Cassino, pubblicate le assenze dei dipendenti comunali.
È destinata a sollevare un vivace dibattito la pubblicazione da parte dell’assessore al Personale del Comune di Cassino, Anna Rita Terenzio, delle assenze effettuate dai dipendenti del comune di Cassino. Le cifre snocciolate dall’assessore sembra che non lascino alcun margine di vantaggio a coloro che difendono i lavoratori di piazza De Gasperi.
«Nel 2007 i 271 dipendenti in servizio, sommando ferie, malattie e permessi vari, si sono assentati per complessivi 17.850 giorni – ha reso noto la Terenzio – Le assenze per malattia sono state 5.534. Considerando che le giornate lavorative, nel 2007, sono state 304 ne consegue che complessivamente 18 persone sono state assenti per malattia tutto l’anno. L’analisi rileva che statisticamente e complessivamente 59 persone, pari al 21 % dei dipendenti, sono state assenti per tutto il 2007. L’indagine è stata fatta per far emergere lo stato delle cose al Comune di Cassino, la struttura, i bisogni, le necessità che potrebbero manifestarsi. Quali le politiche da attuare. Su quali leve bisogna intervenire per rendere la “nostra” amministrazione funzionale, efficiente e rispondente alle necessità e bisogni dei cittadini. Soprattutto non per penalizzare o punire ma per premiare chi merita; quei dipendenti cioè che con poche risorse e con molta buona volontà giornalmente garantiscono il funzionamento e sopperiscono anche alle assenze dei colleghi. Leggendo sulla riforma avviata dall’On. Ministro Brunetta ho apprezzato l’analisi fatta dal sig. Carlo Mochi Sismondi direttore generale di ForumPa, il quale ritiene che se vogliamo rendere il servizio pubblico efficiente e funzionale bisogna investire e non risparmiare. Intendendo per investire non spendere di più ma spendere meglio. Il primo investimento necessario è nelle risorse umane; occorre un grande svecchiamento della macchina pubblica, cosa già fatta qualche anno fa per il sistema bancario; bisogna lavorare per un’assunzione mirata di giovani preparati, con professionalità adeguate alle nuove sfide e ai nuovi compiti che aspettano le amministrazioni. Senza i giovani non si può fare innovazione. Non possono farla le aziende, non può farla l’Università, non può, tanto meno, farla la Pubblica Amministrazione».
via Il Tempo
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