Caro prezzi in Ciociaria.
“Per la nuova legislatura la Coldiretti ha presentato, al nuovo capo del governo, un progetto per favorire l’apertura in ogni città un mercato per la vendita diretta da parte degli agricoltori di prodotti locali senza intermediazioni per combattere con la trasparenza le speculazioni in agguato. Anche in provincia di Frosinone abbiamo sensibilizzato sindaci ed amministratori su questi temi e le prime risposte, seppur ancora forse troppo timide, stanno arrivando”. A parlare è il direttore della Coldiretti di Frosinone, Gianni Lisi, che ha aggiunto: “L’aumento dei prezzi favorisce, anche in Ciociaria, il calo dei consumi a tavola con riduzioni record per il pane (- 5,5%), la pasta (- 2,5%) ed in generale con un contenimento delle quantità di prodotti alimentari acquistate dalle famiglie, che fanno segnare un calo del 0,4%.
Questo emerge da una analisi della Coldiretti, svolta sulla base dei dati Ismea Ac Nielsen relativi ai primi tre mesi del 2008, in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione, che registra un aumento del 5,5% per gli alimentari con punte del 18,7% per la pasta e del 10,6% per il pane.
In riduzione – continua Lisi – risultano anche i consumi di ortaggi (- 5,5%) carne bovina (- 3,4%) e frutta (- 1,8%) mentre una positiva inversione di tendenza si è verificata per il latte fresco i cui consumi sono aumentati dell’1,6%.
Serve – sostiene il direttore della Coldiretti – una ricomposizione della filiera agroalimentare, poiché i troppi passaggi e le inefficienze odierne che portano i prezzi alle stelle per i consumatori danneggiano le imprese agricole due volte perché riducono i margini e favoriscono il calo dei consumi.
I prezzi dei prodotti alimentari aumentano in media di cinque volte nel percorso dal campo alla tavola con differenze tra i diversi prodotti che vanno da tre volte per frutta e verdura a quattro per il latte fino a dieci per il pane. Secondo la nostra analisi,infatti, dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51%), va al commercio e ai servizi, 140 (30%) all’industria alimentare e solo 89 (19%) alle imprese agricole. La moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola dimostra come nella forbice dei prezzi alla produzione e al consumo c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi”.
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1. krizia - 22 maggio 2008 - 15:09
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Atinablog.it invita i commentatori ad un clima sereno di discussione,ho appena lettol’articolo che rigurda la Coldiretti e non ritengo che sia giusto, aver aumentato tutto da quando è entrato in vigore l’euro, certo i fabbisogni quotidiani (pane, pasta,ortaggi)influiscono gravemente sul bilancio delle famiglie che magari a fine mese hanno uno stipendio di 400 euro e non riescono neanche a comprarli.
io ritengo sia giusto non innalzare eccessivamente i prezzi.
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