano il più alto numero di perdite di bestiame a causa degli attacchi da fauna selvatica. Racconta Tatangelo: “I lupi che oggi fanno strage del nostro bestiame sono ben più aggressivi e di dimensioni insolite e molto più grandi del nostro lupo appenninico. Spesso si avvicinano alle nostre mandrie senza temere la presenza dell’uomo”. La testimonianza di Tatangelo sembra essere ampiamente convalidata da quelle di altri pastori che, a memoria d’uomo, non ricordano eventi predatori di tale frequenza e intensità da parte di una specie di “lupoide” ormai al vertice della filiera alimentare e che non ha più nessuin antagonista in natura. Così, gli allevatori, riunitisi a Pescasseroli chiedono al Pnalm e agli Enti Parco limitrofi di fornire nel più breve tempo possibile, chiarimenti sull’origine di questi “canidi” estranei alla tipologia del lupo appenninico e che, a detta dei pastori, potrebbero essere esemplari ibridi o provenienti da incroci con lupi europei.

via CiociariaOggi



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